di Luigi Compagnoni, Consigliere comujnale di Ceccano – Né destra né sinistra, solo incapacità. Una delle ultime deliberazioni della giunta – mi riferisco in particolare alla n° 79 del 12 aprile 2016 – inerente le “determinazioni in merito alla partecipazione delle comunità locali e associazioni alla cura di spazi pubblici”, toglie, se ancora ce ne fosse bisogno, ogni dubbio sulla assoluta incapacità di programmazione da parte di Caligiore e i suoi. Ma soprattutto rileva in maniera evidente l’approssimazione della gestione della cosa pubblica, che rasenta un dilettantismo imbarazzante per i modi, le procedure e gli obiettivi che si vogliono raggiungere per mere opportunità politiche: che fine ha fatto l’interesse pubblico? Per evitare che qualcuno la “butti in caciara” rispondendo alla mia interrogazione, dimenticandosi che la campagna elettorale è finita da un bel pezzo e che i mesi trascorsi hanno fatto capire anche ai più riottosi che questa ventata di innovazione e trasparenza era soltanto di facciata, andiamo con ordine e raccontiamo i contorni di questa ennesima figuraccia così come sono accaduti.
Dopo aver raccontato per un’estate intera che era in atto un’opera gigantesca di decoro urbano e di abbellimento di Ceccano senza costi per la città, alla mia interrogazione del 19 agosto 2015 (in cui chiedevo di conoscere il tipo di affidamento espletato per incaricare le ditte interessate ai lavori) si rispondeva in maniera generica nel Consiglio Comunale del 10 novembre 2015, accusandomi tra l’altro di essere contro il decoro urbano della mia città senza darmi risposte concrete sulle coperture di spesa. Durante il mio intervento (c’è la registrazione dello streaming) citavo la possibilità di applicare l’art. 24 della legge n.133/2104 (cosiddetto Sblocca Italia) senza che nessuno raccogliesse la proposta. Dopo due giorni, il 12 novembre, presentai un’interrogazione a risposta scritta in cui chiedevo anche: “l’abbellimento tramite fioriere di alcuni ambiti urbani, da me condiviso, è stato realizzato applicando i dettami dell’Art.24 del Decreto Legge n°133 del 12.09.2014, individuando con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati? “.
Rispettare lo Statuto del Comune
Ricordo, tra l’altro, che a norma dell’art. 29 dello Statuto Comunale, alle interrogazioni a risposta scritta va dato riscontro entro 10 giorni dalla presentazione: sono passati oltre 150 (!) giorni e nessuno si è degnato di rispondermi. In attesa della risposta, che sono convinto non arriverà mai per i motivi che adesso illustrerò, infatti , le coperture di spesa sono state trovate successivamente ai lavori e dalle mie ricerche, alla data del 23 dicembre 2015, sono stati spesi 20.024,82 euro (somma complessiva ‘spalmata’ dal 20 agosto 2015 al 23 dicembre 2015 e ripartita su più capitoli di spesa, in ogni caso successiva ai lavori già effettuati!) per le opere di decoro che potevano benissimo trovare copertura finanziaria e gestione attraverso ciò che oggi la giunta comunale cerca di applicare. Certo, perché si è resa conto “che la vastità territoriale della città di Ceccano e le ridotte disponibilità di personale, nonché le limitate risorse finanziarie consentano sporadici interventi di manutenzione e cura delle aree esterne al perimetro urbano…”. A rigor di logica, dunque, ad agosto Ceccano si limitava a via Matteotti e ai Giardinetti. Oggi, finalmente, 5 assessori e 10 vice assessori (il Sindaco non lo conto perché è super partes!) hanno scoperto che Ceccano è costituita da 20 contrade ed ha circa 64 kmq di estensione territoriale (circa il doppio del comune capoluogo!).
Ma l’eccezionalità della delibera n° 79 della giunta più carente dell’intera storia amministrativa di Ceccano risiede in ben altro: dopo aver fatto ricorso ad uno strumento legislativo nazionale con colpevole ritardo, per recuperare il tempo rilancia le possibilità dell’art. 24 e non ci si limita più, come recita l’articolo stesso, “Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano“ ma si individuano – nella delibera comunale – altri obiettivi: a) Rive fluviali e fossati; b) Fontane sorgive; c) Area verde Parco Siserno; d) Aree verdi cortili scolastici“. Ma guarda un po’, sono sparite piazze e piazzette urbane, balconate fiorite, marciapiedi e aiuole spartitraffico, giardini e giardinetti, rotatorie e fontane, monumenti e viali alberati, per fare posto a questi altri ambiti. Presidente Renzi, impari dagli amministratori ceccanesi come si interpretano le sue leggi! Qualcuno della maggioranza mi dovrà pur spiegare, quando si discuterà della mia interrogazione, in quale punto dello Sblocca Italia si parla di rive fluviali, fontane sorgive, fossati, e se la dicitura “limitata zona del territorio extra urbano” comprende anche un parco pubblico di circa 2 ettari come è il Siserno.
