CRONACHE&COMMENTI
Il sogno di “lorsignori” è di mandare all’aria l’alleanza PD-M5S-LEU. Ma che diventi un incubo!
di Aldo Pirone
Fortebraccio nei suoi indimenticabili elzeviri quotidiani su “l’Unità” usava spesso il termine “lorsignori”. Si riferiva alla borghesia padronale, industriale e finanziaria, che tramite i suoi maître à penser cerca di indirizzare la politica italiana verso gli approdi più confacenti ai suoi interessi di classe ed economici. È un complesso di forze non sempre omogeneo ma che di solito converge negli obiettivi politici strategici. Il termine “lorsignori” serve, giornalisticamente, a indicare questa convergenza, ferma restando la necessità permanente di indagare con la dovuta analisi differenziata i movimenti e le particolarità interne a questa borghesia.
I suoi orientamenti e le sue volontà essa li esprime pubblicamente tramite i suoi organi di stampa principali – “Il Corriere della sera”, “La Stampa” e, ultima arrivata nel club di “lorsignori”, “La Repubblica” di Molinari – che, però, nel mondo della comunicazione attuale non hanno più il peso di una volta, quando non c’erano internet, i social, ecc.. I sacerdoti quotidiani più in vista che ci dicono, con l’abilità culturali e ideali delle loro penne, dove vogliono andare a parare “lorsignori”, di solito sono Massimo Franco, Marcello Sorgi, Stefano Folli e poi il “Papa re” di questo ambiente Paolo Mieli, accompagnati da una folla d’intellettuali, alcuni di pregio altri no.
Sarebbe sbagliato, se non per comodità di polemica giornalistica, considerarli solo dei pennivendoli su libro paga di “lorsignori”. La mediazione ideale e culturale di certi interessi di classe con le persone che li esprimono giornalisticamente o in altri campi dello scrivere è complessa, come insegnava Gramsci, e attiene alla vita e alla formazione culturale delle singole persone. Tuttavia, con tutto il rispetto per il loro percorso formativo, culturale e ideale, sta di fatto che è difficile non considerarli dei traduttori di un certo pensiero grande borghese.
Dopo aver osteggiato il governo Conte 2 e auspicato l’arrivo di Draghi con toni poco misurati, quale sembra essere il loro “sogno proibito” in questa transizione politica?
Si potrebbe dire: un grande raggruppamento politico centrale, un nuovo “grande centro” moderato ed egemone. Da non identificare in una sola forza politica, come ai tempi della Dc, ma, pragmaticamente e con il materiale politico di oggi, in un movimento che raggruppi più forze politiche. I cespugli a vocazione centrista già ci sono, Renzi, Calenda, Bonino, ma da soli non vanno da nessuna parte; la somma del loro appeal elettorale non arriva alle due cifre e l’egolatria di ciascuno di loro, soprattutto di Renzi e Calenda, li rende di difficile coagulazione e quasi inservibili. Poi c’è FI di Berlusconi che sarebbe sicuramente della partita pronto pragmaticamente a stare con chiunque pur di stare al governo. Ma la somma elettorale di tutti costoro potrebbe essere molto inferiore alle attuali loro singole quotazioni, per altro di per sé molto insufficienti a realizzare il “grande centro”.
Allora, occorre qualcosa di più e di più ampio. L’obiettivo strategico è quello di tagliare a destra la sovranista antieuropeista Giorgia Meloni e Fd’I e, a sinistra nel potenziale fronte progressista, il M5s di Conte. Per questo diventa necessario agire sul Pd e sulla Lega. Sul primo occorre battere la linea dell’intesa con il M5s rimettendo in minoranza la maggioranza dem (ex Ds ed ex cattolici popolari) e nella Lega emarginare Salvini, come sta già avvenendo, per far prevalere Giorgetti, i governatori delle Regioni del nord e il blocco sociale della cosiddetta “fabrichetta” che è europeista per interesse di scambi commerciali e produttivi. A favorire la creazione di questo ressemblement moderato ma europeista, dovrebbe essere, ça va sans dire, Mario Draghi, oggi Presidente del Consiglio e, domani, in qualsiasi altro luogo – Presidente della Repubblica? – potrebbe stare. Rischiando, per questo, anche un cambiamento della costituzione materiale in senso presidenzialistico della Repubblica. La standing ovation tributata qualche giorno fa a “supermario” dalla Confindustria di Bonomi, aveva anche questo onirico significato.
Questo il “sogno proibito” di “lorsignori”.
Solo che, come tutti i sogni, presenta notevoli difficoltà pratiche di ordine politico, elettorale e delle stesse persone che, nel bene e nel male, dovrebbero seguire i desiderata di “lorsignori”. Forse, proprio a cominciare dallo stesso Draghi. In queste difficoltà e contraddizioni deve sapersi infilare una sinistra intelligente.
Il problema, per la sinistra e i progressisti, è non farsi paralizzare dalla paura della manovra moderata che potrebbe portare a sottovalutare l’obiettivo principale di battere la destra antieuropea, sovranista, xenofoba e fascistoide. Se “lorsignori” vogliono liberare la Lega dal salvinismo sovranista e far rimanere chiusa all’opposizione la Meloni, va benissimo. Non va bene, invece, l’intenzione di riportare il Pd nella loro piena disponibilità come ai tempi di Renzi. Perciò, va respinto il loro tentativo, dopo aver abbattuto il Conte 2 grazie ai buoni uffici dello statista di Rignano, di mandare all’aria la prospettiva dell’alleanza progressista Pd-M5S-Leu. Per ora è qui che si manifesta la resistenza più ostica ai loro intenti, destinata a crescere se le prossime amministrative premieranno i candidati del centrosinistra lettiano e le prove di alleanza con il M5S a Bologna e Napoli.
Nell’ambito dell’eventuale schieramento progressista il respingimento del “sogno proibito” della “razza padrona” comporta non una difesa statica e anche stanca di quel che c’è in questo campo, ma un’azione sociale e politica e anche organizzativa di attacco che finora manca soprattutto sul versante del Pd. Nei giorni scorsi Prodi su “La Stampa” incitava il Pd e Letta. “Se il Pd – ha detto – deciderà di spingere per una politica di forte rivendicazione dei diritti sociali: lavoro, scuola, salute, case, i voti pioveranno!”. Bersani, dal canto suo, continua a chiedere al Pd che si manifesti “una novità politica” a sinistra e a lamentare un ritardo politico nello stringere sul piano programmatico – e, aggiungo, anche nell’agire quotidiano dentro la maggioranza e nel governo Draghi – la formalizzazione dell’Alleanza progressista mettendo in primo piano i temi del lavoro e della transizione ecologica con il contributo decisivo dei sindacati dei lavoratori.
Questa formalizzazione programmatica e politica, infatti, non sarebbe una buona notizia per “lorsignori”. Il loro “sogno proibito” lascerebbe il posto a un incubo.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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