di Antonella Necci – Capitolo 6. Le proteste e le manifestazioni pro riapertura dello Sceriffato si avvicendarono per settimane.
Le associazioni cittadine, in processione, si avvicendarono, giorno dopo giorno, di fronte al portone chiuso. Slogan, discorsi estemporanei, urla sconnesse. Una mattina fu convocata pure una famosa fattucchiera, conosciuta in zona come colei che prevedeva eventi inimmaginabili. Le fu chiesto di concentrare le sue arti e stabilire come, quando e perché il portone si sarebbe dischiuso. Nessuna risposta le giunse e la popolazione, sdegnata per il fallimento, la congedò senza fornirle il compenso pattuito.
Fu chiamato, allora,un importante stregone. Giunse con gli abiti da lavoro, vestito, cioè, con corona e semi nudo, un sottile bastone d’ ulivo tra le mani che tremolava mano mano che si avvicinava al portone serrato. Lui stesso tremava e invocando gli spiriti del bene e del male riuniti, chiedèva loro spiegazioni e previsioni.
Nonostante tutto questo via vai, il Gran portone restava immobile. Intatto, se non fosse stato per quella patina di polvere che, con i giorni, cominciò ad accumularsi su di lui.
A nulla valsero le invettive che il popolino di Anagnon sue la mer rivolgeva quotidianamente a quello scellerato del loro Gran Sceriffo, e maledetto il giorno in cui lo avevano nominato tale.
Un conto era stato imbrogliarlo e furbescamente fingere di dargli il loro consenso, e un conto era la vendetta che lui aveva architettato, sia pure a causa della stanchezza, del rifiuto a sentirsi preso in giro, sia pure a causa di tutte le minute cattiverie a cui era stato sottoposto in tutto questo tempo. Tutto poteva essere ammesso, ma non cotanto affronto.
Il Gran Sceriffo era sparito
E chissà dove se ne era andato. Dall’oggi al domani il Gran Sceriffo era sparito. Come se non fosse mai esistito. Le finestre del Grandè appartamento tristemente serrate. Che si fosse nascosto nelle sue stanze? E a quale scopo? No, era andato via. Di certo. La sua auto non era più in garage. Ma quando aveva deciso? Possibile che nessuno della Guardia Reale ne avesse avuto sentore?
Ogni mattina l’operatore ecologico Giuseppe Lucariello, nello spazzare davanti al Gran Palazzo, bussava, suonava, come se fosse certo che, prima o poi, il miracolo sarebbe accaduto. Ogni mattina si guardava malinconicamente negli occhi con tutti i concittadini che mestamente si recavano al lavoro.
Un linguaggio fatto di gesti scarni, occhiate incerte, sorrisi forzati.
” Niente, eh?”
“Niente. Come ieri e forse come domani.”
Le solite obiezioni, le solite frasi, la solita cadenza, la solita incertezza.
” Siamo stati troppo crudeli. Dovevamo prevedere che qualcosa sarebbe accaduto.”
” Siamo stati come siamo stati. Lui non ci ha aiutato. E’ sempre stato contro di noi. Prendeva ogni decisione senza consultarci.”
” Avremmo dovuto cercare un dialogo. Lui lo diceva sempre.”
Così, tra alti e bassi, ogni giorno era questa la sostanza dei discorsi che si sentivano. Soprattutto nei paraggi del centro storico. Soprattutto in prossimità di quel maledetto portone chiuso.