CRONACHE&COMMENTI
Le vette più alte del servo encomio, crescono
di Aldo Pirone
Ogni anno, com’è noto, Bruno Vespa ci ammannisce di un suo libro. Come giornalista di regime, una sorta di Andreotti della Televisione di Stato, non è mai stato un granché come tutti quei giornalisti, il cui numero purtroppo è sempre crescente, che non hanno come riferimento i propri ascoltatori o lettori ma le forze politiche che gestiscono il potere al momento dato. Come storico è ancor meno credibile, basta rammentare, uno per tutti, il suo libro “Vincitori e vinti” del 2005 in cui obliquamente riciclò la bufala del manifesto tedesco che invitava gli attentatori di via Rasella a consegnarsi il che avrebbe impedito la strage delle Ardeatine.
Quest’anno il giornalista di sua maestà ci rifila un altro volume. Titolo “Perché Mussolini rovinò l’Italia (E come Draghi la sta risanando)”. Ora, sul fatto che il “duce” rovinò l’Italia, non c’è ombra di dubbio, anche se abbiamo il malevolo sospetto che il nostro non si avventurerebbe in così audaci affermazioni se al potere ci fossero gli eredi di Benito. Ma che cosa c’entri il Draghi risanatore del Belpaese messo in relazione alla rovina nazionale prodotta da Mussolini, appare cosa, per usare un eufemismo, abbastanza strampalata. Sono passati quasi ottant’anni dalla caduta del fascismo e di fatti ne sono accaduti che risollevarono l’Italia da quel baratro di ignominia in camicia nera. Innanzitutto la rivoluzione democratica che, attraverso la Resistenza, la Guerra di Liberazione, la Repubblica e la conseguente Costituzione progressista, segnò la rinascita del nostro paese. I leader politici protagonisti di quella rinascita non incontrastata furono Togliatti, Nenni, Benedetto Croce, De Gasperi, Parri, Pertini, Longo, Saragat, Dossetti e tantissimi altri.
Su Draghi e il suo governo si possono avere le opinioni più disparate, ma additarlo a salvatore dell’Italia dopo la rovina cui la condussero il fascismo e Mussolini è l’ultima divertente invenzione surreale con intento incensatorio di giornalisti tipo Vespa. Dopo aver letto su “la Repubblica”, all’epoca dell’insediamento di “supermario”, che “Nella sala dei busti, attigua a quella dove Draghi tiene le sue udienze, persino Enrico De Nicola e Alcide De Gasperi si guardano e sembrano sorridere”, pensavamo che si fossero raggiunte le vette più alte del servo encomio.
Errore, mancava Vespa. Solo col titolo e sottotitolo del suo libro ora siamo sull’Everest.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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