Un anno fa, il 12 luglio 2016, uno scontro fra treni, che viaggiavano in senso contrario su un binario unico, fra Andria e Corato, creò un grande emozione e tanti, tanti interrogativi. UNOeTRE.it ricorda questa tragedia con un inedito. E’ uno scritto che la nostra Daniela Mastracci redasse alla lettura dei giornali, molto colpita dalla brutalità dell’incidente e dalla necessità di ricercarne le cause. Pensando che le sue riflessioni fossero una qualche ripetizione del “tanto” che si scriveva in quelle ore lo tenne per sé. Vale la pena leggerlo anche oggi, è più che mai attuale e niente affatto ripetitivo.
di Daniela Mastracci – Il sistema di controllo. La stampa si concentra per un verso sull’errore umano, per altro verso sul problema “sistema di controllo”. Il pool di 4 magistrati che fa capo a Francesco Giannella introduce un terzo elemento di indagine: come sono stati usati i fondi europei stanziati fin dal 2012? E perché tanto ritardo nell’attuazione del progetto che prevede il raddoppio della linea ferroviaria a binario unico?
Parliamo di un’azienda privata, la Ferrotramviaria s.p.a. che gestisce 70 km di tratta ferroviaria da Bari a Barletta, inclusa la tratta che collega il centro di Bari all’aeroporto Karol Wojtyla di Palese.
Sembra esserci una connessione tra l’incidente sulla linea Corato-Andria proprio con quest’ultima tratta verso l’aeroporto: il traffico sulla linea Bari-Barletta è notevolmente aumentato proprio per via del collegamento con l’aeroporto: più spostamenti, più viaggiatori, più treni su una tratta pur sempre a binario unico. Un traffico che ha voluto dire tanti treni ogni giorno quindi un surplus di lavoro e soprattutto di attenzione da spendere perché, e qui sta la connessione di cui dicevo, il controllo è ancora tutto manuale, dipende dal lavoro dei macchinisti e soprattutto dei capistazione. Perché non si è investito nell’automazione? Perché ancora il “blocco telefonico”, ovvero la comunicazione via telefono del via libera, tra la centrale di controllo e il macchinista? Un si o un no che possono rivelarsi letali! E questo ci autorizzerebbe a parlare di errore umano (?)
Investimenti mancati o comunque dilazionati troppo nel tempo; di fatto non ancora neppure iniziati i lavori per il raddoppio della linea; investimenti mancati nel controllo automatico. (vedi fonti giornalistiche riportate in fondo ndr). Tutto, più o meno, sotto controllo se il traffico fosse rimasto lo stesso, ma così non è. Un aumento di treni in viaggio, tanti pendolari e sempre di più. Questo significa entrate, e significa quindi che l’azienda Ferrotramviaria aumenta i suoi profitti ma a danno della sicurezza e a danno della dignità delle persone. Tra queste ci metto il capostazione: non può trovarsi solo di fronte al dramma accaduto; non possiamo pensare che la colpa sia soltanto sua. E’ vero è un uomo ed ha alzato la paletta (ha dato l’ok al treno in partenza da Andria), ma è un uomo anche perché la fatica lo strema, gli toglie concentrazione. E allora è uomo sia perché come tutti gli uomini è fallibile, ma sia soprattutto perché è un uomo che come tutti gli uomini che lavorano per vivere è sottoposto a ritmi e a responsabilità oltre le umane possibilità, un surplus di lavoro che ne offende appunto la fallibilità: troppo facile allora imputargli l’errore quando si adopera lo stesso argomento “fallibilità”: lo si adopera per accusare; lo si adopera occultandolo e fingendo di avere a che fare con una specie di infaticabile robot. L’uomo non è un robot. Ma il sistema privato che punta all’incremento esponenziale del profitto, lo tratta da robot. E quando però quel robot torna “misteriosamente” uomo, con un rovesciamento altrettanto “misterioso”, dimenticando di aver dimenticato che l’uomo è fallibile, su di lui si riversano le colpe, l’incapacità, l’errore, l’inadempienza.
L’articolo 41 della nostra Costituzione recita così:
“L’iniziativa economica privata è libera. Non svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”
Non intendo io stessa ergermi a giudice di alcunché, non ne ho le competenze; non partecipo alle indagini e non sono neppure una giornalista di inchiesta. Sono soltanto una lettrice di giornali e che ha provato indignazione per il dito puntato sul capostazione di Andria. E’ un sistema sbagliato quello che fa lavorare pochi e li fa lavorare troppo, e per troppo non intendo soltanto in termini di quantità di ore lavorate, anche; ma intendo soprattutto in termini di responsabilità crescenti in proporzione a ritmi che sono ben al di là del lavoratore stesso, ma di cui il lavoratore è ingranaggio e deve fare come Chaplin in “Tempi moderni”: la velocità della macchina “porgi pranzo” lo costringe ad ingurgitare alla sua stessa velocità; come se al posto della bocca e di un normale sistema di masticazione e digestione ci fosse un imbuto in cui soltanto versare dentro, e lasciarsi versare, l’occorrente perché quella macchina-uomo possa rigenerarsi.
fonti di documentazione: