CRONACHE&COMMENTI

L’UE non dovrebbe diventare protagonista sul piano diplomatico?

di Aldo Pirone
MarioDraghi 350 minA Pasqua il Presidente Draghi ci ha regalato un’intervista al “Corriere della sera”. A intervistarlo è stato, come si conviene in questi casi, il direttore Luciano Fontana che ha rilevato che era la prima volta che Draghi si concedeva in un’intervista ad un giornale dopo 14 mesi di governo. Oddio, non che Draghi sia stato silente, ha parlato tante volte in Parlamento e in Conferenze stampa sugli avvenimenti correnti e sui provvedimenti del suo governo per fronteggiarli. Inoltre, i suoi trombettieri di vario grado e colore non hanno mai smesso nei mass media di esaltarlo acriticamente anche quando non parlava, arrivando perfino a toni così irenici da risultare ridicoli e dannosi per l’oggetto stesso di tanta apologia.

Non è qui il caso, se non altro che per ragioni di sinteticità, di diffondersi e analizzare tutte le risposte e le posizioni di Draghi che, comprensibilmente, cerca di difendere quanto fatto dal governo in molti campi: economico, pandemia, guerra in Ucraina. Rilevo solo che sul piano economico, dall’approvvigionamento energetico alle sanzioni, dal Pnrr alle riforme fiscali, concorrenza, giustizia ecc., l’azione del governo appare non adeguata alla situazione creatasi. Con la guerra di aggressione di Putin all’Ucraina, detta situazione sta avendo conseguenze dirompenti sui livelli di vita di lavoratori, pensionati e ceti popolari e medi a causa dell’inflazione che se già prima aveva ripreso a galoppare ora va a spron battuto.

Quello che più colpisce nell’intervista di Draghi è la questione della guerra. Non per la difesa di quanto il governo ha fatto e sta facendo sul piano economico, delle sanzioni, degli aiuti anche militari, che certo non manca nelle parole del Presidente, ma per l’arrendevolezza fatalistica sull’immediato futuro. “Quello che ci aspetta – afferma ‘supermario’ – è una guerra di resistenza, una violenza prolungata con distruzioni che continueranno”.

La colpa di ciò è di Putin, tant’è che, dice Draghi, “Comincio a pensare che abbiano ragione coloro che dicono: è inutile che gli parliate, si perde solo tempo”. Ora che in questi 53 giorni di guerra Putin non abbia mostrato una grande volontà di trattare, è vero. A sentire alcuni esperti in materia, anche quelli che sulla guerra hanno posizioni diverse, forse aspetta di conseguire risultati militari tattici più tangibili sul terreno per sedersi al tavolo della trattativa. A quanto pare quelli strategici – conquista di Kiev e spodestamento di Zelensky – non li ha conseguiti nei tempi brevi che credeva e sperava.

Ma il problema politico non è quel che pensa e fa Putin di riprovevole e di orribile, cosa quotidianamente evidente, è quello che non fa l’Europa sul piano dell’iniziativa politica e della proposta per una soluzione di pace che contribuisca a costringere l’autocrate russo alla trattativa.

A ciò, Draghi manco accenna. Si domanda, è vero, “Qual è il modo migliore per aiutare il popolo aggredito?” ma la risposta è solo le sanzioni e l’invio di armi. Piuttosto poco. Certo, Draghi si aggrappa alla volontà dei leader europei, quelli che contano almeno, che non ci sarà un coinvolgimento dell’Europa e a quella di Biden, un po’ aleatoria, che la Nato se ne starà a guardare limitandosi all’invio di armi. E fa bene il Presidente ad aggrapparsi, ma sempre poco è rispetto all’urgenza di far finire la guerra.

Che a un europeista come lui venga meno in questo momento proprio l’europeismo la dice lunga sulle incertezze e le debolezze dell’uomo proprio sul suo terreno privilegiato. L’Ue non può limitarsi alle sanzioni economiche, agli invii di aiuti umanitari e di armi, all’accoglienza dei profughi, a vagheggiare di vittoria militare ucraina, a litigare sul calmieramento del prezzo del gas e quant’altro, e sul piano politico solo a predisporsi con favore ad accogliere l’Ucraina nell’Ue con gesti simbolici e voti dell’europarlamento.

L’Unione europea deve diventare protagonista sul piano diplomatico direttamente o indirettamente della soluzione di pace, indicandone almeno le grandi linee incentrate sulla neutralità dell’Ucraina, sulle garanzie reciproche con la Russia, sulla difesa della sovranità nazionale degli ucraini.

È qui che l’Italia deve avere un ruolo propulsivo e propositivo che Draghi non sembra percepire. Anche perché il nostro paese è stato chiamato in causa come eventuale garante della sicurezza ucraina. Altrimenti c’è solo l’atlantismo oltranzista a tenere campo; e con quello non si va alla pace mentre si può andare all’escalation nucleare.

Oppure c’è la rassegnazione alla “guerra continua” che non è nell’interesse dell’Europa, almeno dei suoi paesi fondatori o più occidentali, del mondo extraeuropeo e degli ucraini stessi che sono quotidianamente ammazzati da Putin. Forse è nell’interesse strategico degli angloamericani e delle scadenze elettorali di Biden.

Ma a questi interessi bisogna mettere un freno.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Aldo Pirone. Vive a Roma

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