di Valerio Ascenzi – L’Inchiesta Quotidiano e UNOeTRE.it ad Anagni, insieme ai lavoratori di Vertenza frusinate, per parlare di politiche occupazionali. Nei locali della biblioteca Comunale “A. Labriola” sono stati affrontati temi che questa provincia non deve assolutamente mettere in secondo piano. Della disoccupazione si dovrà si dovrà continuare a parlare anche se qualcuno vuole ancora spazzare la polvere sotto lo zerbino.
I mali di quest’area geografica sono sicuramente la malasanità, l’ambiente ecologicamente compromesso e la disoccupazione. Il frusinate, il nord in particolare, hanno conosciuto la crisi prima ancora dell’arrivo della depressione a livello globale. Il tessuto industriale ha iniziato a vacillare già fina dalla fine degli novanta. Le politica neoliberiste e il mercato globale hanno solo assestato il colpo di grazia alla nostra provincia.
Non solo ex Videcon o ex Marangoni. Ci sono migliaia di lavoratori che erano impiegati in queste aziende e anche in alcune più piccole, o nell’indotto delle grandi aziende. Quel che è rimasto oggi è un territorio spoglio, senza possibilità occupazionali e con una questione ambientale compromessa. C’è inoltre un nuovo fenomeno migratorio in uscita: i giovani lasciano la provincia di Frosinone per andare al nord, ma soprattutto all’estero.
Nonostante una politica disattenta alle esigenze del territorio e dei lavoratori, gli aderenti a Vertenza Frusinate (organizzazione che tra l’altro è nata proprio ad Anagni), hanno ottenuto risultati inaspettati anche a loro stessi. Gramsci sosteneva che la società avrebbe avuto bisogno dell’impegno dell’intelletto dei singoli, che avrebbero dovuto impegnarsi studiando. Ed è quello che hanno fatto i lavoratori di Vertenza Frusinate: hanno studiato vari modi per riuscire ad ottenere un riconoscimento per la loro dignità di lavoratori disoccupati. Sono riusciti ad arrivare a tavoli di concertazione molto in alto, in regione e al ministero del lavoro. Sono riusciti a far rinnovare per un altro la mobilità e, tra non molto ci dicono, saranno in grado proporre addirittura un progetto per una economia alternativa in questa provincia. “Ci hanno detto che sappiamo lamentarci ma che non siamo propositivi – spiegano – ma presto si ricrederanno”. Il risultato di Vertenza Frusinate è unico nel suo caso: sono riusciti a far riconoscere l’area di Frosinone come area a forte complessità per la crisi economico lavorativa (senza questo riconoscimento non sarebbe arrivata neanche la nuova mobilità), si sono confrontati con alti funzionari dello stato, senza che vi fosse intercessione né di politica né di sindacati.
In barba a quello che il burocratico e macchinoso reddito di cittadinanza, che probabilmente sarà riconosciuto a pochi, considerate le clausole e i paletti che contiene, stanno iniziando una petizione per la presentazione di una legge di iniziativa popolare per il reddito minimo garantito. I lavoratori però non vogliono essere pagati senza lavorare. “Dopo la chiusura delle nostre aziende – ha spiegato uno di loro – se ci avessero detto: da domani non avrete più questo lavoro ma andrete a fare lavori più umili, noi ci saremmo andati, ma non ci è mai stata data alcuna possibilità”. Nel chiedere il reddito minimo garantito comunque fanno riferimento ai modelli del nord Europa, dove c’è la flexsecurity, una sorta di mobilità in cui i lavoratori rimasti inoccupati, percepiscono comunque un reddito, frequentano corsi di formazione per essere riconvertiti nel mondo del lavoro con altre mansioni.
Il lavoro è un diritto, ma per molti politici questo concetto, sancito dalla Costituzione, è morto da anni. I politici di spicco in questo territorio sono stati più volte coinvolti nelle questioni del lavoro e della disoccupazione, ma hanno dimostrato di essere completamente disinteressati e, a volte, anche poco competenti. Di fatto non hanno tutelato la dignità umani di questi lavoratori senza occupazione. Chi si è opposto al reddito minimo, non ha fatto i conti con queste persone: ci sarebbe da chiedere se sono riusciti a guardare mai negli occhi un disoccupato, a percepire le ferite alla dignità di queste persone, se sono mai riusciti a comprendere quale umiliazione sia per un padre di famiglia non riuscire a sostenere i propri cari. Evidentemente no, altrimenti la politica in questo territorio avrebbe dato risposte, mostrando almeno un minimo di interesse… per le competenze, beh… non si possono fare miracoli.
Continueremo a parlare di lavoro e di numerose altre questioni il 1° dicembre a Frosinone nell’Assemblea per la Democrazia e l’Uguaglianza (convocata per le ore 17 nel salone dell’Amministrazione provinciale), non nascondendoci e non nascondendo i fatti. La disoccupazione è un problema e come tale va affrontato per essere risolto. Per quel che ci riguarda: guai a non divulgare informazioni su questioni così delicate per questo territorio.
25 nov 2017