sanguealladiaz 350 260

sanguealladiaz 350 260di Chiara Di Pofi* – “Non pulite questo sangue”. E’ oggi che si ricorda il molteplice susseguirsi di orrore e violenza commesso da alcuni gestori dell’ordine e della giustizia.
Siamo a Genova, è la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, ci troviamo nella scuola “Diaz”, nel quartiere di Albaro, dove manifestanti e giornalisti autorizzati, si erano accampati per la notte dopo i cortei svolti da parte di persone provenienti da tutto il mondo, in relazione al fatidico incontro tra gli uomini più potenti.

Non intendo raccontare avvenimenti già più volte narrati e sigillati tra pagine di giornali e fascicoli, bensì semplicemente esprimere un giudizio sull’accaduto e magari portare alla riflessione persone che spesso preferiscono ignorare qualche fatto, pur di mettere a rischio le proprie convinzioni.
Premetto di esser stata da “sempre” a conoscenza di ciò che successe quella notte, ma non sono mai stata in grado di comprenderlo fino in fondo…
Dopo le mie recenti scoperte, sono riuscita a mettermi nei panni insanguinati delle persone che vissero quella terribile esperienza senza poter, in alcun modo, neanche immaginare di salvarsi. Nei panni di chi ha sperato si fermasse il tempo, mentre guardava la persona dinanzi a sé sdraiato a terra nel proprio sangue e un uomo in divisa con il bastone alzato che adesso guarda verso di lui. Nei panni di chi veniva continuamente colpito, ma nonostante questo non si pentiva delle sue scelte e delle sue azioni. Nei panni di chi chiedeva pietà, senza essere ascoltato, senza ricevere uno sguardo. E nei panni di chi sperava di morire, pur di non subire tanto dolore… tra quegli indumenti macchiati anche di sudore e lacrime, non si sente solo odore di rabbia e sofferenza, ma anche quello di delusione.. delusione nei confronti di chi ci spinge a rispettare svariate regole, senza essere neppure in grado di rispettare la vita che si ha di fronte. Senza possedere moralità o un reale senso di giustizia.
Come si possono mettere sullo stesso piano i vetri a terra di una finestra o le fiamme di un auto che brucia e la vita di un uomo? Un bambino ne vedrebbe le differenze.

Vorrei anche mettere in evidenzia la netta differenza tra i manifestanti pacifici e quelli che, dopo essersi intrufolati tra questi, hanno creato confusione al punto di dare forma a forti avversità tra forze dell’ordine e manifestanti. Naturalmente io ho conosciuto e seguito i dettagli della notizia, tramite giornali, testimonianze e video, senza vivere il tutto in prima persona, ma a mio parere, e sottolineo “a mio parere”, potrebbe esserci la possibilità che qualcuno volesse ciò che è accaduto a Genova, tra le mura di quella scuola.
Detto questo mi piacerebbe farvi capire come il mondo e in particolare questi eventi, agli occhi di noi giovani, che non avendo troppi anni alle spalle siamo quasi del tutto privi di pregiudizi e ideali politici, appaiano puri e semplici da comprendere. Quanto questi possano segnarci e farci riflettere, poiché noi non giudichiamo una persona dalla divisa che o che non indossa, ma dalle azioni che compie.
Concludo chiedendo, ormai inutilmente, di non pulire quel sangue, così come chiedo a voi di non dimenticare ciò che accadde in quella lontana, ma non troppo, notte del 21 luglio.

*Chiara Di Pofi, studentessa dell’Anton Giulio Bragaglia di Frosinone.

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