Già nella serata di lunedì 4 marzo circolava: “giovedì 7 mattina alle 11, verrà firmato in Prefettura l’Accordo di programma per il risanamento del SIN del Fiume Sacco, tra il Ministro dell’ambiente, Sergio Costa, e il Presidente della Regione, Nicola Zingaretti”. Il Messaggero, L’Inchiesta e il blog del gruppo M5S alla Camera confermano la notizia anche stamattina 5 marzo.
Un fulmine a ciel sereno, ma anche un giallo. Venerdì 1° marzo alcuni sindaci hanno in mano il testo della “bozza” dell’Accordo di Programma “Per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica del Sito di interesse nazionale Bacino del Fiume Sacco” (così lo ha titolato il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare). E, sembra che sia l’avvio di una fase di consultazione.
Sembra, non si hanno comunicazioni ufficiali. Anzi. Voci a mezza bocca, dobbiamo leggere, o addirittura bocche cucite. Un segreto da custodire circola per questa nostra provincia. Chi chiede di prenderne visione si sente dire che non è possibile, ma ancor di più, qualcuno usa l’espressione “si tratta atti endoprocedimentali, bisogna stare attenti alla diffusione”. Si tratterebbe, cioè, di un provvedimento amministrativo finale, di valutazione molto complessa. Endoprocedimentale è un procedimento per arrivare a concedere una licenza edilizia, in genere. Ma qui siamo di fronte ad un documento programmatico che deve assicurare la bonifica di un territorio dove abitano decine di miglia di persone. Che senso ha costruire un giallo intorno a questa consultazione affidata ai sindaci e solo ai sindaci, manco ai Consigli comunali? Ma poi si rivela che non è così. Perché anche altri erano interessati a visionare il documento e pare che l’abbiano avuto, ma la stampa, ufficialmente, no. Molti di noi sono riusciti a conoscere il documento grazie ad “anagnia.com” che dopo averlo attenuto (ottime fonti, complimenti) lo ha reso disponibile.
Prima di entrare nel merito del documento ancora un aspetto. Perché si vieta la visione di un documento così importante per chi vive in grande territorio come la Valle del Sacco?
Forse leggendo si troverà la risposta. Già nell’articolo 1, “Oggetto e finalità”, parla di interventi che riguardano i più, infatti bisogna “assicurare la messa in sicurezza, la caratterizzazione ed analisi di rischio, la bonifica ed il recupero delle aree inquinate incluse nel perimetro del Sito di interesse nazionale Bacino del Fiume Sacco… Capperi non stiamo parlando di cose da decidere in assoluta e “inspiegabile” riservatezza.
E probabilmente i suggeritori dell’ “operare in ombra”, ne sono consapevoli. Abborracciano la consultazione e trasformandola in farsa (per i più, cioè i cittadini) decidono che in quattro e quattro otto bisogna firmare l’accordo. E così? Almeno così appare e vengono in mente le approvazioni dei “milleproroghe” e altri simili documenti per i quali si chiede e s’impone il voto di fiducia affinché non venga toccata neppure una virgola. In questo caso il voto di fiducia è stato sostituito dalla rigorosa definizione del numero dei consultati che avevano l’obbligo del giuramento del silenzio. Gli accordi (?) fatti sono sacri. Grazie ancora anagnia.com.
La lettura del documento vuole come sempre attenzione e conoscenza delle esigenze. Nulla di più. Qui appare necessario soffermarsi tre questioni, su altre riorneremo nei prossimi giorni.
1 – Una preoccupante centralizzazione. Il coordinamento. Qui si chiama RUA (“Responsabile Unico dell’Attuazione”, il soggetto incaricato del coordinamento e della vigilanza sulla complessiva attuazione dell’Accordo). E’ la Regione Lazio. Opera con il Ministero dell’Ambiente e l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). La centralizzazione è ai massimi livelli: due vertici elettivi Ragione ed Ministero ed un ente tecnico che rende conto solo al Ministero. Chi controlla? Il “Comitato di Indirizzo e Controllo” che deve garantire un’adeguata azione di governance e controllo sullo sviluppo degli interventi in opera, composto da un rappresentante del Ministero, che è il presidente, e altri tre rappresentanti: Regione, Ispra e Arpa Lazio. E il territorio vi chiederete? Comuni, malati, imprese chi li rappresenta? Qui in provincia abbiamo già vissuto una esperienza simile con L’accordo di Programma Anagni-Frosinone per il rilancio e lo sviluppo industriale di quell’area, con una governance simile a quella descritta. Una sola differenza lì c’era il presidente della Provincia. Tuttavia, per l’eccessiva centralizzazione fu flop totale su due fronti: quello finanziario che dette solo fondi alla potente industria farmaceutica e al territorio nulla, come alleggerimento della disoccupazione. Sul fronte del reimpiego previsto dei disoccupati, il fallimento è da delirio. La presenza del territorio, alla pari di altri soggetti è indispensabile e tutta da concordare senza arroganze e senza spocchia. Questo non si deve mai dimenticare.
