Briganti nel 1860 min

 I briganti sono parte importante della storia d’Italia. Qui c’è una storia di Ciociaria

Briganti nel 1860 mindi Romeo Fraioli – Il brigantaggio contadino che per ben dieci anni, dal 1860 al 1870, imperversò in quasi tutto il Mezzogiorno d’Italia, rappresentò una componente rilevante sul processo di formazione prima, e di consolidamento poi, dello stato unitario italiano, che fu costretto immediatamente a misurarsi con il brigantaggio contadino. Provocato essenzialmente dalla grande delusione di vaste masse contadine che videro tradite le speranze per una rapida soluzione della questione demaniale, nel 1861 esplose in una violenta rivolta armata.

L’esercito e la guardia nazionale soffocarono parzialmente e con sproporzionata durezza la rivolta contadina che subito si trasformò, per dirla con Franco Molfese, in un brigantaggio di massa che si elevò fino al livello della guerriglia anti-unitaria e sociale. Lo stato unitario dovette ricorrere alle leggi eccezionali, allo stato d’assedio permanente e all’impiego massiccio quanto logorante dell’esercito per venirne a capo, ma al prezzo di gravi perdite di vite umane e di ingenti distruzioni di ricchezza agraria. Accanto a questo tipo di brigantaggio cosiddetto politico, si affiancò anche un brigantaggio di necessità, provocato dalla povertà dei coloni agricoli, dalla rapacità e la protervia dei nobili e dei signori, dall’ignoranza in cui versava la popolazione, dalla mancanza di senso morale, dalla corruttela negli impiegati, nella magistratura, nei pubblici funzionari. Tante volte avevo sentito raccontare dalla mia suocera di un suo nonno diventato brigante per forza, costretto a trascorrere otto anni della sua vita sulle montagne. La durata della ferma di leva allora era proprio di otto anni, un periodo lunghissimo che incideva drammaticamente sull’economia delle famiglie contadine, private così di braccia necessarie per la propria sopravvivenza. Il fatto è ben descritto dal Conte Alessandro Bianco di Saint Jorioz sul suo trattato sul Brigantaggio alla Frontiera Pontificia dal 1860 al 1863.

“A questo proposito mi cade in acconcio di dimostrare, che i cattivi risultati della leva in certi paesi, e l’aumento del brigantaggio alla frontiera non proviene sempre dall’avversione che i giovani possano avere pel servizio militare o la politica del Governo, ma che questa calamità da ben altre cause provengono. In primo luogo dirò come certa Apollonia Forte, madre di soldato sbandato e brigante Antonino, “che trovasi ancora assente (1864 n.d.r.), abbia rivelato che detto suo figlio, all’epoca dello sbandamento generale dei soldati borbonici, si ritirava a casa gravemente infermo. Poco tempo dopo essendosi pubblicato l’ordine che tutti gli sbandati dovessero marciare, onde ultimare la loro ferma di servizio nell’Esercito Italiano, ed il detto suo figlio trovandosi ancora ammalato epperciò inabile alla marcia, facevasi rilasciare, onde ritardare la sua partenza di qualche giorno, una dichiarazione dal medico curante, il quale gli suggeriva di presentare tale fede medica al signor Modesto Pompei, segretario del Municipio di Pico, onde venisse trasmessa a chi di dovere per legalizzare la sua assenza. All’atto della presentazione di detta fede il signor Modesto Pompei le avrebbe risposto: Tuo figlio farà il soldato quando la mia testa cadrà per terra, e statene pur certa che non marcerà, ma io non voglio perdere il frutto delle mie fatiche e de’ miei disturbi; facendole con queste parole capire, che egli voleva qualche regalia in compenso dell’esenzione dal servizio militare che avrebbe procurato a suo figlio Antonino. A tale promessa la suddetta Apollonia Forte fu sollecita di portare al detto signor segretario dieci uova, del cacio e venti così dette muzzacelle (sorta di cacio fresco). Non contento di questo mandava dire alla predetta, che sarebbe suo figlio arrestato se non gli portava altre cose; e costei per quiete sua e del figlio gli portò mezzo tomolo di grano, che detto Modesto Pompei non volle accettare dicendole che egli non era un pellegrino per andare alla questua. Allora l’Apollonia Forte aggiunse un altro tomolo di grano e così oltre al su accennato le veniva estorto un tomolo e mezzo di grano; e non tralasciava egli di lagnarsi ancora col dire che se gli avesse regalato cinquanta piastre, non gli avrebbe dato niente di troppo, in confronto del servizio che gli rendeva: ma protestando costei di essere povera e non poter dar altro, venne licenziata coll’ingiunzione di non far parola con chicchessia dell’avvenuto. Qualche tempo dopo suo figlio Antonino vedendo che, malgrado le promesse fatte e le regalie, veniva non ostante chiamato sotto le armi, indispettito di vedersi in cotal modo gabbato fuggì, e datosi alla montagna è a tutt’oggi ancora latitante”.

Nel registro dal titolo: Briganti e Squadriglieri nella Provincia di Frosinone, conservato presso l’Archivio di Stato di Frosinone, Direzione di Polizia, Antonino Forte detto Sportaro di Domenico di anni 24, nato a Pico, di professione contadino, risulta essere affiliato alla banda Conte. Dopo la morte di quest’ultimo è certo il suo passaggio alla banda Sergio come si rileva da atti di processi politici e brigantaggio, conservati presso l’Archivio di Stato di Caserta. Giovanni Sergio con la sua banda di briganti scorazzava nel 1862 il territorio di Fondi, Pastena e Pico, proprio al confine tra la provincia di Terra di Lavoro e lo Stato Pontificio. Tornato indenne dopo otto anni di brigantaggio alla vita comune dei campi, Antonino Forte sposò Mariuccia, da cui ebbe ben 17 figli. L’ultima di questi, Ascenza Forte, deceduta nel 1991, è stata di questi fatti spesso ammirata narratrice.

 

 

 

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Di Romeo Fraioli

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