Dr. Antonio Colasanti – Il reato riconosciuto ai cibi fritti è quello di attentare alla salute del fegato, l’attentatore sarebbe l’olio fritto.
Credenza popolare e realtà scientifica:
supplì, frittelle, cotolette e company sono una bella botta per l’apparato digerente.
Non possono risultare dannosi se mangiati sporadicamente: non piu di tre volte al mese.
I cibi fritti arrecano al sistema digestivo uno sforzo notevole perché hanno un lunghissimo tempo di permanenza nello stomaco, dalle 5 alle 6 ore, per cui la marcia digestiva subisce un notevole rallentamento e di conseguenza il fegato aumenta il suo lavoro, causa l’eccesso di grassi.
Gli olii esposti al calore per fare le fritture: olio di soia, girasole, mais hanno un notevole contenuto di acidi grassi polinsaturi i quali servono a controllare il colesterolo. Le elevate temperature spezzano questi legami chimici subendo delle alterazioni nutritive considerevoli che annullano l’azione positiva, senza contare che l’elevata temperatura porta alla formazione di acroleina, composto dannoso.
Per ovviare a tale danno bisognerebbe friggere con olio di oliva che e piu resistente al calore.
In ogni caso quale sia l’olio impiegato è bene non raggiungere il “punto di fumo” che è la temperatura alla quale l’olio inizia a fumare, perche questo significa che inizia la decomposizione dei grassi vegetali. Per la stessa ragione la vera ombra sulla salute viene dalla riutilizzazione di olio gia fritto, una pessima pratica che circola tra friggitorie e pizzerie.
E’ una catastrofe, perche gli olii venendo portati in continuazione ad alte temperature e rimanendovi a lungo vanno incontro a significative trasformazioni chimiche che producono sostanze pericolose per l’organismo.
Nelle fritture casalinghe l’olio non deve essere riutilizzato. Quindi, evitate tutti i posti dove utilizzano questa pratica.
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