entro le mura 350 260

entro le mura 350 260di Valerio Ascenzi – Siamo un paese tremendamente razzista e xenofobo, impantanato e con un penoso livello culturale che ci impedisce di progredire. Questa situazione c’è, probabilmente perché la nostra democrazia ha fallito uno dei suoi compiti essenziali: istruire alla multiculturalità e alla tutela di tutto ciò che è diverso. Nonostante gli ultimi tentativi di far passare la cultura della diversità anche attraverso la scuola, tutto è fermo. La legge 107/2015, quella che Renzi continua a chiamare “buona scuola”, di buono aveva solo i diversi interventi in ambito pedagogico per favorire lo sviluppo di una mentalità multiculturale in Italia. Ma si è pensato solo a denigrare i docenti e a far sentire “onnipotente” la figura del dirigente scolastico. Il risultato è un’ondata xenofoba e razzista di proporzioni inaudite per un Paese, come l’Italia che ha subito vent’anni di fascismo e di leggi razziali, che dovrebbe essere ormai immune a certi sentimenti. Impulsi razzisti hanno investito anche la Ciociaria dando vita a cellule di movimenti neofascisti esistenti a livello nazionale, spesso apparentemente folkloristici e ridicoli, ma a nostro avviso da non sottovalutare e da sconfiggere esclusivamente con l’informazione e la cultura.

Modificare definitivamente la legge sulla cittadinanza per iniziare

La nostra Italia ha bisogno di multiculturalità e di una mentalità interculturale. A nostro avviso sarebbe il caso di modificare definitivamente la legge sulla cittadinanza per iniziare. Ci sarebbe un ottimo disegno di legge, che modificherebbe le norme di accesso al diritto di cittadinanza, il DDL 2092 attualmente parcheggiato dal Governo Gentiloni, che non ha avuto il coraggio di discuterlo e approvarlo. Come tutte le buone leggi, non s’ha da fare… però l’importante è che si facciano riforme che poi la Corte Costituzionale boccia e smembra pezzo a pezzo: non ultima la riforma che ha voluto l’accorpamento della Forestale ai Carabinieri.
Assistiamo sui social a prese di posizione orride, contro i giovani rifugiati politici provenienti dall’Africa subsahariana, ospitati nei nostri centri di accoglienza, manche contro chi manifesta di essere a favore dell’accoglienza di queste persone sfortunate. Nel contempo questi “fascisti del terzo millennio” si oppongono allo Ius Soli, espressione giuridica che sta ad indicare l’acquisizione della cittadinanza, di un determinato Paese, come conseguenza del fatto giuridico d’essere nati sul territorio dello stesso paese, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. In pratica, la riforma prevede la cittadinanza a tutti i bambini nati in Italia, anche da genitori stranieri. Pensate un po’ che questo Ius Soli, così, puro e semplice come ve l’abbiamo appena spiegato esiste negli Usa, o in stati europei come l’Olanda. Di fatto però, in Italia, per i nati da genitori stranieri la cittadinanza si può già richiedere entro il diciottesimo anno di età. E questo vale anche per molti altri paesi europei. Non è un vero e proprio Ius Soli come quello statunitense. La riforma prevede la cittadinanza con uno strano Ius Soli, per chi è “nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, o sia in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286”. Quindi ci sono delle notevoli limitazioni: non baste esser nati semplicemente sul suolo italiano.

Che cos’è lo Ius Culturae?

Ma quel che gli xenofobi, al grido di “l’Italia agli italiani” e “no Ius Soli”, non hanno capito è che il DDL 2092, parcheggiato ad inizio estate dal Governo Gentiloni, prevede lo Ius Culturae, ovvero la possibilità di diventare cittadino per chi nasce, o arriva in Italia entro il compimento di una certa età, e frequenta le scuole del sistema nazionale di istruzione italiano. Come tra l’altro è previsto in numerosi paesi dell’Ue. Nel dettaglio il disegno di legge, che apporta delle modifiche alla le 91/1992 sulla cittadinanza, spiega che il “minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età che […] ha frequentato regolarmente, nel territorio nazionale, per almeno cinque anni, uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale idonei al conseguimento di una qualifica professionale, acquista la cittadinanza italiana”. Inoltre “la cittadinanza si acquista a seguito di una dichiarazione di volontà in tal senso espressa, entro il compimento della maggiore età dell’interessato, da un genitore legalmente residente in Italia o da chi esercita la responsabilità genitoriale, all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza, da annotare nel registro dello stato civile”. In più: “Qualora non sia stata espressa la dichiarazione di volontà […], l’interessato acquista la cittadinanza se ne fa richiesta all’ufficiale dello stato civile entro due anni dal raggiungimento della maggiore età”.
Quel che ci fa sorridere è che i nati da genitori italiani, che hanno la cittadinanza per Ius Sanguinis – espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza perché nati da almeno un genitore in possesso della stessa cittadinanza – in caso di approvazione del suddetto disegno di legge, manifesterebbero un livello culturale talmente basso da istigare qualcuno a revocar loro la cittadinanza per mancanza dei presupposti di attribuzione in base allo Ius Culturae. Ma al di là dell’ironia, quel che ci fa riflettere è che il Governo italiano, che dice di essere a guida Pd (che a sua volta continua ad affermare di essere di sinistra, ma nei fatti non lo è), ha messo da parte la discussione di questo disegno di legge per paura di eventuali disordini. Mentre per altre leggi scellerate, il governo precedente di cui questo è figlio, non si è posto neanche il dubbio che forse si stava andando non solo contro il programma elettorale con cui sono state vinte le elezioni dal Pd, ma anche contro i cittadini.

 
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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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