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Il difficile rapporto fra famiglie e scuolaNadeia De Gasperis – Intervista a Paola Serra, insegnante di latino del Liceo Classico.

Come è cambiata la scuola a distanza di qualche anno dall’entrata in vigore dell’autonomia scolastica? Come le riforme della scuola hanno cambiato il ruolo del docente nell’ordinamento scolastico e con esso il rapporto docenti-alunni?

Le riforme (controriforme) della scuola, che si sono avvicendate a ritmo frenetico negli ultimi trent’anni, a partire dalla famigerata ‘autonomia della scuola’, sicuramente hanno contribuito a svilire la figura del docente, il suo prestigio, la sua autorevolezza. L’obiettivo era in teoria quello di ‘svecchiare’ l’istituzione, fornendole nuovi strumenti per renderla più rispondente alle esigenze di una società in continua evoluzione. Tale obiettivo, sicuramente condivisibile, si è però tradotto in concreto in una mera politica di tagli continui in un processo di aziendalizzazione di basso livello che ha snaturato l’essenza stessa della scuola e di chi vi lavora. La figura docente in tale contesto si è trasformata in una figura impiegatizia soffocata da mansioni burocratiche che ne immiseriscono il ruolo con gravi conseguenze sulla qualità dell’ insegnamento.

Prendo spunto dai recenti fatti di cronaca. Quando un ragazzo accoltella una insegnante, dove vanno rintracciate le cause? Semplificando il problema c’è chi dà la colpa alla scuola, che non è riuscita a intercettare le esigenze di una generazione , mutevole e vulnerabile, sempre più sottratta alla realtà dai social network. Alcuni attribuiscono la colpa alla famiglia, che ha perso il suo ruolo di istituto educativo primario. Come la pensa in merito? quanto pesa il condizionamento della realtà in cui vivono?

Al di là di tutti i fattori dei quali la scuola, la famiglia, la società in generale possono essere ritenuti responsabili, ho preferito girare la domanda ai miei alunni, assegnando loro un breve elaborato nel quale affrontare temi così urgenti. Ne è venuto fuori un momento molto importante di confronto, che mi piace sintetizzare con le parole di Alessandra, quindici anni: ”Il futuro è nelle nostre mani, dicono, siamo rovinati, penso. Non vedo più ragazzi che cantano guardando il mare, che fotografano solo con gli occhi qualcosa come un tramonto. Quelli che nelle notti d’estate guardano il cielo, quelli che si emozionano. Siamo attaccati al dettaglio più stupido, pronti a giudicare e a pensare che siano sempre gli altri, gli adulti a sbagliare.Tutto ci è dovuto e, guai a chi pensa il contrario. Di chi è la colpa? Nostra.”

La formazione del corpo docente è in grado per ruolo e preparazione di gestire la inclusione dei soggetti più vulnerabili?

Domanda anche questa complessa che richiederebbe più tempo e riflessione. Insegno da ormai tantissimo tempo nel liceo classico e, solo da poco tempo, mi trovo a dovermi confrontare con queste situazioni a cui oggi diamo acronimi come DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), BES (bisogni educativi speciali), ma che sono sempre esistite, forse non nella mia scuola di provincia, ma di certo in realtà più complesse. Credo che, sia molto importante che il docente venga formato in modo accurato e affiancato da figure professionali che lo supportino.

Si registra sempre di più la tendenza a promuovere con facilità. Quali sono le ragioni? La sopravvivenza stessa della scuola? L’esigenza di preservarne il prestigio o l’immagine? Come influisce ciò sui ragazzi e nella relazione docente-alunno?

La tendenza a promuovere ormai pratica diffusa in scuole sempre più numerose è forse, anche questo lo specchio dei tempi che viviamo, la famosa società liquida, in cui si tende a deresponsabilizzare l’individuo e a non coinvolgerlo in processi di crescita costruttivi. Conseguenza, anche questa prevedibile, delle sciagurate riforme che invece di migliorare qualitativamente, ha generato scuole-aziende in competizione fra di loro, che vedono vincenti quelle che appartengono a realtà sociali più ricche. In quest’ottica, è ovvio che molte scuole tendano a darsi una patina lucente, con l’attribuirsi meriti e qualità che spesso non hanno. Il numero degli allievi, l’offerta formativa il RAV (rapporto di autovalutazione)… tutto contribuisce all’immagine. Soprattutto una scuola, che includa tutti, nessuno escluso, ma solo apparentemente.

 
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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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