acquaminerale fettebiscottatedi Stefano Di Scanno dal “Diario settimanale de L’Inchiesta” del 9 gennaio 2016 – La stagione dei tagli alle fette biscottate. Investiremo 50 milioni di euro in sostegno alle imprese e posti di lavoro. Anzi, di più, 80 milioni. L’accordo di programma, nato per dare una risposta ai 1200 dipendenti della ex Videocon di Anagni, bidonati dagli indiani e lasciati in mezzo ad una strada, s’è risolto con zero occupazione aggiuntiva e soldi pressoché inutilizzati, a due anni e mezzo dalla fantasmagorica firma degli atti al Mise tra flash e sorrisi a 32 denti.
La regia romana è stata perfetta nel rifilare l’ennesimo pacco alla provincia di Frosinone limitando pure gli “inconvenienti”: tipo la protesta dei lavoratori sull’autostrada, per la quale le vittime si sono dovute anche pagare l’avvocato, oppure il ricorso pietoso agli ammortizzatori sociali con soldi che, tanto, ha tirato fuori lo Stato. Tutt’al più la Regione ha pensato a qualche corso per operatori del rifacimento unghie: i 6 milioni di curo stanziati per fornire – come si sentenzia nei posti che contano – “un percorso integrato di riqualificazione e reinserimento lavorativo”.
Ma ad oggi né Acs Dobfar e né Sanofi Aventis hanno sfruttato l’opportunità, Zingaretti si presenta in pompa magna a Rieti a ufficializzare il locale accordo di programma da 10 milioni di euro ed il dubbio sorge spontaneo: qua stiamo su “Scherzi a parte”. Perché se non fosse per quelli di Vertenza Frusinate che ancora raccolgono firme e protestano su Facebook, la storia dell’ex fabbrica di cinescopi e delle famiglie dimenticate sarebbe finita nell’album dei ricordi della zona industriale Frosinone-Anagni. Invece lunedì Pompeo sarà costretto a convocare l’ennesimo tavolo delle chiacchiere a vuoto per far finta di far qualcosa ed il Movimento 5 Stelle porterà in Consiglio regionale il 12 gennaio un ordine del giorno sulla disoccupazione in Ciociaria che servirà a riempire almeno i verbali della Pisana.
Quando si parla di concretezza, del resto, bisogna di sicuro guardare altrove: il Consiglio Regionale ci costa 71 milioni di euro (dai 110 milioni dell’epoca abbruzzesianpolveriniana). Tanto per fare l’esempio di gruppi consiliari con un solo componente, la Lista Bongiorno di Fardelli, la lista Storace, La Destra sempre di Storace, Fratelli dìItalia di Righini ci costano pco0 meni di 80 euro l’una, la lista Zngaretti con due consiglieri circa 150mila euro (oltre ovviamente a indennità e rimborsi ai consiglieri stessi).
I costi della politica, si dirà, sono necessari alla democrazia. Ma i meccanismi nei Paesi oc-cidentali prevedono che la democrazia fun¬zioni per assicurare lavoro e benessere diffuso e non per divorare il denaro dei con¬tribuenti senza neppure farne pubblico ren¬diconto.
Perché intanto le strade del nucleo indu-striale Fca restano con le buche, i malati negli ospedali si vedono perfino ridurre bot¬tiglie d’acqua minerale e fette biscottate e Zingaretti esulta per l’impennata degli eli-soccorsi nel 2015, come se non corrispon¬desse allo sfascio ospedaliero della periferia che s’agrappa ai voli verso Roma per salvare qualche vita.
Sul lavoro come sulla sanità c’è chi gioca al ribasso, fa finta di non capire e veicola una controinformazione velenosa e bastarda: si tratta di rialzare la testa e valorizzare la di¬gnità della protesta di chi non ci sta più a far finta di niente.
L’inchiesta raccoglie firme della Vertenza Frusinate soprattutto per dare il segno che si deve ricominciare da un fermo e irremo-vibile “no” all’ulteriore degrado della sanità pubblica e privata, al crollo dei livelli occu-pazionali ed alle imprese produttive e non assistite lasciate sole a fare i conti con le tasse e con alcune banche che prestano denaro all’8-9% mentre l’Abi annuncia che il si¬stema sarebbe sceso ad un 3,33%.
E non si dica che, in tempi non sospetti, non avevamo chiarito da che parte stiamo noi e… voi, amici, lettori.

 
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