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Povertà di identitàdi Ivano Alteri – Nei giorni scorsi, su queste stesse pagine, Donato Galeone riprendeva la discussione avviatasi a seguito della pubblicazione dei dati economici relativi all’Italia e in particolare alla nostra provincia. Era iniziata con un intervento di Ermisio Mazzocchi che individuava nelle statistiche relative al nostro territorio caratteristiche tali da poterlo definire come “terra del Sud”. Da parte nostra, pur condividendo l’analisi, facevamo notare che la nostra situazione, al di là dei numeri, aveva peculiarità specifiche, derivanti dalla sua specifica condizione e storia, tali da dover quasi invidiare il Sud.
Ora Galeone riprende il discorso nel suo articolo, significativamente intitolato “Due antiche povertà riemergono”, per rilanciare la necessità di un’azione corale dell’intero territorio, soprattutto in vista delle annunciate azioni governative per il Sud, partendo da “una omogenea identità culturale e politica locale”. L’auspicio è una “ripresa economica equilibrata tra comparti produttivi, propositiva… sostenuta e condivisa dalla Regione Lazio e dalle Regioni meridionali, quale proposta complessiva impegnata e articolata [a livello] nazionale, voluta dalle rappresentanze popolari locali”.
La coralità dell’azione è il filo rosso del ragionamento di Galeone, che individua nell’assenza di un’identità collettiva il problema principe della provincia. Di fatto, tale mancanza d’identità va a costituire la terza “povertà”, che si aggiunge a quelle delle origini storiche: poveri terreni, povere case, allora; ed ora anche povera identità.
Naturalmente, queste povertà poi si trasformano in povertà materiali, quelle registrate dai numeri delle statistiche, che vedono crescere la povertà relativa e quella assoluta, il disagio sociale, l’emarginazione di giovani e anziani… Quale identità collettiva, ci chiediamo allora, è possibile costruire in queste condizioni? Se fra di noi vivono persone completamente escluse, ciò non è già grave sintomo di disgregazione, mancanza di comunità, cieco egoismo? E se un’identità collettiva è il punto di partenza di ogni iniziativa di evoluzione, non è allora necessario rimuovere preliminarmente tali drammatici ostacoli alla sua costruzione?
Purtroppo, i detentori pro tempore del potere politico e amministrativo locale, in tutt’altre faccende affaccendati, tendono a percorrere tutt’altra strada. In alleanza stretta con i cosiddetti poteri forti, che molto spesso si tramuta in palesi complicità, pensano piuttosto a sfruttare le drammatiche condizioni di bisogno in cui versano i nostri concittadini per costruire clientele elettoralistiche per loro, e preparare manodopera a basso costo per i loro compagni di merende.
Ma il loro, riteniamo noi, è solo un tentativo disperato di procrastinare una fine incombente ed inevitabile. Essi rappresentano ormai il problema, e la soluzione è possibile trovarla solo in loro assenza (fatte le necessarie eccezioni). Su di essi non possiamo più contare. Perché essi non hanno capito ancora che le sorti della nostra terra potranno essere risollevate soltanto con un’alleanza strettissima e indissolubile con quel potere fortissimo e imbattibile che noi ci ostiniamo a chiamare Comunità.

Frosinone 28 ottobre 2015

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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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