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Solidarietà e sussidiarietà tra contadini e famiglie ceccanesi

solidarietà ceccano SoMS mindi Maurizio Cerroni – Le società di mutuo soccorso nascono durante la presenza napoleonica in Italia, dal 1804; vengono regolamentate con lo Statuto Albertino, nel 1848, e successivamente con la Legge n.3818 del 15 aprile 1886. In Italia, attraverso queste società, la solidarietà si afferma nel mondo cattolico e in quello laico. Infatti, potremmo quasi dire che le società di mutuo soccorso, nel nostro paese, nascono in chiesa e all’interno dell’osteria, come poi succederà con gli oratori e con le case del popolo. In Italia nasceranno e si diffonderanno rapidamente sia le società operaie mutuo soccorso (SOMS) che le società agricole operaie di mutuo soccorso (Saoms). In particolare, tali forme di società nascevano tra i primi nuclei anarchici socialisti nel territorio emiliano-romagnolo e, in molti casi, saranno semi per la nascita in Italia del sistema cooperativo. Alcune di queste si organizzarono sotto la spinta del pensiero mazziniano, mentre tante di quelle che nasceranno dopo l’unità d’Italia avere l’abitudine di nominare come presidente onorario Giuseppe Garibaldi. Molte riportavano nella denominazione parole come lavoro, mestieri, uguaglianza, fratellanza, giustizia, onestà, unione, progresso, libertà. Le società di mutuo soccorso, poi, durante il fascismo, furono assorbite dalla nascita delle corporazioni, e il sistema cooperativo con il fascismo venne decimato.

Vorrei concentrare l’attenzione sulla nascita delle società di mutuo soccorso, con particolare attenzione per le SOMS (società di mutuo soccorso) in Ciociaria. Ancora oggi, nel comune capoluogo della nostra Provincia, è attiva una società di mutuo soccorso, fondata nel 1872. Tra le SOMS della provincia di Frosinone si annoverano quella di Isola del Liri, nata nel 1862, quella di Sora, fondata nel 1865, quella di Fontana Liri, nel polverificio e chiamata “gli artiglieri”, quella di Pescosolido, quella di Anagni, dove nacque nel 1872; quindi, ricordiamo la “società di muta fratellanza”, fondata a Veroli nel 1890, e la “società di mutuo soccorso dei muratori e scalpellini” di San Donato Val di Comino. Alcune di quelle citate sono tuttora operative.

Le “società di mutuo soccorso” si costituivano per atto pubblico, con una scrittura privata registrata, con una scrittura privata autenticata, oppure con scrittura privata depositata presso la cancelleria del Tribunale Civile di competenza. Rispetto alla sua organizzazione, una “società di mutuo soccorso” è amministrata da un Organo direttivo eletto dall’Assemblea e risponde direttamente ad esso; il Presidente ne è di norma il rappresentante legale. Credo che presso qualche famiglia ceccanese sia conservata almeno qualche copia dello statuto di una società di mutuo soccorso locale, che sarebbe interessante poter riscoprire.

Le attività di competenza di una società di mutuo soccorso erano molteplici: assicurative, pensionistiche, assistenziali, riguardanti l’istruzione e le cure sanitarie alle persone, ma non solo. Infatti, voglio focalizzare l’attenzione su un aspetto particolare che ha caratterizzato per tanti anni le campagne ciociare e ceccanesi. Proprio qui si formarono società guidate da un forte spirito solidaristico e di mutualità, per il risarcimento di danni causati da incendio, grandine, mortalità animali. In tal modo, l’assicurato era anche socio. Queste società, costituivano un fondo di solidarietà, non avevano finalità di lucro e i soci, a rotazione, erano chiamati a fare visita – con il “libretto” dove viene riportato l’elenco di tutti gli associati e la relativa contribuzione – per raccogliere e segnare il contributo di ognuno, al fine di consolidare il fondo cassa per i risarcimenti e l’assistenza agli associati. L’intervento più frequente di cui si occupavano queste società, eseguito rapidamente, consisteva nell’attività risarcitoria per la compera di animali per la produzione di latte.solidarietà ceccano trebbiatura 360 min

