di Daniela Mastracci – Provavo a ricordare da quanto tempo siamo in campagna referendaria (?) Difficile rispondere visto che subito prima di questa campagna abbiamo vissuto settimane in fibrillazione per il Mare e le Trivelle. Siamo attivi in questo anno. E forse questo è bene. E stato un anno denso, per noi italiani e per il mondo.
Mi sono svegliata senza il SI delle trivelle; senza Remain e interdetta ho riflettuto su una Brexit che non mi aspettavo; ho cominciato a vedere i risultati dei Voucher; quelli della “buona scuola” che ormai dà i suoi frutti, un po’ amari, direi; ho visto Nizza il 14 luglio; e nemmeno faceva in tempo a sorgere il nuovo giorno che il 15 si moriva in Turchia.
Aleppo non smetteva di bruciare e fumare; i migranti venivano fermati al confine tra Grecia e Macedonia; riempivano il Mediterraneo di morti. E intanto studiavamo la “riforma” perché alla Costituzione ci crediamo! Poi è arrivato anche Trump e adesso arriva il 4 Dicembre.
Ne parlo con i miei figli perché la Costituzione è mia, ma è soprattutto la loro: noi abbiamo votato e voglio continuare a farlo; abbiamo avuto i Partiti; il Boom economico e sappiamo cosa significa politiche Keynesiane. I miei figli non lo sanno perché sono nati dopo, e quelle politiche già non c’erano più. E adesso impera il capitalismo finanziario, la delocalizzazione, il lavoro fatto con il sub appalto; il lavoro fatto “a nero”; il lavoro fatto senza tutele…e loro? I nostri figli?
E mentre penso a questo, che ne è di Aleppo? Un giorno ho scritto che dal cielo non ci aspettiamo le bombe, perché al cielo rivolgiamo preghiere. E invece la Siria e tanto altro del mondo vive, si fa per dire, sotto le bombe.
Né accentratrice, né discriminante
Ce ne siamo dimenticati? Forse un po’ si: impegnati come siamo nella campagna referendaria sulla riforma legge di revisione costituzionale. Un impegno tutto italiano? Direi di no, visto il grande interesse e le tante ingerenze internazionali. Ma noi siamo chiamati in causa! Perché la Costituzione è la nostra. E allora siamo impegnati a leggere e studiare per bene la riforma. E noi, che voteremo NO perché questa riforma non ci piace, non ci convince, la rifiutiamo, ci siamo impegnati a custodire la nostra Costituzione a sovranità popolare, parlamentare, rappresentativa, democratica, bilanciata: che è forte proprio della sua dialettica, non compromissoria, non accentratrice, non coprente e né svilente le minoranze, ma capace di farle emergere e di rappresentarle, tutte.
“Non una di meno” per la violenza sulle donne, ieri 25 novembre: io dico “non una di meno” la nostra Carta del ’48, nelle differenze sociali, religiose, economiche, sessuali, razziali, linguistiche ivi riconosciute e garantite.
Ognuno di noi è visto e riconosciuto nella nostra Costituzione: da noi non ci sono “curdi” nostrani da isolare, braccare, emarginare, ridurre al silenzio; da noi non ci sono religiosi da combattere perché diversi da un credo unico; non ci sono dissidenti perché non c’è un pensiero unico.
Forse il solo pensiero unico è quello di chi vuole andare veloce ad ogni costo; che parla di “palude” additando proprio la Costituzione: ma allora è palude la rappresentanza di tutte le parti sociali? Perché in passato quelle parti hanno messo in scacco partiti più grandi, ricattandoli (questo ho sentito dire ieri sera) allora quelle parti piccole tanto vale che non entrino proprio in Parlamento (con il maggioritario e premio di maggioranza, così sarebbe). E’ questo il pensiero?
Non persecuzioni ma oblio più o meno istituzionale? Non lasciar emergere le differenze così da poter fare a meno di confrontarcisi? Assicurare al Governo, quale sarà, 5 anni di “stabilità”? E se quella stabilità significasse mettere ancor più in discussione l’accoglienza dei migranti? significasse meno diritti civili? ancor più delocalizzazione? ancor più precarizzazione? ancor più “pareggio di bilancio”? “La stabilità di un governo non è un valore in sé, fine a se stesso”. Andrò controcorrente, ma non è un valore per me.
Voglio un Governo che dialoghi con tutte le parti sociali, che sia all’altezza della varietà di idee e opinioni, che della eterogeneità faccia un valore e non uno spauracchio da cui trarsi lontano; un Governo che non dimentichi nessuno, soprattutto! E difficile? Ma chi ha mai pensato che la POLITICA fosse cosa facile? E proprio perché è difficile a farla ci vogliono donne e uomini appassionati e GIUSTI.
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