CRONACHE&COMMENTI
Nuovo ordine che ripudi la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali
di Aldo Pirone
Secondo alcuni esperti di politica mondiale la guerra d’aggressione di Putin contro l’Ucraina, con tutti gli orrori quotidiani che ci fa vedere, avrebbe anche lo scopo di indurre tutti alla costruzione di un “nuovo ordine mondiale”. La prima cosa da dire, per evitare equivoci, è che bisogna respingere e sconfiggere chi attua la guerra per raggiungere questo scopo.
Ma veniamo a come si presenta la realtà effettiva.
Il vecchio ordine, scaturito dal crollo del comunismo, dell’Urss e dei suoi satelliti, e dopo l’’89 a egemonia unilaterale americana, non è più confacente ai nuovi rapporti di forza economici e anche alla diminutio capitis della Russia. La Cina è più che interessata a tale “nuovo ordine” soprattutto sotto il profilo economico, ma non è molto favorevole all’uso della forza per ricercarlo perché mette in crisi le sua crescita economica e perché è contraria alla modifica unilaterale dei confini degli Stati. Non a caso si è astenuta alle Nazioni Unite sulla risoluzione di condanna dell’aggressione russa agli ucraini. Xi Jinping ha invitato l’Unione europea, nell’incontro avuto con Ursula von der Leyen l’1 aprile, a farsi autonoma dagli Stati Uniti, ricambiato dalla Presidente della Commissione europea con l’invita non essere “equidistante” fra aggredito e aggressore.
Il mondo è diventato multilaterale. Gli Usa sono una potenza economica e militare, la Cina lo è diventata economicamente e lo sta diventando anche militarmente, la Russia vuole ridiventarlo militarmente sul piano europeo e mondiale, l’Europa lo è economicamente ma non militarmente, senza politica estera univoca e senza una Difesa comune all’altezza della bisogna. Poi ci sono tante potenze militari medie e anche piccole in possesso di armi nucleari: India, Pakistan, Gran Bretagna, Israele, Francia, Corea del nord.
Le vecchie alleanze militari, la Nato, CSTO (Russia e altri in Asia) Rio Pact (Nord e sud America) sono diventate obsolete, nate in un’epoca dominata dai blocchi contrapposti. Perciò è giusto che questo “nuovo ordine mondiale” sia costruito partendo dal mondo di oggi e non da quello di ieri. Dovrebbe farsi nell’ambito dell’Onu che è, con tutti i suoi limiti, l’organismo mondiale creato per mantenere la pace dopo il secondo conflitto mondiale. Il punto è su quali basi e princìpi deve costruirsi.
Vediamolo.
Quando il Presidente statunitense Roosevelt volle la creazione dell’Onu, ottenendo alla fine l’assenso di Stalin, lo pensò come organismo certamente mondiale ma governato da quattro potenze: Usa, Urss, GB, Cina. I “quattro poliziotti” che, secondo lui, avrebbero dovuto tenere in riga i facinorosi garantendo la pace fra le nazioni. Le cose, come si sa, andarono diversamente. I primi a litigare fra loro furono proprio i “poliziotti”. Oggi fra i “poliziotti buoni” dovrebbe esserci l’Unione europea, purché esca dal suo nanismo politico di vaso di coccio fra vasi di ferro.
L’orizzonte di un’Europa unita, democratica e sociale, dotata di una propria Difesa, agente di pace sul piano mondiale, a cominciare dall’Est europeo, dal vicino Oriente e dall’Africa, dovrebbe essere l’orizzonte della sinistra e di tutti i progressisti europei. L’atlantismo sorto nella “guerra fredda” del dopoguerra, è oggi un ferro vecchio e pericoloso. Lo testimonia la scriteriata espansione della Nato a Est dal ’99 in poi. Il futuro di pace e di progresso è l’europeismo sovra nazionale in un continente dove è nata l’dea del socialismo e che da quella idea è stato a lungo influenzato e coltivato.
