di Ignazio Mazzoli – “Era il 1942 in Gran Bretagna quando Lord William Beveridge, un liberale, teorizzò il reddito minimo”. Con queste parole si avvia un interessante documento edito da “Possibile Frosinone” con il titolo “Reddito Minimo Garantito: il Lazio non può più aspettare”.
C’è da prendere atto che da quando il Comitato Promotore Vertenza Frusinate ha inserito nella sua Piattaforma di obiettivi, il rifinanziamento delle Legge Regionale 4/2009 che prevede un sostegno ai senza lavoro e a chi sopravvive con un reddito insufficiente, la discussione sulle misure legislative di questo genere ha ripreso slancio. Bisogna riconoscere subito che si trovano certamente molte orecchie disponibili a condividere l’opportunità di interventi di sostegno ai disagiati e questo conforta e conferma che la l’obiettivo posto è credibile, utile e non demagogico.
Il problema che ora si pone è come passare dalle parole ai fatti. Infatti chi è disoccupato ritiene una legge di tal fatta, misura urgente, anche se non l’unica, per poter continuare a sperare di avere il tempo per trovare una nuova occasione di lavoro, in piena coerenza con l’impostazione di “Reddito minimo” quale strumento che permette di passare dalla precarietà alla flessibilità e possibilmente alla stabilità, attuando percorsi di riqualificazione professionale nei momenti di inattività. Tutti costoro sono sostenuti dall’Articolo 4 della Costituzione che ci dice come “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.
Andando alla ricerca di quanto sia stata e sia ampia la proposta legislativa in termini di politiche di sostegno al reddito minimo abbiamo trovato non poco, ma anche uno stagno di inattività. Le emergenze prodotte dalla crisi, ma non solo, anche il buonsenso che preesisteva ad essa, hanno certamente ispirato le proposte di legge che giacciono in Parlamento e le sperimentazioni tentate in alcune Regioni.
La Regione Campania con il suo Reddito di Cittadinanza è stata la prima regione ad introdurre uno schema di contrasto della povertà; Basilicata, Friuli Venezia Giulia hanno adottato provvedimenti simili anche se con nomi diversi: il reddito di base per la cittadinanza (RdB), l Programma di promozione della cittadinanza sociale (Pcs). Pure il Lazio, con la Giunta Marrazzo, nel 2009 istituì il Reddito minimo garantito. Altre iniziative sono in corso nelle Marche, in Calabria, in Lombardia il Reddito di cittadinanza è realtà tanto che il governatore della Regione Roberto Maroni assicura: “Abbiamo risorse adeguate, non sarà provvedimento una tantum, il via a ottobre”. C’è iniziativa, d’altronde l’Unione Europea prevede fondi a favore dell’inclusione sociale e contro la povertà che Belgio, Francia, Germania, Danimarca, Irlanda, Spagna, Gran Bretagna utilizzano. Tuttavia, qui, non si vedono risultati.
Non è una osservazione di oggi. già nel 2009 “Veneto Lavoro” (www.venetolavoro.it) così si spiegava questo vuoto. I provvedimenti del genere hanno «Tratti in comune e criticità. Le esperienze finora attivate sul versante del contrasto alle situazioni di povertà si sono mosse lungo logiche in parte assimilabili (…). Sembra rilevante soffermare l’attenzione sui seguenti aspetti: – la definizione dell’accordo politico si è sempre rivelata arriva(re) a fine legislatura (Campania, Friuli V.G., Lazio, perfino il Rmi a livello nazionale) aggiungendo alle incognite sulla continuità del finanziamento quelle legata alla continuità di disegno politico; c’è scarto tra le ambizioni di far agire questi interventi all’interno delle politiche attive prevedendo forme di sussidio abbinate ad azioni di inserimento sociale e lavorativo.»
In parole povere significa che si tratta di “provvedimenti manifesto” per imminenti elezioni (forse c’è sicuramente qualche eccezione, lo vogliamo sperare).
Il punto di forza per vedere risultati nelle azioni di inserimento sociale e lavorativo è la continuità delle politiche di sostegno (se cisi crede). Perciò ora non si può più giocare. Ha ragione il documento di “Possibile Frosinone”: «Non è più rinviabile riutilizzare quello strumento legislativo del 2009 per attivare un servizio di assistenza-sostegno intensivo per la ricerca di un’occupazione; attivare un servizio di formazione mirata all’occupazione effettivamente esistente nei settori (realmente) produttivi di imprenditoria pubblica (e privata).» A questa ferma presa di posizione aggiungiamo che non si possono attendere leggi quadro di riferimento nazionale. Il malato nel frattempo muore. Questa legge esiste e deve esser solo rifinanziata.
Abbiamo letto su L’Inchiesta, con piacevole sorpresa, dell’iniziativa unitaria fra la consigliera del Pd Daniela Bianchi e il gruppo del M5S per una mozione comune a tutela e valorizzazione delle Terme romane di Frosinone, volta a far prendere posizione al Consiglio regionale e incalzare enti preposti come Ministero e Soprintendenza.
Perché non estendere questa collaborazione per alla ricerca di migliorare la condizione di vita di migliaia di persone disagiate dalla mancanza di lavoro in questa provincia? Già in Friuli Venezia Giulia un’analoga volontà unitaria ha prodotto un buon risultato per una legge che istituisce il reddito di base per la cittadinanza (RdB) simile a quella che serve al Lazio e in primo luogo a questo territorio frusinate. Ci sarà la buona volontà?
14 luglio 2015
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