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poliziaspara 4Ancora un brano di “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, in attesa della mattina di sabato 27 maggio quando con una iniziativa provinciale unitaria Anpi, lavoratori e sindacati ricorderanno uno dei più gravi delitti commessi contro operai che 55 anni fa combattevano per i loro diritti. UNOeTRE.it tempestivamente pubblicherà il programma dettagliato di questo importante appuntamento.
Non solo date e orari, ma cercheremo di inizire a ricordare quei “fatti” che nel mese di maggio del 1962 la città di Ceccano sostenne. Riproporremo brani scritti da Lucia Fabi e Angelino Loffredi nel libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata“, l’unica riscostruzione completa di testimonianze e antefatti finora esistente.
Fu la più forte vertenza sindacale mai combattuta nella nostra provincia per difendere i diritti degli operai del saponificio Annunziata. Prima dell’accoglimento delle richieste operaie il 28 maggio ci fu il momento tragico della morte dell’operaio Luigi Mastrogiacomo , il ricovero in Ospedale di 7 persone e oltre 40 curate ed assistite negli ambulatori. (UNOeTRE.it)

Dal libro “Ceccano con gli operai del saponificio Annunziata “di Lucia Fabi Angelino Loffredi ( 2013) Edizioni CGIL.

Secondo brano. Altro che premio di produzione

Fra azienda e lavoratori dopo lunghe e infruttuose trattative, ancora una volta le cose non vanno come dovrebbero andare. Si ricomincia a trattare presso l’ufficio provinciale del lavoro di Frosinone. Il tema fondamentale è l’istituzione del premio di produzione, ma il commendatore a ogni incontro nel momento decisivo compie sempre un passo indietro, smentendo così l’impegno annunciato dal dott. Martini.
Si arriva al 25 aprile quando alle ore 22 la CGIL e la CISL, dopo aver verificato che l’imprenditore ancora una volta si rifiuta di discutere, proclamano lo sciopero. (3) e’ opportuno, arrivati a questo punto, considerare meglio la situazione dell’impresa: nel dopoguerra ha incamerato dallo Stato circa 200 milioni di lire come indennizzo per danni subiti durante il conflitto; la fabbri ca si estende su un’area di 50.000 metri quadrati di cui 30.000 coperti; il lungo periodo di salari bassi ha dato la possibilità di apportare alcune importanti innovazioni tecnologiche; ha aperto nuovi impianti per la lavorazione e la vendita di copra, farina di cocco, mangime e glicerina. Dal 1955 è il primo produttore Italiano di sapone secco e fornitore unico dell’esercito. all’interno
del governo gode di chiare e ostentate protezioni politiche: Augusto Fanelli, Pietro Campilli e Giulio Andreotti. Nell’azienda lavorano 537 operai e 21 impiegati. Antonio Annunziata è consapevole che tale situazione si protrarrà negli anni futuri per cui accettare il premio di produzione per il 1962 significa precostituire un precedente per lui oneroso. La ricchezza prodotta, secondo il suo modo di pensare, non può essere divisa con nessuno. neanche in termini irrisori.
Lo sciopero una volta proclamato presenta però alcune situazioni di grande difficoltà: 54 operai non aderiscono e rimarranno giorno e notte in fabbrica a lavorare. nello stesso tempo attorno ad Annunziata scattano tanti piccoli e grandi meccanismi di protezione. Nessuna autorità sanitaria certifica le condizioni igienico-sanitarie esistenti dentro la fabbrica e lo stato di promiscuità visto che non esistevano dormitori autorizzati. La polizia che presidia i cancelli della fabbrica permette che gli automezzi vi entrino per poter caricare il sapone o scaricare altro materiale e così è anche per l’automezzo del ristoratore Picatti di Veroli che una volta al giorno consegna i viveri. Inoltre, fatto ancora più grave, vengono assunti durante lo sciopero sei persone che quotidianamente raggiungono il posto di lavoro trasportate e protette dai carabinieri. non ci risulta che alcuna autorità abbia preso iniziative tali da identificare in questo un reato stabilito proprio dalla legge del 29 aprile 1949, numero 264, art. 27.
Pur di fronte a tante avversità gli operai in lotta non si arrendono, godono del sostegno dell’intera città e vengono aiutati finanziariamente dagli operai delle fabbriche della provincia. i commercianti ceccanesi, inoltre, sono immediatamente disponibili a fare credito. anche l’unità politica è salda.
Il 9 maggio il consiglio comunale esprime all’unanimità adesione e sostegno alla lotta operaia. nella seduta è assente il consigliere Paolo Basile dirigente dell’azienda Annunziata.
Antonio Arcese inviato de “Il Tempo” con il permesso di Annunziata entra in fabbrica e in un articolo dell’11 maggio riporta l’incontro avuto con coloro che sono rimasti a lavorare riuscendo a trasmettere all’esterno il messaggio che fra i crumiri non ci sono segnali di cedimento. Ma è altresì significativo che Arcese non può fare a meno di concludere il suo articolo con queste considerazioni “A Ceccano tutta la popolazione si mostra solidale con gli operai in sciopero”.
Nella città le famiglie dei crumiri subiscono un pesante isolamento. A volte affrontano insulti e violenze psicologiche e la condanna morale subita lascerà il segno per molti anni. e’ impossibile ricostruire in modo preciso i motivi e le forme di persuasione adoperate dalla direzione aziendale per cui tali operai non aderiscono allo sciopero ma il dato più eloquente è che hanno a carico famiglie numerose che dipendono esclusivamente dal salario della fabbrica. Non vivono in campagna ma in centro e non possegono un piccolo pezzo di terra da cui trarre un minimo di sostentamento.
Gli operai che scioperano inviano lettere e telegrammi a coloro che sono in fabbrica a lavorare. Inoltre una macchina dotata di altoparlante gira per alcuni giorni attorno alle mura di cinta del saponificio mandando questo messaggio: “Adesso siete solo voi a soccorrere Annunziata: solo voi ad incoraggiarlo nella pazza idea di provocazione contro tutto il paese. Ancora una volta vi invitiamo alla riflessione. Noi abbiamo deciso di continuare la lotta e se sarà necessario con altre forme”.

Per leggere il primo brano clicca questo link


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