2 – Chi controlla e sanziona? Sono da apprezzare le precisazioni nell’articolo 6: «Gli interventi disciplinati nel presente Accordo sono di competenza pubblica, “ovvero” in sostituzione e in “danno” dei soggetti responsabili inadempienti» insieme ai commi 9 e 10 che affidano al al Ministero di esercitare l’azione di risarcimento del danno ambientale e al RUA ad operare le azioni di rivalsa nei confronti dei soggetti obbligati per i quali ha agito in sostituzione ed in danno. Ma è il comma3 che richiederebbe più dettaglio a sottolineare l’eccezionalità della crisi, infatti manca la percezione dell’emergenza e dell’urgenza, perché si legge : «Allo scopo di assicurare l’individuazione dei responsabili (…) e del principio “chi inquina paga”, il RUA si impegna a promuovere e coordinare un piano delle attività di rafforzamento amministrativo degli enti preposti alle funzioni di controllo, senza oneri a carico del presente Accordo», ma parte la preoccupazione per gli “oneri”, si richiederebbe una esplicita individuazione: «per controllare e sanzionare è messa in essere una dichiarata, costante collaborazione con Magistratura e forze dell’ordine (questura e carabinieri».
3 – La priorità delle priorità. La documentazione allegata al testo riguarda solo una parte ben definita degli interventi. Si tratta di 11 progetti presenti in aree diverse del SIN da Colleferro a Ceprano. Erano inizialmente 8 e diventano 11, in particolare la presenza di Colleferro sembra indiscutibile e necessaria nell’interesse di tutti, quello che ci pare discutibile è che all’aumento dei progetti ammessi non corrisponda l’aumento delle somme necessarie. Ciò che più colpisce è l’assenza di qualsivoglia definita ipotesi di intervento finanziario e d’iniziativa per la fitodepurazione operativa. Incredibile, dal marzo 2005 è stato riconosciuto lo stato di emergenza ambientale per la valle del fiume Sacco in seguito al riscontro di livelli di beta-esaclorocicloesano (ß-HCH) molte volte superiori ai limiti di legge in campioni di latte di massa crudo e su foraggi prelevati nelle aziende agricole. Fino al Rapporto tecnico di attività del 2013-2015 ed ancora nel dibattito al Consiglio regionale straordinario del 20 febbraio scorso, tutto l’allarme è confermato.
Se l’emergenza è causata dallo sversamento di inquinanti industriali nel fiume è da lì che bisogna partire, dallo stato dei depuratori e subito da quelli regionali che non funzionano a dovere e sono costati già somme onerose. È vero, la Valle del Sacco è un tutt’uno, ma questa unitarietà ha esigenze diverse, l’inquinamento dell’aria richiede interventi particolari, quello che dal terreno arriva al fiume ne vuole altri, ma quello del fiume che arriva alle coltivazioni è ancora altra cosa che richiede diverse specifiche azioni. Non si può aspettare 6 mesi per l’affidamento della redazione dei piani di caratterizzazione per avere un piano di priorità, senza operare subito per la protezione delle prodizioni agricole e quindi della salute e anche del reddito dei produttori. Ci pacerebbe essere certi sin da ora che alla data del 31 dicembre 2023, anche la fitodepurazione fosse avviata bene e le acque fossero depurate. È chiedere troppo?
Questo accordo non è più complicato di altri, che intere generazioni di lavoratori e cittadini hanno discusso, modificato, condiviso e sostenuto. Sono 14 anni che si discute senza nulla concludere. Solo qualche ora in più per una sorsata di partecipazione, NO?
In questo strano giallo la vittima è la partecipazione democratica. Non si è voluto discutere. La verità, però, ha la testa dura.
6 marzo ‘19, ore 7,30
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