Lavorare in sicurezza per superare la crisi Covid 19
di Donato Galeone* – “Tutti in casa” . Riflettendo, leggendo e ascoltando in attesa del 4 e 18 maggio giornate di ripresa graduale delle attività produttive e dei servizi – è apparso in me e forse in molti di noi – l’antica immagine comunitaria del dopoguerra, più estesa e più coesa, tanto nella sofferenza di oggi giorno quanto solidale nella corsa per raggiungere quei traguardi auspicati e proclamati in “coro armonico” sia per il 1° maggio 2020 che nei messaggi per i 70 anni della CISL: da Papa Francesco, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e da Giuseppe Conte a nome del Governo.
Ha detto Papa Francesco a Santa Marta il 1° maggio Festa del Lavoro: «Il lavoro dà la dignità. Dignità tanto calpestata dalla storia. Anche qui ci sono tanti schiavi, schiavi del lavoro per sopravvivere: lavori forzati, male pagati, con la dignità calpestata. Si toglie la dignità alle persone. Anche qui, da noi, succede con i lavoratori giornalieri con una retribuzione minima per tante ore lavorate, con la domestica che non viene pagato il giusto e non ha le sicurezze sociali e la pensione. Questo succede qui: è calpestare la dignità umana. Ogni ingiustizia che si fa al lavoratore è calpestare la dignità umana».
Il Presidente Sergio Mattarella, con il suo messaggio dal Quirinale per la Festa del Lavoro scrive che: “ Nei 74 anni di Repubblica il lavoro è stato il motore della crescita sociale, economica, nei diritti, perché il lavoro è condizione di libertà, di dignità e di autonomia per le persone”. Mattarella conclude sottolineando che: «Non ci può essere Repubblica senza lavoro, come afferma solennemente il primo articolo della nostra Costituzione».
Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte sullo sviluppo e il lavoro ritiene che «l’Italia, dopo la crisi gravissima, ha davanti a se l’orizzonte di una ricostruzione sociale ed economica alla quale tutti – nelle diverse responsabilità – dovremo attendere con fiducia e determinazione. Sarà l’occasione per riconsiderare i modelli di sviluppo all’interno dei quali il lavoro e la dignità del lavoratore dovranno riconquistare la centralità che meritano».
Ed è proprio nella “ricostruzione economica e sociale con il lavoro” che milioni di lavoratori sono in cassa integrazione e rischiano di trovarsi senza impiego ai loro rientri, oltre ai giovani e le donne che attendono lavoro, in particolare, nelle aree del Mezzogiorno.
Così come l’annuncio sul “reddito di emergenza” del Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, da estendere a tutte le categorie che hanno provato bisogno, dovrebbe configurarsi quale occasione mirata – anche – verso la emersione del lavoro nero e irregolare che è sfruttamento umano.
La SVIMEZ indica le “persone prive di tutela” che attendono un reddito di emergenza e si contano in circa 1,8 milioni ai quali si devono aggiungere i 2 milioni di irregolari, oltre agli 800 mila disoccupati che, certamente, non potranno accedere al mercato del lavoro nei prossimi mesi.
Ma la platea – sappiamo – è enorme tra i lavoratori dipendenti e gli autonomi che è pari a 14,7 milioni, sostenuta dalle casse integrazioni e da temporanei sussidi pubblici. Complessivamente si possono contare – dati SVIMEZ – in circa 19 milioni (75%) rispetto agli addetti occupati, mediamente, in Italia (circa 25 milioni). Se teniamo in conto che, dal 4 maggio, potrebbero aver ripreso lavoro 4, 5 milioni di persone, restano circa 15 milioni di italiani ai quali si dovrà garantire sia il sostegno al reddito con ammortizzatori sociali che con i sussidi pubblici di sopravvivenza.
La Fase della graduale ripresa produttiva – dalla mezzanotte del 4 maggio – osservando i 13 punti dell’intesa definita il 24 aprile tra le parti sociali, datori di lavoro e Governo – sottoscritto dai Sindacati del lavoratori ed a seguito di un lungo confronto – è certamente innovativa verso le aziende per la salubrità dei luoghi, con verifica continua per la massima sicurezza sul lavoro.
La innovazione condivisa sulla sicurezza non può non tendere verso il “cambiamento del modello organizzativo del lavoro” – anche – con la riduzione e distribuzione degli orari di lavoro che, salvaguardando la salute delle persone, può migliorare la qualità delle produzioni ed i livelli di produttività, mediante la partecipazione dei lavoratori nelle scelte produttive aziendali.
Oltre i luoghi di lavoro – dopo il protocollo sulla sicurezza per la salute condiviso dal Governo e le parti sociali – è stata riproposta, in questi giorni, al Governo dalla CGIL-CISL-UIL la elaborazione di un “Patto Sociale di Sviluppo e Lavoro” per modernizzare e ricostruire la economia del nostro Paese: nelle infrastrutture materiali e immateriali; nella ricerca e nella formazione di ogni livello, nel digitale e nella tutela dell’ambiente (Sbarra Cisl).
Procedere, quindi, con un “Piano Straordinario” per la creazione di nuovi posti di lavoro e per costruire una società inclusiva e senza barriere nella dimensione europea : regolarizzando il lavoro degli emigrati più che sfruttati sia dal caporalato che dalle mafie; rivoluzionando il modello dei servizi resi alle nostre comunità; rendendo sicuri e soddisfacente la domanda dei trasporti, innanzitutto, per favorire una migliore conciliabilità tra i luoghi di lavoro e la vita famigliare.
Anche queste mie riflessioni conclusive fatte a 70 anni dalla costituzione della CISL – 30 aprile 1950 – testimoniate personalmente oltre che riconosciute e confermate – attraverso la esperienza della CISL verso tutto il movimento sindacale dei lavoratori italiani ed europei – dovrebbero concorrere ad avviare tra CGIL-CISL-UIL e Governo la discussione “sulla Fase 3 e seguenti Fasi di una programmata e pianificata ripresa della economia e del lavoro” tenendo presente, anche, i riconoscimenti del ruolo sindacale dei lavoratori mediante le comunicazioni sia del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte inviate alla CISL il 30 aprile 2020:
Sergio Mattarella: «un sindacato che ha contribuito in modo significativo alla costruzione di una Italia democratica, più moderna e più giusta, sapendo sempre di far coincidere gli interessi dei lavoratori con l’interesse generale del Paese. Il sindacato, oggi, è consapevole di essere di fronte a sfide con un obiettivo immutato: confermare, in un nuovo contesto, i valori della persona, la cui dignità è intangibile rispetto a ogni pur rispettabile interesse».
Giuseppe Conte: «i valori del sindacato più che mai si rilevano di straordinaria attualità per l’Italia, ed oggi a 70 anni dalla fondazione delle CISL, ci troviamo ad affrontare una delle più gravi ed impegnative sfide per la tutela dell’essere umano, della sua natura e del suo lavoro».
Questo “coro armonico” di solenni affermazioni, condivisioni e riconoscimenti che ho voluto richiamare, dovrebbero trovare coerenza morale e umana in ogni sede decisionale ed operativa responsabilmente, mentre si rilevano – con rammarico e nonostante le pubbliche scuse del Governo – immotivati ritardi nell’erogare quelle minime somme di sopravvivenza annunciate a milioni di persone che ne hanno bisogno – tutti in casa – ma sempre disponibili per un lavoro equamente contrattato e partecipato.