di Nadeia De Gasperis – È di questi giorni il rapporto Oxfam, che ci restituisce, con qualche informazione in più sui numeri, una preoccupante fotografia che aveva già abbastanza “impressionato” le nostre vite, L’attuale sistema economico favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri (in maggioranza donne). E l’Italia non fa eccezione.
La retribuzione salariale erosa dal sistema lavoro, il gioco a ribasso dei diritti dei lavoratori, una società che non riesce a risparmiare e una classe media che rischia di estinguersi, quando avrà dato fondo ai risparmi degli antenati, in questo quadro desolante, dove il sistema dei voucher che era nato per le prestazioni lavorative accessorie, ha reso il lavoro stesso accessorio, ci sono i migranti, i più disgraziati tra i disgraziati, che dovrebbero lavorare come volontari, a pulire le nostre strade e svolgere lavori socialmente utili. Il prefetto Morcone, capo del dipartimento immigrazione, pensò bene di lanciare una sfida al Paese e alle amministrazioni cittadine, «Chi mostra buona volontà e capacità di inserirsi nel nostro contesto sociale potrebbe ottenere un’attenzione diversa nell’accoglienza».
A chi giova pagare questi ragazzi con una irrisoria contribuzione che serva a recuperare i costi dell’accoglienza? Il lavoro non va mai spacciato per volontariato, va retribuito, per quello che vale, non un soldo di meno. Dunque questi posti di lavoro esistono, ma non si è disposti a retribuirli? Che idea abbiamo dell’accoglienza? A chi dovremmo dare il buon esempio? Ai migranti stessi, alla popolazione? Il popolo, quello che frequenta i luoghi comuni, dirà che i migranti, lavorando a pulire le strade ci rubano perfino il diritto di essere schiavizzati! A chi facciamo un favore, alle destre estreme? A quelle forze nuove che non bisogna indispettire con delle prese di posizioni troppo umanitarie? Una scelta che giovi alla sicurezza, affinché queste persone non siano un peso per la società, aggiunge Morcone, senza farsi sfiorare dal pensiero che queste persone, oltre il bagaglio di vissuti segnati da disastro e lutto,
possano portare una scorta preziosa di talento e genio, da esaltare, da lavorare in sinergia con quel talento e quel genio che è costretto a espatriare per essere riconosciuto e considerato. Secondo indiscrezioni del corriere della sera e del messaggero, questi “buoni consigli” diventeranno “cattivo esempio” nel nuovo piano per l’immigrazione del governo, perché i cittadini immigrati sembrerebbe debbano obbligatoriamente essere impiegati nel lavoro volontario socialmente utile. Il concetto di “Sociale” e di “utilità” sfugge da troppo tempo alla nostra classe dirigente.
Continuiamo a livellare verso il basso i diritti e il lavoro, facendo il gioco della povertà. Vado a consultare il dizionario De Mauro e il verbo accogliere è ancora lì, anche dopo la sua morte, con le sue accezioni, tutte legate alla inclusione, alla comprensione. “Contenere”, “raccogliere” i frutti di quello che siamo stati, di quello che rimane del nostro dirci “umani”.
L’immigrazione, al pari della disoccupazione, sono pensate come colpa individuale, insomma, come responsabilità negativa verso la collettività e non invece il contrario: la responsabilità collettiva e politica di prendersi carico del disagio sociale.
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