di Donato Galeone – Dal 23 settembre è in vigore la legge n.141/2015 ed il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali – entro il prossimo 23 ottobre, previa intesa con le Regioni e il parere delle competenti Commissioni parlamentari – dovrà adottare il decreto che definisce i requisiti minimi e le modalità relative alle attività della “AGRICOLTURA SOCIALE” che coinvolgerà anche la Ciociaria, territorio coperto da oltre il 70% di montagna e collina, patrimonio di potenziale e sostenibile sviluppo agroforestalepastorale di notevole valore economico e ambientale.
E’ certo una questione italica rilevante e antica molto dibattuta anche nel secolo scorso, incisivamente, tanto da Giuseppe Medici quanto da Manlio Rossi-Doria nel merito delle indagini conoscitive e propostive sui problemi delle acque, della difesa del suolo e di salvaguardia-valorizzazione della montagna tanto nel segno produttivistico quanto del degrado ambientale.
Oggi si tratta, consapevolmente, di promuovere e avviare un mirato impegno comunitario per una “nuova ruralità” si dice – verso il sociale e il lavoro – mediante il possibile rilancio multifunzionale dell’impresa agroforestale e degli allevamenti nell’epoca della globalizzazione.
Rilancio che contribuisca sia a rendere funzionale il riscatto del “senso comunitario del luogo rurale smarrito” e sia alla riemersione di un’agricoltura, forestazione e allevamenti – produttivistici e di servizi sociali locali – che favoriscano e promuovano inserimenti lavorativi, essenzialmente, di persone svantaggiate in contesti non assistenzialistici ma – ripeto – più che produttivi e guidati, preferibilmente, da giovani imprenditori agricoli.
Condividendo la Idea Giusta di Green-Go, Cooperativa Quadrifoglio, ritengo anch’io che con la nuova ruralità e l’avvio promozionale dell’agricoltura sociale si debba superare la “idea di sociale” come spazio di sola assistenza perchè, impiegando e valorizzando compiutamente tutte le risorse potenziali e disponibili dell’agricoltura, della selvicoltura e della zootecnica appare possibile anche progettare e proporre attività e servizi in risposta alle esigenze locali (azioni terapeutiche, educative, ricreative, di inclusione sociale e lavorativi, nonchè, servizi utili per la vita quotidiana comunitaria).
Così operando la nuova impresa agricola, boschiva e degli allevamenti – multifunzionale – integrata, implementata e partecipata dall’impegno e il lavoro del “comparto sociale” potrebbe – in parte – sia autoalimentarsi che autofinanziarsi e reinserire, peraltro, nel bilancio economico dell’impresa gli aiuti che pubblicamente potrà riceve per cura e assistenza di persone a bassa contrattualità di lavoro (persone con handicap fisico o psichico, psichiatrici, dipendenti da alcool o droghe, detenuti o ex detenuti).
Inoltre, la nuova impresa di agricoltura sociale, può estendere la sua multifunìzionalità verso fasce di popolazione ( agriassistenza agli anziani e agriasilo ai bambini ) qualora territorialmente fosse carente l’offerta di tali specifici servizi.
Ristrutturare e recuperare o indirizzare verso una nuova ruralità sociale significa, innanzitutto, “fare impresa” con le proprie multifunzionali attività produttive agricole, forestali e degli allevamenti, tutelando l’ambiente e valorizzando il territorio.
Le esperienze ad oggi conosciute, ammirevoli socialmente, pur definite di agricoltura sociale sono state limitate all’inserimento di persone svantaggiate ed a creare le cosiddette “fattorie didattiche” rimanendo circoscritte nell’encomiabile “circuito del sociale” che è, certamente, economia sociale e non profit.
La nuova legge n. 141/2015 offre un salto di qualità all’esercizio dell’agricoltura sociale assegnandola agli imprenditori agricoli sia in forma singola o associata e alle Cooperative Sociali il cui fatturato, derivante dall’esercizio delle attivita agricole, sia prevalente rispetto al comparto del sociale.
Ecco quindi, la possibiltà di ricostruire una “filiera” integrata tra il settore agricolo-forestale-allevamenti e il comparto sociale in un contesto economico reddituale d’impresa non profit che non è l’antitesi della sostenibilità economica dell’impresa, ma solo un modo diverso di distribuire e riutilizzare le plusvalenze dell’ attività complessiva imprenditoriale.
Come rileva e sottolinea chiaramente la Cooperativa Quadrifoglio – che collabora con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino e il CREA per la ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria – il “non profit non vuol dire perdita di esercizio” ma condivsione dei profitti. E il non profit non può prescindere dal fatto che deve agire in una realtà di mercato e che le attività svolte devono avere una loro sostenibilità economica.
La Ciociaria, tra Roma e Napoli, rappresenta un sistema unitario territoriale ricco di storia, di tradizioni e cultura, di elementi di ruralità e paesaggistici – montani e collinari – che sono beni primari fondamentali – da recuperare e ristrutturare – per la ripresa delle attività agricole-forestali e degli allevamenti integrati e favoriti dai requisiti prossimi previsti dall’agricoltura sociale.
Sono e saranno, unitariamente, attività socialmente avanzate attraverso anche la contestuale integrazione lavorativa di soggetti svantaggiati, con l’avvio di una nuova e giovane imprenditorialità agricola, multifunzionale, che nella gestione attenta dell’impresa non potranno – utlizzando parte delle misure del PSR Lazio 2014-2020 – non favorire anche il rillancio di un ricercato e attrezzato tipico turismo rurale, escursionistico ed enogastronomico, degustabile e godibile, in terra di Ciociaria.
Frosinone, 7 ottobre 2015
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