fermati non mi uccidere 350 260

fermati non mi uccidere 350 260di Ivano Alteri – Continua lo stillicidio di donne vittime degli uomini. Ormai non si contano più i casi di femminicidio che stanno insanguinando il Paese, da nord a sud, senza distinzione di età e di classe sociale. A nulla sembrano essere valse le numerose campagne, anche molto partecipate, lanciate da più parti in questi anni, allo scopo di sensibilizzare gli uomini ad un approccio diverso, nei confronti delle donne. Ma, evidentemente, quelle campagne non sono riuscite ad infiltrarsi nelle contorsioni della mente che colgono i maschi in quei momenti lì. Tanto meno è servito inventare il neologismo “femminicidio”, per eliminare il fenomeno di uomini che uccidono le donne. Ma forse è proprio da qui che bisognerebbe partire.

Il termine femminicidio è stato coniato appositamente, a noi pare, per rendere più comprensibile a tutti il fenomeno, per non confondere l’uccisione di una donna con altri tipi di omicidio, per renderne così tutta la drammaticità. La parola infatti, ad esser pignoli, sarebbe ridondante, essendo il femminicidio niente altro che un “omicidio”; parola che esisteva già. Tuttavia, era necessario distinguerlo dal resto, per veicolare un messaggio forte, che producesse una revisione culturale profonda e veloce, negli uomini del nostro tempo.

Ma non sta funzionando; e forse la ragione risiede nel fatto che neanche il neologismo riesce a definire chiaramente la vera natura di quel che sta accadendo. Infatti, ciò che continuiamo a vedere sotto i nostri occhi non si caratterizza per il fatto che un maschio, generico, uccida una femmina, altrettanto generica; ma per il fatto che un maschio uccida la “propria” femmina, o quella che considera tale. Non si uccidono genericamente le femmine; non si uccidono le nonne o le mamme, le zie o le vicine di casa, le colleghe di lavoro o le clienti; capita anche questo, ovviamente, ma non per questo si parla di femminicidio. Si uccidono, invece, le femmine con cui si vorrebbe vivere insieme: le mogli, le compagne, le fidanzate, le amanti, attuali ed ex. E tutto questo la parola femminicidio non lo dice.

Dove nasce la spinta ad uccidere la propria compagna?

In altre parole, ciò che dovremmo chiederci, non è cosa stia accadendo tra i maschi e le femmine umani, in generale, come il neologismo sembra suggerire; ma cosa accade ad essi, ai maschi in particolare, nella loro relazione amorosa, poiché è in essa che il fenomeno femminicidio si manifesta. Dovremmo chiederci, dunque, cosa stia accadendo in quei luoghi dove la relazione amorosa si svolge, ovvero nei matrimoni, nelle convivenze, nei fidanzamenti, nelle relazioni clandestine. Ancor più precisamente, cosa stia accadendo nella coppia monogamica, che tutte quelle relazioni accomuna, essendo essa intesa, nella nostra cultura, come massima virtù della relazione tra i sessi.

Su questo, a nostro parere, bisognerebbe riflettere. Ma la coppia monogamica è posta alla base della stessa famiglia, che è la cellula elementare della società; metterla in discussione fa di essa un tema troppo scabroso, finanche sovversivo (molto più di altri; anche più del sesso e del contorno morboso di pratiche depravate o presunte tali, che spesso gli si appiccica addosso). E diventa molto più difficile, perciò, da prendere di petto, poiché rischia di rimettere in discussione una colonna portante della nostra società. Un eventuale suo crollo trascinerebbe con sé la società stessa con tutte le sue contraddizioni e privilegi, rendite di posizione e poteri, gerarchie e collocazioni sociali, disuguaglianze e abusi, divisione del lavoro e della ricchezza. E il fatto che sia un tema scabroso per la nostra cultura è dimostrato sin dall’uso di un neologismo ridondante, quando si sarebbe potuta usare una parola già esistente, come “omicidio”; oppure “uxoricidio”, se proprio si voleva indicare più esattamente il tipo di responsabile e di vittima. Ma questo avrebbe voluto dire: o confondere questo particolare genere di omicidio con altri; o peggio, usando la parola uxoricidio, equiparare la moglie, quella legata dal vincolo del matrimonio-base-della-famiglia-cellula-della-società, a tutte le altre. E questo, sì, sarebbe uno scandalo intollerabile. E pericolosissimo, per la conservazione delle attuali relazioni umane in generale.

La coppia monogamica, non solo nel matrimonio, dunque, sembra essersi trasformata nel luogo in cui un maschio può arrivare ad odiare a morte proprio la femmina che dice di amare di più; non ne conosciamo altri in cui si manifesti una così radicale contraddizione. Non sarà proprio essa, allora, che dovremmo indagare con la massima cura, se vogliamo davvero smetterla di opprimere e sopprimere le nostre donne?

Frosinone 25 giugno 2016

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo UNOeTRE.it

regime-attività

Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.