Art4 Costituzione.Italiana

Art4 Costituzione.Italianadi Fausto Pellecchia, 12 novembre 2016 – Resilienza democratica (riflessioni a margine della relazione del prof. Vincenzo Baldini, costituzionalista, all’incontro di “Preferisco di NO” – Cassino 11 novembre 2016)

Una revisione costituzionale come quella proposta dal Governo Renzi, che modifica 47 articoli, più di un terzo, della Carta Costituzionale vigente, ne rappresenta, se non uno stravolgimento, certo una profonda modifica che non può non incidere sull’intero impianto normativo, dunque anche sulla sua Prima parte, quella dei Principi e dei diritti fondamentali (che pure si dice di voler conservare inalterata). La Costituzione, infatti, va considerata come un organismo normativo vivente, dotato di un’intrinseca unità strutturale che le permette di interagire positivamente con il contingente variare delle circostanze storiche : è un corpo le cui membra sono progettate come funzionalmente coordinate per assicurare il perseguimento degli scopi vitali . Analogamente, se elimino o modifico alcuni organi vitali a un certo organismo, ne altero inevitabilmente le sue caratteristiche di specie e conseguentemente le sue attitudini di vita nel rapporto con l’ambiente. In questo senso, il No alla riforma renziana non rappresenta un attardarsi nell’immobilismo e nell’inerzia, ma ha una sua chiara ragione politica, nel senso più alto del termine. Non esprime affatto – come si vuol far credere – un mero conservatorismo, quasi un feticismo idolatrico del testo del 1948; un testo che pure, è doveroso ricordarlo, è espressione delle forze della Resistenza anti-fascista, ispirato alle istanze di una democrazia fortemente partecipata.

La capacità di autorigenerarsi

Lo spirito più autentico del No – al netto delle contingenti e opposte strumentalizzazioni tattiche che il Governo stesso ha suscitato, attribuendo al quesito referendario il valore di un plebiscito sul suo operato o, piuttosto, sui suoi annunci di palingenesi – si ispira piuttosto a quella che potrebbe definirsi una “resilienza” dell’originario spirito democratico e di ciò che, con il lessico teorico di Costantino Mortati, (uno dei grandi padri fondatori del testo costituzionale) si suole definire la costituzione materiale, cioè la concreta attuazione delle istanze che la Costituzione formale del ’48 esprime e descrive e, al tempo stesso, prescrive per la sua concreta applicazione; al fine, cioè, di diventare lievito e alimento delle strutture plurali dell’ordine sociale nei rapporti con l’articolazione istituzionale dello stato democratico. Com’è noto, resilienza è termine derivato dalla scienza dei materiali e indica la proprietà posseduta da alcuni metalli di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. Trasposta sul piano della psicologia sociale il termine designa la capacità di autorigenerarsi dopo un danno o un trauma: non solo, quindi, l’attitudine a fronteggiare e a resistere all’urto delle avversità, ma anche a costruire e a riorganizzare positivamente la propria vita, nonostante le situazioni di crisi che farebbero pensare a un esito negativo. Il 4 dicembre la posta in gioco è la seguente: preservare la resilienza dei cittadini, la volontà di aggiornare e ricostruire dinamicamente le modalità di attuazione dei principi fondamentali della cittadinanza democratica sanciti dalla Costituzione del ‘48 : l’eguaglianza, il lavoro, i diritti, lo sviluppo della cultura e della ricerca, la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico, ecc.

La resilienza democratica, che anima i comitati del No, rappresenta perciò una spinta alla riaffermazione e all’attuazione coerente dei principi costituzionali, che pure nel corso del tempo hanno subito l’urto di effrazioni, omissioni, deformazioni e menomazioni nella loro applicazione, determinando così una “costituzione materiale” che ne ha troppo stesso tradito le idealità di fondo, e che la riforma Renzi-Boschi rischia di approfondire e di legittimare. In questo senso, il No implica l’apertura di un futuro di ricostruzione, di riscatto e di impegno civile che va ben oltre la data del referendum costituzionale ed è esattamente il contrario della paralisi degenerativa che il governo Renzi gli imputa. Viceversa, il Sì , dietro le parole d’ordine “futuristiche” della “semplificazione” e della “velocizzazione” , nasconde una volontà di ritorno al passato: una deriva decisionistica, attraverso il dominio delle nuove oligarchie sociali e il culto della governabilità intesa come discrezionalità degli “attori del mercato globale”. Si tratta, a ben vedere, di un aggiornamento di facciata del sistema pre-politico del “notabilato” su cui si reggeva vecchio Stato liberale. Questo l’altare sul quale la riforma Renzi-Boschi intende immolare l’effettiva sovranità popolare e la partecipazione di tutti i cittadini ai processi di autogoverno.

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