Improve Critical 350 260

Improve Critical 350 260di Daniela Mastracci – Anziché cittadini consapevoli, emancipati rispetto ad ogni possibile “ostacolo” (art.3 Costituzione), la scuola italiana sta producendo lavoratori specializzati ciascuno in un particolare campo, procedura, sezione, dell’intero sistema produttivo, ignari del complesso sistema nel quale andrebbero ad operare, incapaci perciò di vederne la globalità, incidere criticamente sul sistema stesso, di fatto perciò asserviti al sistema; produce consumatori irriflessi; forma giovani utenti immersi nel web; generazioni di menti deprivate della conoscenza, della cultura che, sola, permette un approccio critico al reale, e con ciò libero e attivo, in grado di modificarlo, di reinventarlo, di farlo muovere. La scuola, al contrario, sta formando generazioni piegate al sistema economico tutto: un sistema che attraverso menti “congelate” in un fare sempre più veloce e parcellizzato, non farà che perpetuare se stesso.

La scuola è l’anello di una catena maggiore, ove costruire e rendere immodificabile il sistema tecnofinanziario. Senza conoscenza gli studenti non sanno leggere il mondo, e perciò non possono che subirlo passivamente. Non sono in grado di comprendere oltre la mera lettera, e spesso nemmeno questo. Piegate alle logiche neoliberiste, le riforme hanno agito con il fine studiato di rendere “inoffensive” le nuove generazioni: non si chiedono il perché delle cose; sono immersi in una scuola-vetrina di se stessa, che fa la guerra commerciale alla scuola concorrente a suon di progetti, convegni, iniziative di ogni tipo, atte solo ad attrarre “clienti” paganti (vedi contributo volontario); si muovono usando la pubblicità di se stesse privilegiando l’apparenza, la modernità, il nuovismo a prescindere; di fatto delegittimando le ore di lezione curriculari, sostenendo, esse per prime, che gli studenti sono cambiati, che non reggono lezioni frontali, che non sopportano le spiegazioni, gli approfondimenti, le letture; che la scuola perciò deve adattarsi al modo estemporaneo di consultazioni veloci, che assecondino curiosità contingenti, che vadano incontro ai “gusti” dei ragazzi.

Ebbene per me si tratta dell’esatto contrario: è la politica che vuole ragazzi incapaci di concentrazione e di studio, a tal fine avalla la fluidificazione del tempo scuola, frammentazione, discontinuità, “educando” gli studenti ad altrettanta discontinuità, cambiamento di scena, di attori, di temi, di attività varie. Le nuove generazioni sono sin da subito, ormai, immerse in un modo di fare scuola votato alle attività collaterali, a far essere i ragazzi ( i ragazzi sono trattati come) oggetto di fascinazione, di attrazione; li si tratta appunto come delle menti incapaci di reggere l’impegno, la fatica dell’apprendimento, l’arte della concentrazione. Dunque non sono deconcentrati per natura (una mutazione genetica, una evoluzione darwiniana all’insegna di una riduzione, anzichè dell’ampliamento delle potenzialità del cervello?) ma lo diventano, abituandosi alla scuola mordi e fuggi, accattivante, patinata, e sempre più 2.0, 3.0 e così via. Insomma una scuola che forma amanti della moda e non certo della cultura.

I ragazzi sono cambiati. Allora che si fa?

Eppure, nonostante la mia opinione, voglio concedere dignità all’argomento secondo cui i ragazzi sono cambiati (aggettivo dato senza alcuna specificazione a consentire di capire: cambiati rispetto a cosa, in che modo, in quale direzione?): ammesso che sia vero che i ragazzi sono cambiati, dopo tale constatazione e certificazione, che fare? E qui sta la politica e, di conseguenza, la scuola che sceglie: avallare il presunto cambiamento e adattarsi ad esso, fluidificandosi e rendendo sempre più sofisticata e variegata la gamma delle attività proposte a tali soggetti cambiati? oppure leggere il cambiamento in modo critico, disvelandone le celate conseguenze nell’immediato e a distanza di tempo? Chiedersi dove condurrebbe una generazione di ignoranti del mondo in cui vivono e che condividono? Una generazione incapace di mettersi seduta le ore e studiare, fare proprie domande di senso, provare a rispondere mettendo in atto la propria ragione critica? E se la politica e quindi la scuola si interrogassero in questo modo come dovrebbero rispondere se non frenando tale cambiamento? Educando all’attenzione, alla concentrazione, all’impegno serio e costante? Cioè oggi la politica e la scuola, se certificano studenti che di fatto non studiano più (nel senso latino di studeo, ovvero come Applicazione, Compito, Metodo, ma anche Cura, Diligenza, Sollecitudine), allora dovrebbero dare uno stop a tale habitus acquisito, e farne acquisire uno esattamente opposto: educare alla cura, alla diligenza, sollecitare la passione, educare al rigore di conoscenze faticosamente assimilate, e tali da essere bagaglio prezioso. Gli studenti hanno diritto alla conoscenza, alla cultura, grazie alla quale comprendere il loro presente e, a loro volta, da futuri lavoratori, amministratori, politici e potenziali genitori, cambiare lo status quo, dare il loro contributo rispetto al mondo quale loro lo vorrebbero.

Il mondo ha bisogno di tutta l’intelligenza dei giovani

Viceversa c’è solo appiattimento al reale, assenza di pensiero critico, incapacità di incidere con la libertà di pensiero che i ragazzi invece non avrebbero più: modellati come sono e di più saranno, a come va il mondo, come se il mondo da loro non dipendesse in nessun senso. Si va verso un mondo naturale? Il mondo non è naturale, ma se le nuove generazioni non imparano che esso dipende dalle azioni umane, lo riterranno sempre più naturale e immodificabile. Allora chi avrà, invece, le redini del mondo, sarà vincente su tutta la linea, avrà formato generazioni supine e asservite ai suoi obiettivi. Un mondo retto da pochi in un mondo di milioni di assoggettati.
Per queste ed altre considerazioni, occorre da subito ritrovare lo spirito della nostra Costituzione, ma occorre anche incidere politicamente sull’agenda dei Governi, affinché non solo si riformi la scuola in senso costituzionale, ma essa sia messa al centro della politica e sia istituzione dove reindirizzare investimenti: perché soltanto la scuola può educare le nuove generazione alla stessa consapevolezza costituzionale. Stiamo andando invece verso un mondo sempre meno consapevole della nostra Carta, e con ciò sempre più lontano dal suo dettato: cioè, in definitiva, verso un mondo dove principi fondamentali, diritti e doveri, pratiche istituzionali sono sempre meno osservati, plasticamente piegati agli obiettivi che di volta in volta i Governi si prefiggono. Un allontanamento che rischia di essere irreversibile se non interveniamo presto: chi non conosce i propri principi, diritti e doveri è alla mercé di chi governa, di fatto non più cittadino, ma individuo governato, cui si dice solo cosa fare e come farlo senza più dialettica, perché non ci sarebbe più partecipazione democratica.

 
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Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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