Mancanza di una visione strategica
E arriviamo, per chi ha avuto la pazienza di seguirmi fino a questo punto, alla chicca finale. Il 24 marzo 2016 viene convocata la Commissione Cultura (avete letto bene, Cultura!), con all’ordine del giorno la “richiesta dell’associazione culturale ‘cittattiva’ per adozione spazio pubblico”, da parte cioè di un’associazione privata con precisi riferimenti ad un rappresentante della maggioranza. Tolto il fatto che (come evidenziato anche dall’altro consigliere d‘opposizione Dott. Querqui) sarebbe stata più idonea la Commissione al Patrimonio, ho rimarcato nel mio intervento che il Comune avrebbe dovuto, con apposita delibera, fissare i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi in base ai progetti presentati da singoli o associazioni, per evitare di soffermarsi su proposte isolate, ‘imbarazzanti’ per i loro promotori. Ora, al fine di scongiurare che questo imbarazzo, oltre all’esponente della maggioranza, travolga tutta l’amministrazione, voglio sperare che esistano anche altre proposte di privati o associazioni, altrimenti sarebbe lecito pensare ad una delibera ad hoc per favorire determinati soggetti. Dunque, ecco i miei quesiti.
– È STATA DATA L’EVIDENZA PUBBLICA NECESSARIA AFFINCHE’ ALTRI PRIVATI O ASSOCIAZIONI PRESENTASSERO ALTRE PROPOSTE?
– ESISTONO OLTRE AL PARCO SISERNO ALTRE PROPOSTE PRIVATE SULLE FONTANE SORGIVE, SUI FOSSI, SULLE RIVE FLUVIALI? IN CASO DI RISPOSTA AFFERMATIVA, CHI SONO I PRIVATI O LE ASSOCIAZIONI PRESENTATRICI?
– NEL CASO DELLA PROPOSTA PRIVATA O ASSOCIATIVA PRESENTATA SULL’AREA DEL PARCO SISERNO E’ PREVISTA ANCHE UNA GESTIONE COMMERCIALE DELL’AREA (CHIOSCHI, GIOCHI ECC.)?
Sui temi di valorizzazione degli spazi verdi, le passate amministrazioni hanno investito molto, nell’ottica di acquisirle al patrimonio pubblico o di renderle nuovamente fruibili come la villa comunale ( riaperta al pubblico nel 1997 dopo oltre 10 anni di chiusura ) : il parco naturalistico di via Morolense, denominato “parco astronomico” , l’ex giardino dell’Ospedale infaustamente denominato “hortus conclus” (nella mia idea del 1994 doveva essere connesso con via San Sebastiano e via 4 Novembre ), il parco di Castel Sindici e lo stesso parco di Monte Siserno. Mi sarei aspettato, dopo la roboante campagna mediatica di Caligiore, qualcosa di più concreto ed efficace, invece di una delibera “ad personam”. Dopo aver sperperato denaro pubblico con effimere opere di decoro urbano “estive” che potevano essere sopperite già da prima con le procedure di cui all’art. 24 dello “Sblocca Italia”.
Senza contare, in conclusione, che l’amministrazione avrebbe potuto utilizzare per gli obiettivi individuati nella delibera comunale n° 79 anche la legge di orientamento (d,lgs. 228/2001) sulla nuova figura di imprenditore agricolo prevede, appunto, che per servizi ambientali e di decoro l’agricoltore che ha terreni che insistono su determinate aree possono essere partner privilegiati dell’amministrazione. Dice la norma: “Al fine di favorire lo svolgimento di attività funzionali alla sistemazione ed alla manutenzione del territorio, alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, alla cura ed al mantenimento dell’assetto idrogeologico e di promuovere prestazioni a favore della tutela delle vocazioni produttive del territorio, le pubbliche amministrazioni, ivi compresi i consorzi di bonifica, possono stipulare convenzioni con gli imprenditori agricoli”
Ecco la mancanza di visione strategica da parte dell’amministrazione comunale di cui parliamo da tempo. Ecco l’incapacità di comprendere le potenzialità degli strumenti legislativi, di calarli sulle esigenze del territorio: l’interazione con le aziende agricole o agrituristiche locali avrebbe consentito di predisporre delle iniziative concrete per essere pronti alle sfide dei bandi del PSR (Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020) che destina notevoli risorse finanziarie appunto al riassetto idrogeologico, alla viabilità rurale ecc.
Ai ceccanesi che avranno avuto la pazienza di seguire questo excursus così articolato, lascio il giudizio su ciò che ha fatto l’amministrazione e ciò che vorrebbe fare: in solo un anno di governo cittadino, già vediamo messi a rischio patrimoni e valori che in passato ci avevano contraddistinto.
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