Voto alle donne 350 260

Voto alle donne 350 260di Nadeia De Gasperis – Quando mio padre, il 28 maggio 1983, si recò presso gli uffici comunali dell’anagrafe di Sora per registrare il mio fratellino, l’impiegato oppose ogni resistenza perchè non si compiesse il misfatto, mai un maschio avrebbe potuto avere il nome di una femmina. Gian Maria, giammai! Ecco che dopo una estenuante discussione mio padre pensò di averla spuntata. In verità mio fratello fu registrato come “Giammaria”, quel “giammai” con qualche aggiustamento aveva salvato il buon nome della Vergine Maria da quella mistificazione. Ma questa mancanza era stata vendicata molti anni prima da mia nonna Michelina, all’anagrafe Maria Michele per un “errore” di registrazione. Lei voleva diventare un matematico! Diversi anni prima, nel lontano ’78 a due anni dalla riforma del “diritto di famiglia e i consultori”, nelle stanze comunali attigue, un gruppo di femministe, le stesse che tenevano incontri di autocoscienza a turno nelle case di ognuna di loro, occupò il comune, per ottenere la realizzazione di un consultorio familiare, mia madre tra quelle, festeggiò la vittoria. Lo stesso otto marzo, nei locali del Cinema Liri, si tenne, come ogni anno, un evento celebrativo con musica, teatro, dibattiti.

Vigilantes diffusi del senso comune

Il signor “Angeluccio” pietra miliare del cinema in questione, bloccò mia madre, che recava con sè la sua figlioletta di un anno, io, ammonendola sui rischi che avrebbe corso varcando quella soglia. Quando mia madre cercò di spiegargli che tra le pericolose “femmiscte” ci stava pure lei, anzi, era lei la più pericolosa tra le organizzatrici, il simpatico Angeluccio disse di non scherzare e tornare a casa che se lo avesse saputo suo marito sarebbe stata una tragedia. Ma la tragedia prevedeva il pieno coinvolgimento dell’attore non protagonista Giovanni. Fu nel 1981 che venne abolito il delitto d’onore. Nel 1963 la prima donna superando i confini dello spazio familiare orbitò attorno alla luna, quasi un secolo dopo, sarà la volta di una donna italiana ma dovremo aspettare gli anni ’90 per vedere mia nonna in pantaloni. Dopo averne provato la comodità non indossò più altro. Nel 2016 otteniamo che un sindaco di chiami sindaca e altre declinazioni al femminile, ma non riusciamo a declinare le conquiste femminili nelle azioni concrete del reale, nei linguaggi, nel pensiero, nelle azioni. La vita media delle donne, per la prima volta da lungo tempo, si è accorciata, e non stiamo parlando del punto vita di vespa di Sofia Loren, ma delle misure mancate nel welfare sociale. è del 1950 la legge di tutela delle mamme lavoratrici, del ’56 quella della parità retributiva tra uomini e donne, e del 1963 quella di divieto di licenziamento per matrimonio, ma la’umento del carico del lavoro di cura familiare, lo smantellamneto dello stato sociale, la estromissione dal mondo del lavoro per “ingiusta causa” ci rigetta anni luce indietro.

Tanto da fare ancora

Dovremmo valorizzare le differenee e invece siamo un Paese in cui mancano vere politiche di welfare, a partire da asili nido, scuola a tempo pieno, cura di anziani e disabili.
Non cerchiamo accondiscendenza, o essere quotate in rosa nelle stanze dei bottoni. “Vogliamo anche le rose”, non bastano aposrofi rosa tra un articolo della costituzione e la parola astronauta. Dobbiamo lottare per i nostri diritti e per quelli delle donne donne immigrate, per evitare che rigurgiti conservatori, e Dio sa quanto ce n’è, mini alle fondamenta i diritti acquisiti, in nome di una paventata difesa e tutela dal mostro immigrato. Dobbiamo fare rete, e tornare a fare autocoscienza per capire a che punto siamo e quanti passi (indietro) ci separano da quei diritti anelati e conquistati. Sono passati settanta anni da quel primo voto. Settanta anni portati molto male.

 
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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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