
Ignazio Mazzoli e Daniela Mastracci – Due domande di Achille Migliorelli avviano il botta e risposta con il professor Gianfranco Pasquino. Nell’Auditorium di San Giorgio a Liri, intitolato al giudice Livatino, vittima della mafia, di fronte ad un pubblico attento e interessato, Migliorelli, ispiratore di questa chiusura della campagna referendaria nel suo comune dopo un garbato ed affettuoso preambolo rivolto all’ospite, pone due quesiti nodali: il primo suona pressappoco così il Senato ha perso ogni potere a partire dal fatto che non vota più la fiducia al Governo, ma non solo; non era meglio abolirlo del tutto o farne una Camera delle Regioni come il Bundesrat tedesco? Il secondo all’interno della stessa “deforma” coglie le contraddizioni indotte dallo stesso Renzi quando ha mostrato in Tv una nuova scheda, che non esiste ancora e che dice “si farà” (forse), per far votare i senatori. I consiglieri regionali e i sindaci saranno sobbalzati pronti a indignarsi. Perché, infatti, dovranno per forza chiedersi: ma come, ci date il potere di eleggere fra di noi i senatori ed ora tirate fuori una scheda da dare ai cittadini? Addio articolo 57 della “deforma”.
Ironico e accattivante Gianfranco Pasquino risponde dando anche un contesto alla risposta. Intanto da dove nasce la riforma? «non dalla necessità di velocizzare il procedimento di approvazione delle leggi. La riforma del Senato nasce con una motivazione che accarezza l’antipolitica “risparmiare soldi” (ma non sarà così che in minima parte) e perché la legge elettorale Porcellum ha prodotto due volte un Senato ingovernabile». Era sufficiente cambiare in meglio, non in un porcellinum, la legge elettorale. «Il bicameralismo italiano ha sempre prodotto molte leggi, più dei bicameralismi differenziati di Germania e Gran Bretagna, più della Francia semipresidenziale e della Svezia monocamerale.»
Tutti i governi italiani sono sempre riusciti ad avere le leggi che volevano anche quando le loro maggioranze erano inquiete, divise e litigiose ne ottenevano regolarmente l’approvazione in tempi brevi se e i loro disegni di legge erano importanti e facevano parte dell’attuazione del programma di governo. «No, non è vero che il Senato era responsabile dei ritardi e delle lungaggini. Nessuno ha saputo portare esempi concreti a conferma di questa accusa perché non esistono.» Piuttosto, il luogo dell’intoppo era proprio la Camera dei Deputati. «Ritardi e lungaggini continueranno sia per le doppie letture eventuali sia per le prevedibili tensioni e conflitti fra senatori che vorranno affermare il loro ruolo e la loro rilevanza e deputati che vorranno imporre il loro volere di rappresentanti del popolo, ancorché nominati dai capipartito.»
Si va dicendo che poi (quando non si sa!) verrebbe studiata e varata una legge per eleggere i Senatori, «beh mi dispiace dirlo ma sulla loro riforma c’è scritto tutt’altro forse non se lo ricordano più? Non c’è soluzione.»
La verità? «Nel dibattito Renzi ha respinto ogni proposta per votare i senatori, oggi forse vorrebbe usare la proposta Chiti, ma come? Sulla scheda potrebbe apparire che alcuni candidati alle regionali sono disposti a candidarsi anche al senato. Ma questa cosa richiederebbe una riforma della riforma. Ma che pasticcio è?»
Pasquino con ancora più esplicita ironia così descrive il nuovo Senaticchio: 74 senatori consiglieri scelti fra i consiglieri in conformità alle scelte degli elettori (abbiamo già
detto che nessuno sa come, fino ad ora), stessa cosa vale per i 21 Sindaci già sapendo, oggi, che quelli di Roma, Torino e Napoli hanno scelto di essere solo Sindaci delle proprie città. Il Presidente della Repubblica può nominare 5 senatori, per fare cosa? che sono? professori di diritto regionale? Sorriso collettivo spontaneo e convinto. Ma ecco anche il confronto con il Bundesrat tedesco: 69 componenti su 89 milioni di abitanti rappresentanti dei Lander, hanno anche vincolo di mandato. I socialdemocratici mandano solo socialdemocratici i democristiani solo democristiani. Perché questo esempio non è stato seguito? Perché era contrario Alfano (L’Angelino Jolie di Crozza ndr). Ma quindi se Alfano dice no, le riforme non si fanno? Qui il sorriso si trasforma in risata, amara.
Troppe leggi, repubblica corrotta
«Si, sarebbe stato meglio eliminarlo il Senato». E aggiunge, Pasquino, in Italia si legifera troppo e male, richiama Tacito “corruptissima re publica plurimae leges” (moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto). Ahiahiahi e allora perché vogliono andare veloci? mica vogliamo ancora più leggi?
Dal botta e risposta viene fuori una realtà che appare scandalosa: prendersela con la Costituzione per i “danni” che governi e partiti hanno prodotto negli ultimi 20/30 anni. Ci fu un tempo che partiti e governi ci hanno dato lo Statuto dei Lavoratori: gli italiani erano fieri e orgogliosi di vivere in un Paese che avesse riconosciuto i diritti del LAVORO, fieri soprattutto che la propria la COSTITUZIONE fosse messa in pratica. Di che cosa possiamo essere fieri noi adulti di oggi? La Costituzione ci ha dato tanto, altroché impantanamento: ci ha dato la Scuola Pubblica, la Sanità Pubblica, ci ha dato i servizi nelle nostre case, ci ha dato il RICONOSCIMENTO del nostro LAVORO e ha detto a chiare lettere che il LAVORO È DIGNITA’: guai a togliercelo!!!
Andare contro questa Costituzione, non “attuarla”, erode i diritti! E ora in nome di che la vanno a strapazzare? Cambiarla toccando 47 articoli è esattamente l’inverso della sua attuazione. Significa che così com’è la Costituzione è considerata un intralcio a ulteriori erosioni. Un esempio?
L’art. 41 “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’Utilità Sociale o in modo da recare danno alla Sicurezza, alla Libertà, alla Dignità Umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini SOCIALI”.
2 dicembre 2016
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