M.Emiliano 370 min

CRONACHE&COMMENTI

Famigerati notabili: fecero fulgore nel meridione nei primi del ‘900

di Aldo Pirone
Ieri, sul “Corriere della sera”, Michele Emiliano insisteva nel cercare di spiegare le sue uscite del giorno prima su Salvini nel quale aveva visto – sotto l’evidente effetto di pesanti allucinogeni – uno sforzo positivo per la Lega e per il paese. In sintesi: “Stai fM.Emiliano 370 minacendo un grande sforzo per delineare una visione di Paese, hai onestà intellettuale”

Dice al suo intervistatore: “Vede, in politica la parola chiave è evoluzione, la fissità di una posizione non è indice di intelligenza”.
Già, ma in politica non c’è solo l’evoluzione c’è anche l’involuzione, e le cose inesistenti che lui vede in Salvini fanno parte di questa seconda categoria. Tra l’altro in aperta dissonanza e contraddizione con quelle viste dal suo segretario Enrico Letta.

Ma in Emiliano non c’è solo e tanto uno sbaglio e un abbaglio nell’analisi, c’è di più. C’è l’arroganza di sentirsi “governatore” che vuole piacere a tutti, a destra e a sinistra, che pensa di poter disporre a suo piacimento del consenso ottenuto, la stessa del suo omologo De Luca. In loro c’è la furbizia del “paglietta” meridionale evocato da Gramsci, dell’avvocaticchio per il quale “questo o quello per me pari sono”, del notabile trasformista pronto a mettersi d’accordo con chiunque pur di rafforzare il suo potere personale. E’ una razza, i famigerati notabili, che fece fulgore nel meridione nei primi decenni dell’unità d’Italia fino al fascismo, nel cui seno si sistemò indossando la camicia nera, e che si ripresentò dopo la Liberazione sistemandosi tra monarchici, missini e, soprattutto, nel seno della DC dove venne tenuta sotto controllo tramite le famigerate correnti.

Oggi è arrivata ad allignare, ad “evolversi” direbbe Emiliano, anche nel PD e a lambire anche la sinistra meridionale. Emiliano non è uno sprovveduto, sa che quelle sue affermazioni di ieri e di oggi gli potrebbero servire in futuro. Non si sa mai. Sono come foraggio che si mette in cascina. Del fatto che contraddicano la linea ufficiale del Pd se ne fotte.

Il compito dei progressisti sarebbe quello di dar fuoco a quel foraggio e a quelle cascine.

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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