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g8 bolzaneto 350 260di Nadeia De GasperisSe sedici anni vi sembran pochi.
Di certo il movimento di Genova non è stato il primo a manifestare per una istanza collettiva, ma forse è stato davvero l’ultimo a veder manifestare fianco a fianco giovani e anziani, laici e cattolici, finanza e agricoltura? La generazione più giovane provava per la prima volta sulla propria pelle che il proprio futuro sarebbe stato addirittura più complicato di quello dei propri padri. Attanagliati e rinchiusi nella paura del fondamentalismo islamico, dell’ultimo immigrato che viene a rubare lavoro e serenità, quale evento ci vedrebbe manifestare fianco a fianco per il bene comune ancora oggi?
Forse è stata la prima volta che il “mondo nuovo” di giovani movimenti ha avuto la totale percezione di quanto arrogante, mediocre e volgare potesse mostrarsi il potere. Non si è trattato certo di un colpo di coda degli anni ’70.
Ieri Gabrielli ha rilasciato una lunga intervista nella quale ha sostenuto che se fosse stato al posto di De Gennaro si sarebbe dimesso, dopo i fatti di Genova. Che la loro istituzione è pulita e sana e non deve temere leggi e controlli.
Siamo d’accordo, l’istituzione non deve temere leggi e controlli, perché dopo anni di attesa, da qualche settimana è stata votata la legge sul reato di tortura, una legge che ha giocato al ribasso nell’opinione delle associazioni da sempre impegnate sul fronte della tutela dei diritti umani e per Sinistra Italiana e Possibile che si sono astenuti dal voto. Una legge per cui astenersi, per ragioni diametralmente opposte, per la destra estrema, che l’ha ritenuta non abbastanza restrittiva e punitiva.
Eppure i trattati internazionali del 1989 servivano a punire specificamente dai casi di abuso di potere. C’era poco da inventarsi.
Se dopo sedici anni il rancore, il dolore, la diffidenza, sono ancora così vivi probabilmente il dialogo e la riflessione non sono stati sufficienti a mitigarli.
Gabrielli ci assicura che fatti come quelli di Genova non si ripeteranno più, perché il baricentro si è spostato sulla prevenzione anziché sulla repressione. Allora ci chiediamo, non era come volevate lasciarci pensare, l’azione di singoli? Allora era un piano studiato bene? E poi, quale prevenzione? Ci verrà forse impedito di manifestare, più di quanto non si faccia già? A chi non è già capitato di tremare un po’ all’idea che un figlio, (o un padre), possa recarsi a una manifestazione?
Ancora una volta, avremmo dovuto accontentarci di una legge brutta oggi, quella sul reato di tortura. Non ce lo avevano detto anche per la riforma costituzionale, alcuni uomini saggi dall’alto della loro protervia, che è meglio una legge brutta oggi che il nulla domani? E così accettiamo leggi brutte e ci assicuriamo anche il nulla domani e dopo quattro anni di discussioni, modifiche, rinvii, otteniamo che la legge sia superflua e inapplicabile, non conforme al testo ONU, nonché incostituzionale.
Lo stesso Manconi si era rifiutato di votare il nuovo testo al Senato, dicendo: «Le modifiche approvate lasciano ampi spazi discrezionali perché, ad esempio, il singolo atto di violenza brutale di un pubblico ufficiale su un arrestato potrebbe non essere punito. E anche un’altra incongruenza: la norma prevede perché vi sia tortura un verificabile trauma psichico. Ma i processi per tortura avvengono per loro natura anche a dieci anni dai fatti commessi. Come si fa a verificare dieci anni dopo un trauma avvenuto tanto tempo prima?».
E non c’è legge che tenga e che ci assicuri che i fatti come quelli di Genova non possano reiterarsi. Ci scusi Gabrielli se le sue rassicurazioni non ci bastano dopo sedici anni di attesa, dal giorno in cui la Corte parlò quindi di «tortura» e invitò l’Italia a «dotarsi di strumenti giuridici in grado di punire adeguatamente i responsabili di atti di tortura o altri maltrattamenti impedendo loro di beneficiare di misure in contraddizione con la giurisprudenza della Corte».

Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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