Dr. Giovanni Fabi – Secondo una indagine dell ADN Kronos, la speranza di vita nel Sud Italia è di quattro anni inferiore rispetto alla popolazione del Nord. I dati del Lazio sono leggermente migliori. Le cause di morte legate al diabete, alle malattie cardiovascolari e alle neoplasie sono esattamente il doppio che al Nord con punte di eccellenza nel Trentino, mentre c’è una forte prevalenza di malattie legate alla sindrome metabolica.
Ma come non eravamo il paese della dieta mediterranea? Quello che ha insegnato al mondo come si mangia sano e salutare? Il paese della longevità? Cosa è successo? La realtà è che è stato snaturato un modo di vivere, l’emigrazione prima, l’industrializzazione dopo e la industrializzazione della agricoltura, hanno determinato lo spopolamento delle nostre campagne e abbiamo recepito in pieno il modello di vita della civiltà industriale, con il modo tipico di alimentarsi di essa, lo stress e la sedentarietà. Noi siamo qui al Sud la prima generazione che ha a disposizione enormi quantità di cibo senza dover faticare per procurarselo.
Abbiamo abdicato alla abitudine del pasto lento, ricordo le grandi insalatiere di verdure colte al momento nell’orto di casa e acquisito l’abitudine all’uso massiccio di cibi prodotti secondo criteri industriali che provengono da fuori. La crisi sta imponendo un ripensamento, ma il ritorno ad una nostra agricoltura è lento, ci vorranno anni. Si son perse abitudini tradizioni e biodiversità, invasi come siamo da prodotti a basso costo e della grande industria alimentare sostenuta dalla pubblicità, cibi spazzatura, cibi precotti, pronti, diete ricche di carboidrati, grassi e poveri di fibre, mentre si tende sempre meno a mettere in tavola verdure e vegetali.
A questo si aggiunge la difficoltà di accesso alle cure e ai servizi di prevenzione secondaria che ci sono, ma sono mal distribuiti sul territorio, non hanno i livelli di organizzazione del Nord, hanno costi notevoli per l’aumento dei ticket che in rapporto al reddito pesano molto di più che al Nord, Insomma si tratta di cause multifattoriali, ma sicuramente il solito problema di ingiustizia sociale. Intanto una massiccia azione di educazione sanitaria tendente a rimuovere abitudini di vita scorrette, al recupero delle buone abitudini alimentari, l’invito ai controlli per individuare forme morbose in fase preclinica con l’accesso gratuito ai servizi di prevenzione secondaria, auspicabile, se non altro per il fatto che avrebbe un costo efficacia e un costo beneficio enorme.
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