università Cassino 350da L’Inchiesta quotidiano di sabato 25 novembre 2017 – L’Università di Cassino e del Lazio meridionale è ufficialmente salva dal default grazie al sostegno del Miur che anticipa 9 milioni di euro che saranno restituiti in cinque anni: lo ha annunciato il rettore, professor Giovanni Betta, sottolinean­do l’importanza della firma del relativo accordo da parte del ministro Valeria Fedeli, nel corso dell’assemblea su università, scuola e beni culturali organizzata ieri sera, nella Sala Restagno del Comune di Cassino, da L’inchiesta-Quotidiano, dal sito di informazione Unoetre.it, dall’Allenza Popolare per la Democrazia e l’Uguaglianza, con il patronato del Comune stesso. L’incontro, nel corso del quale il rettore è stato intervistato dal direttore de L’inchiesta-Quotidiano, è stato condotto dal professor Fausto Pelecchia ed ha visto gli interventi della professoressa Giulia Orofino, pro rettore Uniclam, della professoressa Annunziata Sanseverino del Dipartimento di Ingegneria Elettrica, del rappresentante degli studenti di Eco- nomia e Giurisprudenza, Federico Schimperna e del professore Tommaso Di Brango.

 

Ha portato i saluti ed ha puntualizzato vari aspetti del rapporto Ateneo-città il sindaco Carlo Maria D’Alessandro. «Già da giugno – ha ricordato Betta a proposito della crisi finanziaria che l’ha spinto a scrivere proprio ieri una mail ai dipendenti dell’Università annunciando uno slittamento di qualche giorno dello stipendio – la ministra Fedeli dichiarò che avrebbe aiutato l’Università, nel riconoscimento del fatto che Uni­clam rappresenta un bene non sostituibile per il territorio. Ci sono voluti un certo nume­ro di mesi ed oggi posso dire che la settimana scorsa ho firmato un accordo di programma con il ministero che ci consente di affrontare e superare in maniera tranquilla questo 2017, che è forse il momento più impegnativo di questa vicenda. Oggi posso dire che ha firmato anche il ministro. Il Miur ci fornisce 9,6 milioni di euro che noi siamo chiamati a restituirea, partire dal 2019, in cinque anni. Il 2017 è caratterizzato dal fatto che abbiamo dovuto pagare le prime due rate della rottamazione e, quindi, far fronte a 16 milioni di euro che rappresentavano per l’an­no in corso un extra costo molto impegnativo. La rottamazione era importante perché ci ha consentito di risparmiare 9 milioni di euro di san- zioni. Quindi oggi abbiamo rispetto al momento in cui questa vicenda si è aperta 9 milioni di debiti in meno e questo accordo col ministero ci consente di spalmarne almeno una parte».

Ma come è potuto accadere il mancato versamento di contributi previdenziali che ha portato all’indebitamento? «Dal 2009 ad oggi – ha spiegato Betta – le risorse trasferite dal ministero agli atenei si sono ridotte del 25%. A fronte di una situazione di questo tipo ogni università ha stabilito le proprie strategie per correre ai ripari. Mi sento di dire che quella a­dottata da noi non era una soluzione neanche particolarmente intelligente perché, alla fine, ha creato quei “nodi” che giocoforza vengono al pettine. A nessuno venga il sospetto che qualcuno questi soldi se li sia messi in tasca. Effettivamente c’era una situazione di tensione finanziaria. Ogni buon padre di famiglia in simili condizioni inizia a ridurre i costi. Oppure, prima o poi, qualche problema na­sce».

L’incentivazione di trasferimenti e pensionamenti nei confronti dei docenti – è stato, quindi, chiesto al professor Betta – non rischia di privare l’Ateneo di un capitale umano di assoluto rilievo? «Il fatto che ci sia mobilità tra gli atenei non è di per sé pericoloso – ha risposto -, soprattutto se a questa operazione si affianca la possibilità, nel giro di un paio di anni, di ricominciare a riprendere i giovani. Se noi restiamo fermi con l’organico attuale per 5 anni, per quanto bravi e brillanti, alla fine ci ritroveremo con un sistema che ha difficoltà. Se invece perdiamo anche pedine importanti, ma siamo poi in grado di prendere dei giovani o di consentire a persone interne di avere le meritate progressioni di carriera, il futuro che ci attende sarà tranquillo. Nessuno è induspensabile».

Il risanamento viene pagato anche dagli studenti in termini di tasse… «Quest’anno – ha spiegato Betta – il governo ha messo in atto un intervento molto importante, forte e positivo sotto l’aspetto del diritto allo studio e dell’accesso alla formazione universitaria. Ha introdotto la cosiddetta no tax area: qualunque studente che abbia Isee inferiore ai 13mi­la euro non paga; non solo ma fino a 30mila euro di Isee le tasse sono bloccate. A fronte di questo sconto imposto agli atenei le risorse giunte dallo Stato non sono state sufficienti a coprire i mancati introiti. L’effetto è stato mol­to positivo per i redditi bassi ma si è dovuto purtroppo introdurre una politica che ha portato gli studenti con reddito più alto ad arrivare a tasse che prima non avevano mai dovuto pagare. Come Cassino siamo nella fascia media. Ma io sono ottimista: ritengo che questo piano di rientro ci consentirà di portarci in una situazione di gestione attenta ma non di emergenza. A quel punto il primo punto su cui si interverrà sarà il riallenamento delle tasse universitarie».

Il rettore ha poi affrontato altri temi di cui torneremo ad occuparci, dalla prossima inaugurazione di ulteriori 200 residenze universi- tarie, all’installazione del wifi che consentirà l’accesso gratuito ad internet agli studenti Uniclam in città, fino all’apertura che collega il campus della Folcara alla zona dove sorgono vari istituti superiori e si raccorda con la provinciare Valle dei Santi. Di particolare rilievo la verifica in corso da parte degli esperti dell’Anvur, Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario, che hanno iniziato ad esaminare una serie di dati attraverso accessi ai siti dell’Ateneo e che da martedì saranno nelle sedi Uniclam per condurre una serie di interviste.

L’incontro è proseguito con l’intervento della professoressa Orofino che ha spiegato come l’Univerità di Cassino sia oggi «impegnata in un importantissimo progetto che è la presentazione della candidatura nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco del sito “Gli insediamenti benedettini nel paesaggio culturale dell’Italia Medievale”. Un’altra sfida è rappresentata proprio dall’inserimento di Montecassino perché tra i criteri imposti dall’Unesco ci sono l’autenticità e l’integrità dei siti e la nostra Abbazia è stata notoriamente ricostruita nel dopoguerra, quindi in età moderna, ricostruita “dov’era e com’era”, quindi in forme che già avevano perso dal XIV secolo la loro facies medievale. Paradossamente proprio questa fedele e meticolosissima ricostruzione testimonia autenticamente l’impprtanza del sito e del culto di San Benedetto».

Sulle criticità del sistema universitario italiano si è soffermata la professoressa Sanseverino che ha sottolineato l’elevatissimo livello di precarietà che costringe i ricercatori all’incertezza del proprio futuro fino a 45 anni di età. La docente si è chiesta se ci sia un interesse a rendere strutturale la precarietà visto e considerato che nel dibattito politico non si parla più di investimenti, e soprattutto di quelli che andrebbero fatti urgentemente sul capitale umano. Interessanti e profonde le riflessioni del professor Di Brango sulla situazione nella scuola pubblica italiana approfondendo gliaspetti relativi all’introduzione del concetto di “competenza” nella pedagogia scolastica per la quale non esiste una sua definizione precisa da tutti condivisa.

 
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