Difatti, nella campagna, insieme alla coltivazione dell’orto, l’attività economica principale era costituita dal l’allevamento degli animali da corte e del bestiame da soma per la produzione da latte sia per uso alimentare che per la trasformazione in formaggio e burro, oltre alla vendita stessa del latte; dunque, vedersi risarcire la dipartita dell’animale in tempi rapidi era di vitale importanza per la sussistenza dell’intero nucleo familiare. L’attività delle società di mutuo soccorso hanno rappresentato davvero una lunga pagina di solidarietà nella storia del nostro paese.

Con il passare del tempo, però, c’è il rischio che vengano perdute le tracce di questa memoria. Nel nostro territorio comunale di Ceccano, erano attive tre società di questo tipo. Una nella zona della Valle / Badia, importante da ricordare perché proprio questa annoverava tra i suoi dirigenti Rita Quatrini – probabilmente la prima donna a svolgere incarichi dirigenziali in una SOMS a Ceccano, e tra le primissime in questo tipo di società nel nostro paese. Un’altra in zona colle Piroli, Sterparo, a Starnelle, confinante con il Comune di Arnara; sarebbe interessante capire se questa era una sorte di società di mutuo soccorso intercomunale, dato che anche il comune di Arnara, come Ceccano, era stato interessato dalle lotte contadine nel cosiddetto biennio rosso1918/20 – anni che avevano visto la vittoria alle amministrative da parte della lega dei contadini e il conseguente governo del Comune di competenza. Infine, un’altra, attiva fino alla fine degli anni ‘60 del Novecento, era nella contrade Pescara / Botte/ Celletta. Questa società di mutuo soccorso era diretta da Salvatore Di Pofi, ebbe come presidenti Masi Angelino e Cipriani Giovanni, tra i dirigenti anche Antonio Liburdi.

Anche presso Castro dei Volsci, nella zona San Sozio, c’era una società di mutuo soccorso molto attiva, di cui sono venuto a conoscenza grazie a Marco Caracci, già vice sindaco di Castro; questa società, di cui il padre di Marco Caracci era tesoriere, si occupava di attività solidaristiche nelle campagne di Castro, con il suo centro dirigente nella frazione di San Sozio.

Il modo di operare, cosiddetto autonomo, della società di mutuo soccorso, portava a volte sospetti e diffidenze da parte dei partiti politici tradizionali. Campanari Danilo, già Sindaco di Veroli, mi ha confermato la presenza di una società di mutuo soccorso, operativa fino agli anni ‘60, anche nella zona di Castel Massimo, con finalità assistenziali, di cui segnala pure criticamente l’usanza di “fare da sé” rispetto alla cura degli animali degli associati. Lo Stato, inoltre, era visto con diffidenza dai contadini, perché ne constatavano spesso l’assenza in caso di bisogno, mentre ne sentivano il peso per quello che interessava l’obbligo di rispetto per le leggi. Questo modo di “fare da sé” adottato da tali società, a volte consentiva la soluzione rapida per diverse difficoltà legate a motivi pratici a livello economico, per i prodotti agricoli e rispetto alla mattanza delle bestie.

Quindi Lorenzo D’Annibale, rispetto alla zona la Valle, mi ha parlato della “commissione” della società che passava in tutte le abitazioni della zona in cui operava, e della marchiatura a fuoco delle bestie degli associati con il simbolo del marchio che a fuoco veniva stampato sul corno della mucca – nel caso particolare con lettere M~C, che voleva indicare le iniziali delle contrade Maura e Cardegna, con al centro il solco del fosso Maiura. D’Annibale ricordava i nomi di alcuni presidenti di questa società, D’Annibale Salvatore e Del Brocco Michele (Pischitigli), quelli di altri dirigenti attivi, D’Annibale Vincenzino e Pizzuti Agostino, e in particolare ricorda il passaggio avvenuto tra la presidenza di Francesco D’Emilio detto Francischigli e quella del genero, Bartoli Nino detto i Bartilotti.