La prima cosa da affermare – ripeto – è che non è possibile accettare la guerra come strumento per conseguire il “nuovo ordine”. Perciò l’aggressione di Putin all’Ucraina va fermata e sconfitta.
La seconda è la salvaguardia del diritto di ogni Nazione, indipendentemente dal regime politico e sociale che la governa, all’indipendenza e alla sovranità.
Qui, come dimostra l’esperienza dei decenni passati, sorge un problema. Troppo spesso, soprattutto da parte americana, si è usato il pretesto di “esportare la democrazia” di tipo occidentale per coprire vere e proprie guerre d’aggressione come in Medio Oriente e in Irak. Ogni paese facente parte dell’Onu deve rispettare lo Statuto e i princìpi democratici e i diritti umani e di libertà previsti dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 che sono alla base delle Nazioni unite. Ma non sempre è possibile, per salvare il bene supremo della pace, conciliare i due diritti. Da una parte la non interferenza nel regime interno delle Nazioni aderenti, la salvaguardia della loro sovranità e indipendenza e, dall’altra, il rispetto dei diritti umani e democratici.
Ai fini della costruzione del “nuovo ordine” e del mantenimento della pace fra i popoli e gli Stati nell’era atomica, il rispetto di sovranità e indipendenza è realisticamente prioritario rispetto ai diritti umani e democratici il cui conseguimento va perseguito – salvo i casi d’intervento diretto espressamente previsti, approvati e organizzati dall’Onu – tramite i mezzi esterni della pressione diplomatica ed economica e, soprattutto, affidato alle lotte della popolazione e alla maturazione interna ai singoli Stati.
La terza gamba dell’accordo sul “nuovo ordine” è la realizzazione del principio di cooperazione paritaria per far fronte alle minacce globali che sono di fronte all’umanità: salute, ambiente, riscaldamento del pianeta. E poi quello, non meno importante, della collaborazione economica, a iniziare dall’approvvigionamento delle materie prime per lo sviluppo sostenibile e a una nuova regolazione del commercio internazionale. Non si tratta di eliminare la competitività economica fra gli Stati, che sta alla base della globalizzazione e dell’interdipendenza economica dell’ultimo quarantennio, ma di sottrarla al dominio di un capitalismo selvaggio e distruttivo per ricondurla nell’alveo della civilizzazione sociale e democratica, vantaggiosa per l’intera umanità. Ai tempi del mondo diviso in blocchi politici, militari e ideologici contrapposti, l’Urss di Krusciov lanciò la proposta di “coesistenza pacifica” fra i due sistemi, il socialista e il capitalista, da svolgersi essenzialmente sul terreno economico, Allora l’obiettivo dei sovietici era di dimostrare come il sistema comunista fosse superiore economicamente a quello capitalista. Non è andata così, come sappiamo. Oggi, per la costruzione di un “nuovo ordine mondiale”, s’impone il principio di cooperazione multilaterale in tutti i campi fra gli Stati e le grandi potenze.
La quarta è il disarmo nucleare e la riduzione delle spese militari. A cominciare dalla contrazione progressiva delle testate nucleari adesso in possesso di diversi Stati: Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna, Israele, India, Pakistan e Corea del nord. Solo Stati Uniti e Russia ne hanno più di cinquemila ciascuno, bastevoli per incenerire la civiltà umana.
C’è chi dice che oggi ci sarebbe bisogno di una nuova Yalta, intesa non più come spartizione del mondo fra i vincitori della guerra contro il nazifascismo – per la verità quella spartizione, stando ai documenti, fu più il prodotto di Potsdam che non di Yalta – ma come affermazione di “un nuovo ordine” mondiale che, come prescrive la nostra Costituzione e ripete in continuazione Papa Francesco, ripudi “la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Sì, ma sotto l’egida dell’Onu.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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