bruxelles parlamento europeo

CRONACHE&COMMENTI

Sia UE ad assumere un ruolo e un profilo politico autonomo, democratico e pacifico verso l’est

di Aldo Pirone
bruxelles parlamento europeoL’altro ieri all’Assemblea generale dell’Onu l’aggressione all’Ucraina da parte di Putin è stata condannata da quasi tutti i paesi: 141 voti a favore, 5, tra cui la Russia, contrari, e 35 astenuti tra cui – significativamente per gli sviluppi diplomatici che nei prossimi giorni mettano fine alla guerra – la Cina. Come si sa il voto non è vincolante ma ha un indubbio peso politico nel progressivo isolamento politico su scala mondiale di Putin. Non sembra comunque che l’Onu, visto il potere di veto della Russia nel Consiglio di sicurezza, possa andare oltre il voto di ieri come invece sarebbe auspicabile.

In questa settimana di guerra c’è stata anche una reazione significativa dell’Europa: sanzioni economiche a quanto pare non indifferenti, assistenza ai profughi e alle vittime, invio di armi ai resistenti ucraini sia da parte della Commissione europea che dei singoli Stati europei, voto dell’europarlamento sull’entrata dell’Ucraina nell’Ue. Anche questo un atto con scarsa rilevanza pratica nell’immediato ma indubbiamente di notevole valore politico. Occorre sottolineare, poi, che i paesi più coinvolti nell’assistenza umanitaria, in primis la Polonia, non sono esenti da una pesante punta di razzismo se si considerano le loro arcigne chiusure verso l’emigrazione di altra natura e di altra provenienza ancora persistenti.

Che dopo l’aggressione di Putin ci sarebbe stata una reazione europea e mondiale così forte ed estesa, e anche all’interno della Russia con molte manifestazioni di cittadini, forse l’autocrate russo non se l’aspettava. Perfino la piccola e neutralissima Svizzera ha fatto sentire la sua voce di condanna. Così come, forse, non si aspettava una resistenza tanto intensa da parte degli ucraini sul terreno. Tutto ciò può avere un’influenza sui colloqui in corso far russi ed ucraini per almeno un cessate il fuoco.

Ma l’Europa non può limitarsi solo a reagire, deve promuovere da subito un’iniziativa politica e diplomatica che costringa l’aggressore a una trattativa seria e immediata. Ho Chi Minh, il leader vietnamita che combatté per l’indipendenza del suo paese contro i colonialisti francesi prima e poi gli americani, diceva: quando sei in una capanna con dentro una tigre, da una parte imbraccia il fucile e dall’altra tieni aperta la porta. In questo caso la tigre è l’autocrate russo che è padrone di un arsenale atomico non indifferente. L’iniziativa la deve prendere l’Europa e non la Nato, anche se il ministro russo Lavrov, e non a caso, è quest’ultima che invita ad aprire trattative.

Bisogna vedere in concreto quali siano i veri obiettivi di Putin. Se, come dice, si è mosso per evitare un ulteriore allargamento della Nato a est e in Ucraina – cosa poco credibile perché questa garanzia l’aveva già ottenuta di fatto – oppure se il suo obiettivo, come sembra dimostrare l’aggressione in atto, sia un altro: un passo ulteriore dettato dal nazionalismo revanchista verso la ricostruzione della Grande Russia.

Nel primo caso deve essere l’Unione europea a dare garanzie, assumendo un ruolo e un profilo politico autonomo, democratico e pacifico verso l’est dopo il momento della fermezza e della condanna. Sarebbe, tra l’altro, un primo passo verso la realizzazione di quel soggetto politico europeo che finora è mancato perché ci si è cullati all’ombra dell’Atlantismo Nato che ha contribuito negli anni, con la sua espansione sconsiderata, al rinascente nazionalismo grande russo. Se, com’è probabile, è la ricostruzione della Grande Russia l’obiettivo di Putin, l’iniziativa europea sarebbe salutare e necessaria lo stesso per costringerlo a cadere da cavallo concedendogli di dire che ne voleva scendere: la famosa porta aperta nella capanna di Ho Chi Minh.

Più di qualcuno ha proposto che sia la Merkel, in rappresentanza dell’Ue, ad assumere questo ruolo e questa iniziativa in ragione anche della sua opera passata di continua mediazione nei confronti di Putin nonché della sua conoscenza dell’autocrate russo e degli equilibri interni al gruppo dirigente politico ed economico che lo attornia e che la guerra sta scuotendo. Ciò che finora non è riuscito a Macron e Sholz, forse potrebbe riuscire alla Merkel. Se questo accadesse, com’è auspicabile, lo si dovrebbe oltre che alla sua abilità mediatrice, soprattutto all’inizio di un’autonomizzazione dell’Europa dall’Atlantismo Nato. Evidenziata da una precisa iniziativa e proposta politica volta, da una parte, a salvaguardare l’integrità dell’Ucraina e il suo diritto a scegliersi i governanti che vuole in piena osservanza dello Stato di diritto e dei diritti delle minoranze, dall’altra, a dare garanzie alla Russia in ordine alla sua sicurezza.

Tocca all’Europa farsi avanti non alla Nato.

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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