di Angelino Loffredi – “La provincia è viva e lotta insieme a noi“. Così andrebbe parafrasato uno slogan che si sentiva anni fa sulle piazze in occasione della scomparsa di una persona autorevole.
Secondo il rito renziano la provincia dovrebbe sparire. Sulla carta e solamente per il nome. Rimarrebbe con il titolo di Area Vasta e con competenze ancora non ben definite. Già oggi con conflitti di attribuzione con la Regione per via della indeterminatezza delle disposizioni governative.
Il fatto che si conosce è che Area Vasta avrà competenze ancora indeterminate e disponibilità economiche eccezionali. Proprio perché avrà a disposizione ingenti ricchezze gli attuali governanti hanno tolto il voto ai cittadini. Meno partecipazione, meno controllo, più discrezionalità.
Il nuovo mostro sarà infatti nominato l’8 gennaio 2017 da 1146 consiglieri comunali con voto ponderato. Un consigliere di Acquafondata avrà una potenza elettorale inferiore a quella espressa da uno di Frosinone.
Anche per questo si sta aprendo il Mercato della Vacche della serie “ Voto ponderato acquistasi”.
Per adesso, dunque, ci hanno privato del voto alla Provincia così come vorrebbero levarci quello per il Senato per creare un senaticchio composto da consiglieri provinciali, regionali, sindaci e 5 amici del Presidente della Repubblica. Un caravanserraglio con competenze confuse che produrranno ritardi nell’attività legislativa e conflitti con la Camera, le Regioni ed i comuni.
I cittadini hanno sentito da parte del Presidente del Consiglio una Babilonia di annunci, dichiarazioni contraddittorie, violenza verbale, personalizzazione, caccia alle streghe.
Un modo di governare che permette alla speculazione finanziaria internazionale di intervenire sulla nostra economia grazie alle falle aperte dall’uomo solo al comando.
Siamo di fronte ad una situazione simile a quella del 2010-2011, imperante Berlusconi.
Il Presidente allarma, minaccia per rimanere attaccato al potere e difendere la casta che lo sostiene.
Il successo del NO sarà liberatorio per tutti, anche per il PD.
Nel 1974, dopo il Referendum riguardante la legge sul divorzio, la DC sconfitta dal NO, isolata, fu in grado di discutere, modificare linea, sostituire il segretario Fanfani con il più rispettabile Benigno Zaccagnini. Se alla DC fu possibile un cambio di passo perché non dovrebbe riuscire al PD?
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