Mimmo Lucano

MIMMO LUCANO, RIACE E I GIUDICI

Il Tar e il Consiglio di Stato nel 2020: “..modello Riace assolutamente encomiabile…”

di Rossana Germani
Mimmo Lucano“Nessun essere umano può rimanere indifferente quando un altro essere umano chiede di essere aiutato. Questo dovrebbe essere il programma di vita di ogni uomo, e tutto cambierebbe”.

È stato Mimmo Lucano a pronunciare queste parole ed è stato sempre lui che le ha messe in pratica costruendo dal nulla, anzi da una realtà politica territoriale molto ostile, un paese modello.
Riguardo la sentenza che ha appena condannato Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi, raddoppiando la pena chiesta dall’accusa, vorrei chiedere: cosa ne facciamo della sentenza del Tar confermata dal Consiglio di Stato nel 2020?
“Che il “modello Riace” fosse assolutamente encomiabile negli intenti ed anche negli esiti del processo di integrazione – si legge nella sentenza – è circostanza che traspare anche dai più critici tra i monitoraggi compiuti”.

Mimmo tempo fa commentò così quel periodo di forte ostilità: “Sono molto amareggiato. Siamo in una situazione difficilissima determinata dal fatto che hanno voluto sopprimere Riace perché politicamente dava fastidio e bisognava fare tutto il possibile per mettere fine alla punta più avanzata dell’accoglienza”.

Dopo il pronunciamento del Tar, anche il Consiglio di Stato ha stabilito che il Ministero dell’Interno all’epoca ha deciso di agire quanto meno troppo in fretta, senza dare la possibilità all’amministrazione di sanare eventuali irregolarità o mancanze, per altro neanche contestate o segnalate nemmeno con una diffida.
Dunque, quel progetto Sprar, revocato dal ministero dell’interno guidato dall’allora ministro Salvini, non doveva essere revocato: questo in sostanza tuona la sentenza del Tar, prima, e del Consiglio di Stato, a seguito del ricorso del Viminale, poi.
Scrivo con la tristezza nel cuore…

Io ho parlato con Mimmo, ho sentito la sua voce più volte al telefono. È una voce vera, genuina di uomo comune, non di persona sofisticata che vuole dimostrare di essere importante, ricercato o prezioso. Sapete com’è andata la prima volta? Gli ho mandato un messaggio WhatsApp chiedendogli se fosse disponibile per un’intervista, concordare l’orario e mostrargli le domande che mi ero preparata. E lui un istante dopo mi ha risposto che avrei potuto chiamarlo subito e che non occorreva che gli mostrassi prima le domande perché avrebbe potuto rispondere a qualsiasi quesito. Io sono rimasta spiazzata perché non mi ero preparata psicologicamente a sostenere l’intervista subito, in quel momento, e così ho temporeggiato pensando a come rispondergli in modo da prendere tempo per prepararmi meglio. Poi un secondo messaggio diceva: “quando mi chiami?” In me scattò il panico: “cosa faccio adesso? Lo chiamo? Gli dico tra un’ora? Due? Domani?” Stavo andando in confusione quando ecco arrivare la sua chiamata a sistemare tutto. Mimmo è un uomo che sa metterti a tuo agio subito. Con lui non esiste il “lei”. Ci siamo dati subito del tu e poi, vedendo il mio naturale imbarazzo ha cercato di togliermici subito dicendomi che una sua cugina si chiama come me e mi ha chiesto se conoscevo la Calabria. Abbiamo parlato per un po’ anche dei miei parenti calabresi, perché lui è così, spontaneo e vero: era come se stesse parlando ad una persona che conosceva da tanto.

Nelle altre chiacchierate, più che interviste, con lui, mentre parlavamo aveva i bambini intorno che giocavano, lo chiamavano, lo abbracciavano. Io sentivo le loro voci, erano felici di stare con lui e sentivo lui con quanto amore si rivolgeva a loro. Sì è preso cura di loro da subito.
Sì, è colpevole Mimmo, ma la sua colpa si chiama umanità, solidarietà, umiltà.

Tra le sue colpe ad esempio c’è quella di aver rilasciato nel 2016 la carta d’identità a due persone che – secondo la Procura – non ne avevano diritto.
“Si trattava di una madre Eritrea col suo bambino […] Al loro arrivo, il piccolo aveva solo sette giorni. Furono inseriti in uno dei progetti di accoglienza a Riace, ottenendo la casa e i bonus sociali in quanto beneficiari dei servizi di accoglienza ed assistenza. L’8 agosto ai due venne rilasciato il certificato di residenza, proprio perché inseriti nell’elenco anagrafico dei residenti del Comune di Riace. I fatti che mi vengono contestati dalla Procura di Reggio Calabria risalgono a poche settimane dopo, al settembre del 2016, quando, nel mio ruolo di sindaco, avevo effettivamente rilasciato due carte di identità alla donna eritrea e a suo figlio, di soli quattro mesi. Fu l’assistente sociale a venire a chiedere in Comune il documento per entrambi e lo ritenevo corretto sia perché i due avevano già seguito la procedura di inserimento, sia perché il piccolo aveva bisogno in tempi rapidi di una tessera sanitaria per poter essere visitato da un pediatra. Aveva seri problemi di salute e, se la carta di identità era necessaria per permettergli di iniziare al più presto un percorso di cure, non avrei esitato un istante a rilasciarla. Eppure, mi viene contestato il reato di falsa attestazione, secondo l’articolo 480 del codice penale, in quanto, in qualità di sindaco, rilasciavo alla madre e al bambino di quattro mesi, la carta d’identità senza permesso di soggiorno. Un equivoco giuridico che, a mio avviso, si pone in evidente contrasto con i principi costituzionali e con i diritti umani”.

Aspetto fiduciosa tutti i gradi di giudizio ma la sentenza di oggi mi ha lasciato davvero senza parole!
Ma voglio riportare ancora una volta la sentenza del giugno 2020:
“Che il “modello Riace” fosse assolutamente encomiabile negli intenti ed anche negli esiti del processo di integrazione – si legge nella sentenza – è circostanza che traspare anche dai più critici tra i monitoraggi compiuti”.

Un forte abbraccio a Mimmo da tutta la redazione di unoetre.it

 

MimmoLucano 1200 min

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia. Questo articolo è pubblicato anche su CiesseMagazine

 

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Di Rossana Germani

Rossana Germani nata a Sora il 5 Maggio 1975. Amante della scrittura, prima ancora che della lettura, ho coronato il mio sogno pubblicando il libro "Storie in centrifuga - Napoli non molla!" scritto insieme a Lorenzo Rossomandi.Sono a bordo della redazione di CiesseMagazine dove scrivo articoli e curo anche la rubrica di cultura, libri e poesia. Collaboro con UNOeTRE.it

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