votoNO 350 260

votoNO 350 260di Ermisio Mazzocchi – Ritengo che si debba concentrare il confronto referendario nel merito dei singoli 47 articoli, senza avere un atteggiamento pregiudiziale o di schieramento, senza creare allarmismi catastrofici del tipo: “se si perde questa occasione la Costituzione non sarà mai più cambiata”. La Costituzione è fatta per essere cambiata. Dal 1948 la Costituzione è stata cambiata e integrata 36 volte.
Sono per votare e far votare il NO alla proposta di riforma costituzionale per una valutazione politica che implica scelte che riguardano gli aspetti fondamentali delle garanzie costituzionali e del diritto di rappresentanza diretta dei cittadini. Questi due principi sono messi in discussione e ampliamente strasvolti.

Cominciamo con alcuni passi del primo dei 47 articoli, l’art. 55

Art. 55. – Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza. Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione. (…) Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. (…) Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione (…) Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione Europea.

Alcune osservazioni

In maggioranza (sostenitori del NO compresi) si concorda che la fiducia al Governo dovesse essere data da una sola Camera. Bene! Ma perché non abolire il Senato o farne una vera Camera delle Regioni come il Bundestang tedesco?
Invece si è mantenuto una sorta di bicameralismo perfetto per le leggi costituzionali ed elettorali e per la ratifica dei trattati internazionali. Già questa competenza avrebbe richiesto l’elezione diretta dei senatori.
Il Senato, così, continua a esercitare le funzioni di organo delle Stato, non solo nell’esercizio del podestà legislativa ordinaria e di quella di revisione costituzionale, ma anche nelle funzioni di raccordo tra Stato, enti costitutivi della repubblica e Unione Europea, nell’espressione di pareri su le nomine di competenza del Governo e in tutte le altre funzioni previste dal quarto comma del “nuovo” articolo 55. Però, la riforma priva questo Senato dell’approvazione del Bilancio vale a dire la “competenza” per eccellenza, che suddivide le risorse tra centro e periferia. Un assurdo: dovrebbe occuparsi delle autonomie territoriali, ma non delle loro esigenze finanziarie.
Secondo questa riforma Renzi-Boschi, le regioni, in Senato avranno un numero diverso di seggi a seconda della popolazione, inoltre i senatori avranno libertà di mandato e così la natura rappresentativa del Senato sarà squisitamente politico-partitica con una moltiplicazione delle conflittualità.
Vi paiono motivi sufficienti per votare NO? A me pare di si.

 
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Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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