fca cassino 350 260 min

fca cassino 350 260 minDonato Galeone* – Tra il lavoro a contratto in somministrazione (ex interinali) – precari – in aumento nel 2017 e che hanno lavorato mediamente 20,6 giornate/mese – a prescindere dal regime orario – dovrebbe essere inclusa anche la tipologia di lavoro in FCA di Cassino delle 530 persone – interinali – allontanati dai posti di lavoro con la comunicazione sms “il tuo contratto cessa, ci aggiorniamo”.

Sono persone “non licenziate” è stato detto e ripetuto nell’ultimo trimestre 2017 – perchè – trattasi legalmente di “lavoro in somministrazione” ma lasciati a casa nell’attesa della richiamata a lavoro.
Ed è proprio questo, ripeto, il lavoro aumentato oltre la metà delle assunzioni nel 2017!!!

Questo non è lavoro o occupazione degna da condividere nella evoluzione tecnologica dei nuovi processi produttivi ma è la visibile mercificazione del lavoro “aggiornato” da acquistare per un giorno all’altro in attesa di vendita anche con telefonino o sms.

Riflettiamo ragionevolmente e consapevolmente: non può e non deve continuare a prevalere questa tipologia di lavoro in Italia nel 2018. Perché non è e non potrà essere questa la qualificazione professionale scollegata, peraltro, dalla previsione protempore di un “minimo reddito mirato alla inclusione lavoro” sollecitata per il Lazio dalla proposta regionale sostenuta da tempo con “vertenza lavoro frusinate”.

Contrastare adeguatamente, quindi, e retribuire al massimo questa precarietà di lavoro che non può e non dovrà prevalere, in Italia, nella quantità/qualità attiva del lavoro sia nella pur minima e lenta ripresa di crescita economica e neppure nel basso Lazio – tra le imprese multinazionali – e nella FCA ex Fiat di Cassino.

La multinazionale FCA ha annunciato in questi giorni che entro il 2022 prevede il raddoppio degli utili d’impresa avendo il gruppo FCA le “carte in regola” per crescere nei prossimi anni, mentre con il “nuovo piano industriale” che presenterà entro il prossimo giugno 2018 non si esclude di poter arrivare alla piena occupazione negli stabilimenti italiani FCA entro l’anno 2018 (Marchionne).

Questa la risposta immediata per la CISL, dalla Segretaria Annamaria Furlan. “Marchionne rispetti il patto per la piena occupazione” e ricordi che “i lavoratori hannoannafurlan 350 salvato e rilanciato la produzione di Fca in Italia”. Aggiunge Furlan che basta guardare i dati dell’ultimo anno: “la produzione degli stabilimenti italiani del gruppo Fca si è chiusa con un incremento dle 4,2% per il settore auto, segnando, per il quarto anno consecutivo una crescita della produzione (circa 32 mila vetture in più superando la soglia del milione di auto).”

“Ci aspettiamo scelte coerenti” ha detto Furlan. Perché la “elevata produttività deve essere orientata a raggiungere l’obiettivo della piena occupazione (non con la “carte in regola” del lavoro somministrato precario e pagato a basso costo aggiungo io) e il miglioramento dei salari, sulla strada della partecipazione agli utili che è un percorso di democrazia economica che la Cisl indica per tutto il sistema produttivo italiano”.

Lavoro e salari contrattati e partecipati tra datori di lavoro e sindacati dei lavoratori definendo il “salario minimo” che è già riconosciuto e definito nei contratti nazionali di lavoro da integrare e migliorare in collegamento al miglioramento innovativo e produttivo delle imprese mediante la ripresa e rilancio del cosiddetto “patto di fabbrica” tra CGIL-CISL-UIL e Confindustria sull’aggiornamento dei “contenuti tanto sulle relazioni industriali quanto per la contrattazione collettiva”.
“Patto di fabbrica” e “Patto territoriale per lavoro e sviluppo locale” da promuovere sia nei luoghi di lavoro tra sindacati e imprese che nei territori con la conoscenza dei bilanci sociali degli Enti locali sollecitati da CGIL-CISL-UIL ai Comuni ciociari, mentre la ripresa di un “confronto operativo programmato” per una reindustrializzazione, non parolaia, possibile e sostenibile territoriale che non può essere sostenuta dalla ordinaria amministrazione inconcludente, oggi, del Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale avviata negli anni ’60 da me conosciuto – insieme ad altri – dal 1977 al 1981.

A mio avviso servono a nulla le declamazioni propagandate fino al 4 marzo che – spero – diligentemente saranno valutate praticabili o meno da noi elettori che conviviamo con un peso enorme di debito pubblico cumulato (sappiamo e ci dicono che si pagano circa 7 miliardi interessi anno).

Altrettanto – spero – che continuerà il confronto con ogni governo regionale e nazionale post-elezione regionale e nazionale, innanzitutto, sul “come” affrontare le condizioni umane e territoriali disagiate che attendono risposte e potranno essere superate se saranno accolti gli interventi mirati verso proposte sostenibili e vere delle comunità – essenzialmente – dal “superamento del lavoro precario per la piena occupazione” alla estensione dei servizi sociali.

* già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale della CISL Lazio

 
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