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poliziaspara 2Il terzo brano di “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, in attesa della mattina di sabato 27 maggio quando con una iniziativa provinciale unitaria Anpi, lavoratori e sindacati ricorderanno uno dei più gravi delitti commessi contro operai che 55 anni fa combattevano per i loro diritti. UNOeTRE.it tempestivamente pubblicherà il programma dettagliato di questo importante appuntamento.
Non solo date e orari, ma cercheremo di inizire a ricordare quei “fatti” che nel mese di maggio del 1962 la città di Ceccano sostenne. Riproporremo brani scritti da Lucia Fabi e Angelino Loffredi nel libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, l’unica riscostruzione completa di testimonianze e antefatti finora esistente.
Fu la più forte vertenza sindacale mai combattuta nella nostra provincia per difendere i diritti degli operai del saponificio Annunziata. Prima dell’accoglimento delle richieste operaie il 28 maggio ci fu il momento tragico della morte dell’operaio Luigi Mastrogiacomo , il ricovero in Ospedale di 7 persone e oltre 40 curate ed assistite negli ambulatori. (UNOeTRE.it)

Dal libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata “di Lucia Fabi Angelino Loffredi ( 2013) Edizioni CGIL.

Terzo brano. 16 maggio, Ceccano intera sciopera per solidarietà

Il comitato cittadino lancia lo sciopero di solidarietà cittadina per mercoledì 16 maggio. La manifestazione, per evitare provocazioni della polizia, si deve tenere nella parte superiore della città, in piazza 25 luglio, dalle ore 10.
Gli ambulanti, anche se il mercoledì è il giorno di mercato, unanimemente non montano le bancarelle, i commercianti locali lasciano abbassate le saracinesche.
Mentre la piazza si va riempiendo, alle 9,40 il sindacalista Malandrucco e alcuni operai che presidiano lo stabilimento notano che dentro la fabbrica due camionisti della ditta Nicola Turiziani stanno caricando le scatole di sapone sopra i camion (6) . Si tratta della solita, quotidiana razione di illegalità. il sindacalista e altri operai si agitano, insultano e si avvicinano ai cancelli, chiedono ai poliziotti di intervenire per fermare l’abuso. Ovviamente costoro si guardano bene dal farlo.
A tanti anni di distanza è difficile quantificare quanti fossero gli operai presenti, sicuramente non più di venti, tanti infatti sono coloro che normalmente formano il picchetto, anche perché in quei minuti l’appuntamento per tutti è di convergere nella parte superiore della città. Pochi operai, dunque, ma sufficienti a far muovere le forze di polizia. Il vice questore grilli dà ordine ai commissari Gianfrancesco e Mansiero di far sgomberare il piazzale antistante i cancelli. gli operai non arretrano. Il commissario più anziano indossa la fascia tricolore e dopo aver intimato lo sgombero ordina di suonare la tromba come segnale della carica che arriva immediata. Non sono solo i poliziotti che si muovono manganellando, si mettono in moto anche le camionette che fanno sentire le sirene. gli operai sotto un’eccezionale forza d’urto arretrano,ma non si fanno prendere dal panico. Le sirene suonano, le camionette incominciano a fare i caroselli e dalle stesse vengono manganellati tutte le persone che si trovano nei pressi di piazza Berardi. In questa occasione vengono fermati quattro cittadini e portati dentro il saponificio dove sono brutalmente picchiati. Davanti ai cancelli, nelle vicinanze della fabbrica non c’è alcun operaio. Non esiste alcuna preoccupazione per l’inviolabilità della fabbrica, i poliziotti e le jeep invece continuano a intimorire e a colpire dentro il centro storico, al bivio di via Gaeta e alla zona Borgata. com’era già avvenuto nella carica del 7 novembre, il suono delle sirene non mette paura anzi stimola, eccita, invita a rispondere e diventa una chiamata alle armi. Dalla parte alta del paese, coloro che si trovano in piazza corrono velocemente verso la zona ponte attraverso le tante stradine del centro storico, sembrano tanti rivoli di acqua che si ampliano sempre più e che su piazza Berardi confluiscono fino a diventare un fiume in piena. (7)
Sulla riva destra del Sacco, l’imprenditore Nestore Evangelisti sta costruendo due fabbricati di notevoli dimensioni. Gli operai e numerosi altri cittadini indignati per tanta ingiustificata prepotenza ne approfittano e impugnano pezzi di ferro, sbarre di legno e pietre, si ergono a sbarramento per fronteggiare l’urto della polizia. Le camionette vengono affrontate, qualche operaio
riesce a salire sulle stesse. Poi quando la piazza si riempie ancora di più la barricata diventa mobile, la polizia arretra mentre incominciano a volare sassi che colpiscono con precisione i poliziotti. I rapporti di forza sono modificati.
La polizia dopo due cariche è costretta a rinchiudersi nel saponificio. Pur essendo arrivate a Ceccano tutte le forze esistenti nel territorio provinciale, la polizia è in difficoltà, assediata.
Dal palazzo comunale scendono il sindaco Bovieri, altri amministratori e sindacalisti. Il questore Tagliavia li fa entrare nella fabbrica e apre la discussione mentre fuori regna un clima silenzioso e teso. Chiede al primo cittadino di impegnarsi per convincere la popolazione a rimuovere l’assedio. In risposta il sindaco chiede di liberare i fermati, rinchiusi nella fabbrica. La trattativa va avanti a fatica: alle 13 viene liberato l’operaio angelo Mizzoni; alle 14,30 il barbiere Fiore ciotoli; alle 15 escono Vincenzo Maura, ritornato da pochi giorni dal Venezuela, e Giovan Battista Masi, operaio; più tardi ancora Arnaldo Brunetti. Ogni volta che un fermato esce dai cancelli si odono applausi e grida di gioia. Il sindaco e gli altri contribuiscono a normalizzare la situazione, la tensione si allenta. gran parte dei presenti ritorna a casa. (8) Si contano anche i feriti: fra gli operai Giovanni Funari viene ricoverato presso l’ospedale di Ceccano per ricevere 6 punti di sutura alla gamba. Ne avrà per nove giorni.

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