La mattina di sabato 27 maggio con una iniziativa provinciale unitaria Anpi, lavoratori e sindacati ricorderanno uno dei più gravi delitti commessi contro operai che 55 anni fa combattevano per i loro diritti. UNOeTRE.it tempestivamente pubblicherà il programma dettagliato di questo importante appuntamento.
Non solo date e orari, ma cercheremo di inizire a ricordare quei “fatti” che nel mese di maggio del 1962 la città di Ceccano sostenne. Riproporremo brani scritti da Lucia Fabi e Angelino Loffredi nel libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, l’unica riscostruzione completa di testimonianze e antefatti finora esistente.
Fu la più forte vertenza sindacale mai combattuta nella nostra provincia per difendere i diritti degli operai del saponificio Annunziata. Prima dell’accoglimento delle richieste operaie il 28 maggio ci fu il momento tragico della morte dell’operaio Luigi Mastrogiacomo , il ricovero in Ospedale di 7 persone e oltre 40 curate ed assistite negli ambulatori. (UNOeTRE.it)
Primo brano dal Capitolo Quinto: “Il premio di produzione“
L’attività produttiva, a rimorchio dell’espansione economica nazionale, nel saponificio Annunziata era altissima e alcuni dati fondamentali lo dimostrano in modo molto eloquente: dal 1959 al 1961 la produzione giornaliera del sapone passò da 2.500 a 5.000 quintali. Con l’apertura di 14 filiali su tutto il territorio nazionale, la rete di vendita venne estesa e capillarizzata. A Palermo venne creato addirittura un deposito. il fatturato annuale al 31 dicembre 1961 fu dell’ordine di 30 miliardi di lire e il bilancio si chiuse con ben 7 miliardi di utile (1) . Un risultato notevole, quasi incredibile.
Non siamo in grado di riportare in maniera particolareggiata la discussione che si sviluppò fra le parti in quel periodo, ma ci sentiamo di sollevare una questione: di quell’utile se ripartito, quanto sarebbe dovuto tornare ai dipendenti in termini retributivi, visto che tale ricchezza era stata prodotta con il loro lavoro? certamente una parte.
Nell’accordo sottoscritto il 29 settembre 1961 uno dei tanti punti prevedeva l’erogazione del premio di produzione a partire dal 1° gennaio 1962. Le organizzazioni sindacali, nella seconda parte del mese di gennaio, a tale riguardo aprirono la trattativa, purtroppo accompagnata da tensioni perché stava sorgendo un altro problema: sempre nell’accordo di settembre, era previsto il ritorno alle mansioni superiori degli operai declassificati nel 1959 per rappresaglia, e alcuni di questi, in quel mese di gennaio, avevano ricevuto lettere attraverso le quali l’azienda negava tale riconoscimento.
Non va dimenticato un altro aspetto ugualmente importante: in quei giorni i sindacati stavano trattando il contratto nazionale dei chimici. i sindacati locali chiedevano che venisse quantificato ed erogato un anticipo del premio di produzione, in attesa di fissarne la struttura attraverso il contratto nazionale che si stava sottoscrivendo.
Il 1 febbraio 1962 per discutere di questo argomento si tenne un incontro presso l’ufficio del lavoro di Frosinone, ma l’esito fu negativo. La tensione ritornò altissima e la sera stessa nelle strade cittadine si sviluppò una manifestazione operaia, anche perché l’azienda aveva anticipato la volontà di rico50noscere solo il minimo garantito dal contratto.
Per meglio conoscere le diverse posizioni è necessario riportare una dichiarazione di Carlo Martini, dirigente dell’ufficio personale dell’azienda, apparsa su “Il Messaggero” il 3 febbraio. Martini capovolgeva l’accordo del 29 settembre:“Tale impegno non comportava obbligatoriamente da parte dell’azienda l’istituzione del premio di produzione, ma soltanto un impegno di esaminare la possibilità della sua istituzione” poi, con un linguaggio felpato che solo apparentemente sembrava concedere qualcosa, continuava “tanto più che è in corso in sede nazionale il rinnovo del contratto di lavoro della nostra categoria. Pertanto tra i molti miglioramenti che si prevedono, anche di carattere economico, verrà inclusa l’istituzione obbligatoria di un premio di produzione. L’azienda intende soprassedere in linea generale alla istituzione del premio per attendere ciò che verrà stabilito allo scopo di attenersi scrupolosamente alle norme contrattuali e di non compromettere le trattative in corso in sede di contratto nazionale”. A questa dichiarazione, sempre sullo stesso giornale, si affiancava quella di Nicola Sferrazza, segretario provinciale della CISL, il quale smentiva il dott. Martini ricordandogli che il premio di produzione era già previsto… “nell’ultimo comma dell’articolo 21 del contratto collettivo nazionale tuttora vigente e dall’impegno assunto dalle parti in sede locale con l’accordo del 29 settembre 1961. E’ pertanto legittima la richiesta che il premio di produzione abbia a decorrere dal 1° gennaio 1962”. Per spiegarne meglio il significato dichiara: “Per quanto concerne la pretesa del datore del lavoro che ritiene di dover attendere la conclusione della trattativa per attenersi a quanto verrà eventualmente stipulato si fa osservare che fermo restante la decorrenza del 1 gennaio e la corresponsione di un acconto mensile non sorgerebbero ostacoli da parte dei lavoratori affinché l’accordo venisse stipulato”.
Insomma secondo Sferrazza il pagamento del premio una volta definitivamente concordato si sarebbe dovuto pagare mensilmente.
Due posizioni diverse anche se quella di Sferrazza, pur smentendo Martini circa l’esistenza in vigore del premio di produzione, non sembra ipotizzare esplicitamente la necessità dello sciopero.