di Alessia Lambazzi – Disoccupazione giovanile e precarietà. Questi i temi dell’incontro che ha avuto luogo il 14 luglio, dalle 10,00, presso la sede de “L’inchiesta” grazie ad Uniland Communication e al patrocinio della Consigliera di Parità della Provincia di Frosinone, Prof.ssa Fiorenza Taricone e del CUDARI, Università di Cassino e del Lazio Meridionale.
Gli esperti chiamati ad intervenire hanno tentato di far luce su un argomento tanto dibattuto attraverso la ricerca di risposte concrete, tutti essenzialmente d’accordo sulla necessità di un cambiamento all’interno del sistema politico. Ad aprire le danze è stato il Magnifico Rettore dell’Università di Cassino, Ciro Attaianese, il quale ha posto l’accento su tre punti principali. Prima di tutto un cambiamento di regole nel mercato del lavoro che dovrebbe mirare ad indirizzare i giovani, in secondo luogo un bilancio di competenze riconosciute dal sistema ed un necessario distacco dall’idea di posto fisso, condizione ormai difficile da raggiungere.
La proff.ssa Fiorenza Taricone, ha d’altra parte individuato un forte cambio di mentalità rispetto al passato. Se fino a qualche anno fa la possibilità di raccogliere i frutti di una vita di lavoro ha portato a quella che si definisce società del benessere, oggi la crisi ci mette di fronte ad uno scenario diverso, fatto di maggiori opportunità ma di una forte necessità di reinventarsi spesso d’imporsi, ma soprattutto d’informarsi. La crisi conduce sempre al cambiamento e rifiuta la staticità, pertanto anche Partiti e Sindacati devono riformarsi e valorizzare i giovani e le loro competenze.
L’avvocato e consigliere comunale con delega alle pari opportunità, Andrea Velardocchia, ha individuato nella politica dell’austerity una prima fonte di responsabilità della mancata crescita e della stagnazione in cui versa il nostro Paese. Lo Stato Sociale a questo punto dovrebbe farsi promotore di talenti e sfruttare la formazione di chi ha deciso di investire nello studio e nel lavoro pur consapevole del difficile cammino che lo aspetta.
Il professor Riccardo Finocchi, docente di comunicazione multimediale, ha fornito ai presenti un’analisi più dolce individuando innanzitutto una forte differenza tra disoccupazione e precariato. Il precario, che non è un disoccupato, dovrà essere un nuovo modo di attuare il lavoro spinto dalla passione e dall’energia come forze motrici. L’università non forma più élites culturali e la tecnologia cambiando il modo di vivere il lavoro porta con sé la necessità del riconoscimento di nuove professioni ma anche l’inserimento di nuove regole, lo snellimento della burocrazia e non da ultimo un sistema politico che sappia ripensare il lavoro. Nel mondo delle opportunità ognuno dovrà essere artefice, non impiegato del proprio destino.
In questa cornice di ottimismo un nuovo intervento della prof.ssa Taricone, mirato a scardinare una vecchiezza che investe il sistema a partire dal linguaggio, introduce Sergio Bianchi professore di economia che ha dipinto un quadro meno incoraggiante, ma allo stesso modo retto da un’oggettività. Il precariato risulta essere una conseguenza della precarietà in cui versa il nostro paese e si necessita un cambio di paradigma che secondo il docente in questo momento non risulta essere possibile. Viviamo in un mondo di risorse finite e non possiamo tendere ad una produzione infinita. L’Italia si trova davanti al superamento del fattore lavoro dal fattore capitale, insomma per utilizzare le parole di Marx, bisogna affrontare una crisi da sovrapproduzione e non da ultimo misurarsi con nuove potenze in espansione come la Cina e l’India.
In conclusione, Claudio Cola, Presidente Regionale Unione Ciechi del Lazio si è soffermato sulla problematica causata dalla chiusura di istituti per disabili e sulla formazione di nuove professioni ancora sconosciute o poco valorizzate come il tiflologo incaricato di occuparsi del piano educativo dei bambini non vedenti. La persona disabile è in grado di lavorare come gli altri ma oggi, lo sviluppo di nuove tecnologie, ha portato alla scomparsa di professioni tipicamente svolte dai non vedenti come il centralinismo e le forme di lavoro incentrate su marketing e comunicazione, mancano di fatto di corsi che permettano ai disabili di ottenere spazi.
L’incontro, come ricorda il vicedirettore de “L’inchiesta” Rita Cacciami, è mirato a promuovere un dibattito proficuo tra pubblico ed esperti e la volontà del giornale è quella di affiancarsi alla carta stampata che non è destinata a scomparire a favore della tecnologia.
Domande e testimonianze dal pubblico hanno fornito altri spunti di discussione come la necessità di rendere il sistema statuale più snello a causa delle elevate tassazioni imposte alle imprese o quella di ottenere visibilità investendo su sé stessi non pensando il mondo solo sotto il profilo dell’economia ma ricordando, come afferma il professor Finocchi, che la guerra politica e filosofica contro le banche si sta perdendo ed il capitalismo può essere salvato con il diritto al lavoro.
Degna di nota la testimonianza del professor Tomasso volta a sottolineare l’importanza di spingere i giovani ad appropriarsi del proprio futuro e a credere nelle loro idee, auspicando ad un miglioramento della burocrazia in modo da permettere l’apertura di nuove imprese. Secondo il docente bisogna produrre per creare ricchezze ed evitare così che le migliore menti del nostro paese fuggano all’estero dove non ci si fa pregare per ottenere fondi e soprattutto credibilità.
Un’ultima domanda incentrata sulla necessità di aiutare i giovani a pensare in modo più ampio partendo dal fatto che la nostra politica economica è legata a quella dell’Europa, ha sollevato il problema più dibattuto sollecitando una risposta da parte della prof.ssa Taricone. Risulta necessario formare un’educazione ed una coscienza diverse riformando le scuole ed istituendo nuove identità morali nonché nuove professioni. I giovani devono evitare l’acquiescenza quando si lotta per un futuro migliore ed attivarsi. La tecnologia non deve educare soltanto al culto dell’immagine ma anche ad orientamenti diversi.
A conclusione dell’evento l’intervento di Stefano Di Scanno, direttore de “L’inchiesta” il quale ha affermato la vicinanza al territorio come missione del giornale che mira a diffondersi senza mai dimenticare le proprie radici di appartenenza.
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