di Antonella Necci – La Siberia sta bruciando come mai era successo fino ad oggi e con conseguenze terribili per tutti noi. Vittime di questa drammatica situazione sono anche molti animali che si stanno avvicinando agli uomini per cercare cibo e riparo.
In Siberia la fauna selvatica sta affrontando il terribile scenario degli incendi come può. Gli animali selvatici sono talmente disperati da fuggire dai boschi che sono sempre stati la loro casa ma che ora assomigliano di più a camere a gas, a causa degli incendi che continuano a imperversare su quasi 3 milioni di ettari.
Mentre gli animali più piccoli soffocano nel fumo, volpi e orsi si avvicinano sempre più ai centri abitati.
Tutto quello che possono fare, infatti, è fuggire e cercare ripari sicuri e cibo per sopravvivere. Fortunatamente la gran parte dei residenti sta cercando di fare tutto il possibile per aiutarli.
Come ha dichiarato Angarsk Maya Fleishter, che abita in prossimità di uno dei tanti boschi devastati:
“Un piccolo orso bruno è uscito dal bosco ieri sera. Era tutto pelle e ossa, con evidenti tracce di ustioni e così esausto da non aver paura delle persone. Mio marito ha dato all’orso biscotti e acqua. All’inizio l’orso ha ringhiato ma poi ha mandato giù acqua e biscotti facendo piangere tutti quelli che lo stavano osservando e che hanno trascorso la settimana soffocati dai fumi”.
Animali in preda al panico sono stati visti in diverse zone: ad est e ad ovest del lago Baikal, nel territorio della vasta regione di Krasnoyarsk e nella regione più fredda della Russia, Yakutia.
Una famiglia di volpi è uscita fuori dal bosco e ha fatto la sua tana proprio accanto a una strada, in bella vista rispetto ai lavoratori della miniera di Ichedinsky.
Purtroppo, però, gli animali selvatici possono anche rappresentare una minaccia per gli umani e non tutte le loro storie finiscono bene. Diversi giorni fa, alcuni giovani orsi bruni hanno invaso uno dei villaggi remoti della regione Yakutia, uccidendo diversi cani.
Nel villaggio di Zamzor, nella regione di Irkutsk, un orso è stato ucciso proprio perché diventato aggressivo e dunque considerato un potenziale pericolo per gli abitanti.
La maggior parte dei grandi animali come orsi, cervi, cinghiali e lupi dovrebbero essere in grado di salvarsi e fuggire dal fuoco, secondo il biologo russo Sergey Naidenko dell’Istituto di ecologia ed evoluzione Severtsov.
A risentire di più della situazione sono gli animali che hanno figliato in questo periodo ossia linci, volpi e lepri ma ad essere davvero condannati sono in particolare i ricci che si muovono lentamente e gli animali più piccoli come i topi, la cui strategia per evitare il fuoco è quella di nascondersi nei buchi.
Infatti, nonostante il Ministero della Difesa abbia coinvolto l’esercito per cercare di fermare gli incendi, non è stato previsto alcun intervento per salvare gli animali selvatici.
Quello che sta succedendo tra la Siberia e l’Alaska è una catastrofe ecologica senza precedenti. E come tutto ciò che accade dalle parti dell’Artico è una tragedia che raddoppia d’intensità, poiché contemporaneamente conseguenza e causa di un ulteriore peggioramento del riscaldamento globale. Le ultime informazioni ci dicono che gli acri andati in fumo tra l’Alaska, Yakutia e le regioni siberiane di Irkutsk, Krasnoyarsk e Buriazia, hanno superato i 2 milioni, una superficie superiore a una regione come la val d’Aosta e hanno in pochi giorni emesso in atmosfera circa 100 megatonnellate di biossido di carbonio, una cifra pari alla quantità di anidride carbonica prodotta in un anno da una nazione come il Belgio. Di più: ad andare a fuoco non sono i tronchi degli alberi, ma i terreni di torba, che altro non sono che depositi di carbonio essi stessi. Questo rende ancora più difficile domare le fiamme, che potrebbero potenzialmente durare settimane, se non mesi, e aumentare esponenzialmente la CO2 rilasciata in atmosfera, aumentando la gravità della catastrofe ecologica, e il riscaldamento del clima.
In pochi giorni sono stati emessi in atmosfera circa 100 megatonnellate di biossido di carbonio, una cifra pari alla quantità di anidride carbonica prodotta in un anno da una nazione come il Belgio
Se si sciolgono i ghiacciai come l’immenso catino di neve compressa sedimentata nel corso dei millenni al centro della Groenlandia, pensate che non accada nulla? Avete idea di che effetto può avere sull’ecosistema degli oceani e dei mari artici una simile massa di acqua dolce?
Ad andare a fuoco non sono i tronchi degli alberi, ma i terreni di torba, che altro non sono che depositi di carbonio essi stessi. Questo rende ancora più difficile domare le fiamme, che potrebbero potenzialmente durare settimane, se non mesi
Non ci risulta che qualcuno stia facendo qualcosa. E quel che chiediamo a gran voce è che da oggi si cominci a parlarne, e ad agire. Magari con una conferenza internazionale da convocare con estrema urgenza. Magari lasciando da parte le polemiche cretine sulle treccine di Greta Thunberg e su chi si nasconde dietro di lei. Ora lo sapete, cosa si nasconde dietro di lei: una catastrofe ambientale spaventosa, che graverà, che sta già gravando sulle generazioni presenti, oltre che su quelle future. Lo diciamo senza giri di parole: se c’è un momento per fare qualcosa, quel momento è ora. Svegliateci. Svegliamoci. Oppure continuate ad avere paura di qualche migrante climatico, se vi fa stare meglio. Solo sappiate che i prossimi potreste essere voi.
03/08/2019
Fonti:
https://www.greenme.it/informarsi/animali/tragedia-animali-selvatici-siberia/
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