di Giuliano Fabi – Il piano di rientro sostanzialmente ha provocato una forte contrazione della qualità e della quantità delle prestazioni sanitarie nella nostra provincia. Per anni non si e investito non si è modernizzato non si è assunto. L’età media dei medici strutturati nella nostra ASL supera i 60 anni, mentre l’età media dei ricoverati pare sia di 75 anni: il che significa che nella nostra provincia non abbiamo una sanità degna di questo nome, ma significa anche occupazione mancata e turismo sanitario con costi aggiuntivi notevoli, il cui peso è avvertito soprattutto categorie svantaggiate.
Chiaramente la nostra provincia ne ha risentito di più della capitale perché, tra l’altro, siamo reduci dalla demenziale idea delle macroaree che in base a criteri di risparmio ha privilegiato la capitale e hanno accentuato il declino dei servizi nelle periferie, con qualità è quantità delle prestazioni al di sotto dei limiti della accettabilità. Ora che siamo usciti dal piano di rientro ci aspettiamo nuovi investimenti. Ma portare specialità qui richiede figure professionali preparate, macchinari costosi e soprattutto un contesto di buon livello e personale addestrato che possa supportarli.
Nel caso migliore occorreranno anni per il ritorno a standard accettabili e di prestazioni che invertano la tendenza. Influirà il peso contrattuale delle periferie che dal punto di vista elettorale valgono poco, nonché il fatto che i costi per portare qui un servizio di alta specializzazione sono altissimi e si giustificano solo con una utenza copiosa. E’ inevitabile che la scelta continui a cadere sulla grande città. Quindi l’auspicio è che almeno si faccia funzionare al meglio quello che c’è. Per il resto mettiamoci l’animo in pace siamo e saremo sempre una provincia destinata al turismo sanitario.
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