La presenza di tre società di mutuo soccorso a Ceccano è legata alla vastità del territorio agricolo ceccanese, ma hanno influito certamente anche una sana concorrenza e un forte campanilismo di contrada; però, credo che i motivi reali della costituzione di tre SOMS a Ceccano siano dati da ragioni politiche che vanno analizzate meglio. Pertanto, occorre capire se in questa attività autonoma di tali società di mutuo soccorso, quasi di anarchia contadina solidaristica, che storicamente è diffidente e anti-stato, si possano trovare le radici delle possibili aggregazioni delle rispettive società. Infatti, queste continuano ad operare durante il fascismo, e anche dopo la liberazione, in maniera autonoma al di fuori dei partiti tradizionali e senza riferimenti con le organizzazioni sindacali contadine provinciali. Tale autonomia dal sindacato agricoltori, e pure dai partiti, veniva visto con diffidenza, anche se va segnalato che nelle zone Maiura / Cardegna e Botte / Celletta storicamente c’è sempre stata una forte presenza socialista. Venivano convocate assemblee annuali delle società di mutuo soccorso alla presenza di tutti i soci, con rinnovo delle adesioni, veniva presentato il bilancio consuntivo e, quindi, operavano con la massima trasparenza.

Da Antonio Mastrogiacomo ho saputo che, nella zona Celletta, accadeva che, in occasione di un animale sinistrato, doposolidarietà ceccano regolamento min l’avvenuta certificazione del veterinario, si usava procedere alla divisione della carne tra i soci in quantità proporzionale al numero di capi assicurati. Il socio che perdeva il capo del proprio bestiame, veniva rimborsato in base al peso dell’animale, al costo di quella carne, agli anni della bestia, della sua fecondità, e se era da latte. Gli statuti delle singole società si differenziano rispetto alle aree geografiche, ma le loro finalità erano le stesse: il principio di sussidiarietà, solidarietà, risarcimento e assistenza al parto degli animali e relative cure.

Inoltre, c’è ancora una cosa da notare, riguardo il nome della società. Forse, impropriamente queste venivano chiamata “leghe”, perché si faceva riferimento al ricordo delle leghe contadine che da un punto di vista politico avevano marcato il riscatto di molti. Ogni società aveva anche un logo per distinguersi e riconoscersi dalle altre. E poi c’era il martello marcatore. Una sorte di rito, quello del marchio in ferro che veniva infuocato e con cui veniva marcato indelebilmente il corno della mucca. Sempre in Ciociaria e nella campagna di Ceccano, le attività di solidarietà erano legate pure alle tante attività agricole come la trebbiatura, la vendemmia, la mattanza del maiale, il taglio del bosco, la lavorazione del lino e della canapa (con relativa macerazione, battitura e filamento). Molte di queste attività, perciò, avvenivano con lo scambio delle giornate lavorative, oltre che attraverso il prestito di animali da lavoro come buoi, asini, muli per trasporto o aratura e semina dei campi. Questo modus operandi tra i contadini è continuato anche in altre attività nel periodo di piena trasformazione dello sviluppo economico industriale degli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso, interessando tutta la Ciociaria con il conseguente sviluppo dell’edilizia abitativa rurale. Difatti, molte abitazioni vennero costruite attraverso lo scambio di giornate tra persone, nei giorni feriali o festivi dedicati a mettere in piedi migliaia di abitazioni. Per i più curiosi su questo argomento, voglio segnalare che nel Lazio, presso il Comune di Formello, esiste un museo dedicato alle società di mutuo soccorso.

Il ricordo dell’attività delle società è ancora vivo nei ricordi di molte persone. Pensando alle cose attuali, alle tante fragilità sanitarie, sociali, economiche, che la pandemia ha messo in luce, mi viene in mente l’idea che dare vita ad una nuova stagione fondata sui principi di solidarietà, di sussidiarietà, di mutualità, oggi così come negli anni delle società di mutuo soccorso, può rappresentare un segno di grande modernità e attualità per costruire una società basata sul rispetto e la valorizzazione della persona.

 

 

 

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Di Maurizio Cerroni

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