ceccano palazzo antonelli 350 253

ceccano palazzo antonelli 350 253di Emiliano Di Pofi, Sezione ‘Pertini’ PSI Ceccano – Non deve essere una vita facile quella di Stefano Gizzi e Angelo Aversa, rispettivamente assessore al bilancio e consigliere delegato al decoro urbano del Comune di Ceccano, i quali anziché dedicarsi ad amministrare un territorio che ha imboccato la strada del baratro non perdono occasione per distribuire veleni contro il passato amministrativo della città. Il fatto è che la bramosia di battaglia di questi personaggi ha evidentemente offuscato le loro menti, visto che si sono lanciati in accuse completamente senza senso e prive di fondamento. Le loro affermazioni, invece, ci fanno trarre una conclusione più che ovvia: Gizzi e Aversa non conoscono Ceccano, non conoscono il territorio e cercano di mascherare i danni fatti con maldestre operazioni di facciata, tra l’altro imbastite in maniera a dir poco discutibile e oscura. Periferie abbandonate, strade nel degrado, mancanza di programmazione a lungo raggio, degrado crescente: Ceccano, oggi, è questo. L’intera maggioranza farebbe bene, tanto per fare un esempio, a rimboccarsi le maniche e farsi un giro per vedere (e magari togliere) le erbacce che hanno invaso strade e spazi pubblici.

E raggiungono l’apice della sfacciataggine, Gizzi e Aversa, quando imputano alle passate amministrazioni l’incapacità di quella attuale (se non è un’ammissione di colpa questa, poco ci manca): questo è il classico atteggiamento di chi preferisce demolire l’opera altrui al posto di amministrare e ammettere i propri errori. Comiche le affermazioni sui progetti di finanziamento regionali o europei: sono stati proprio loro, quando è andata bene, a presentare progetti a dir poco ridicoli o, nel peggiore dei casi, a non presentarli proprio. Mentre loro dormono, le occasioni di finanziamento si susseguono una dopo l’altra senza che nessuno batta un colpo. Ci vuole coraggio per dichiarare l’opposto di fronte ad errori di portata gigantesca che ci hanno fatto perdere la possibilità di attirare milioni di euro e che si ripercuoteranno sulle generazioni a venire.

Gizzi e Aversa, come in un crescendo rossiniano, concludono parlando di clientelismo, cattiva amministrazione, sperperi e degrado: pennellate magistrali con le quali hanno dipinto il loro tragico autoritratto.

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Di Emiliano Di Pofi

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