Vertenze nella crisi

vertenzenellacrisidi Ignazio Mazzoli – Un dialogo nuovo c’è, ma non basta, bisogna negoziare. Dopo le cronache di sabato 13 qualche considerazione sulla Giornata di Anagni per il Lavoro svolta il 12 giugno. Ha un importante valore politico la determinazione con cui il Sindaco Fausto Bassetta ha voluto far dialogare lavoratori in difficoltà e istituzioni per mantenere vivo l’interesse sulla crisi dell’occupazione.
Rispetto alla seduta di cui abbiamo già detto da queste colonne, sabato, il pomeriggio ha permesso di valutare meglio alcune considerazioni che riprendevano interventi della mattina molto pertinenti al tema della giornata “Prospettive di reindustrializzazione dei siti dismessi far incontrare prospettive di rilancio economico con le prospettive di rilancio occupazionale”.

Riguardo alla questione che potremmo definire di politica industriale il riferimento che non si può smarrire era stato posto da Sabatini, affermando che “le uniche ipotesi di lavoro serie di cui ci si occupa ora sono frutto delle proposte e delle lotte dei lavoratori, quali l’Accordo di Programma Anagni-Frosinone e il riutilizzo del sito ex-Videocolor”. E’ chiaro chi sono i veri interlocutori per ogni soluzione?

Questa affermazione la dice molto lunga sull’assenza di una politica industriale e sulla mancanza di progettualità nel Lazio e nel nostro Paese. Due questioni che avevano già impegnato il dire di Sandro Chiarlitti quando ha rilanciato con forza l’ampiezza del problema e la sua gravità economica ”115000 sono disoccupati e il reddito di tanti è crollato da 28000 a 9000 euro”, chiedendosi subito dopo “…cosa serve? Per fare che cosa? l’idea non c’è e mancano gli imprenditori” (non alla discussione ndr). Già sabato abbiamo riportato le importanti posizioni di tutti gli altri sindacati presenti, riprendiamo queste affermazioni perché pongono questioni che ci appaiono cruciali rispetto agli esiti dell’incontro. Infatti, insieme all’importanza di sapere che il 24 giugno saranno pronti i primi bandi della nuova programmazione regionale per 2,6 miliardi, cosa che consente di sperare in nuove condizioni per sostenere “morti e feriti sul campo”, come dice Orneli e insieme alla consapevolezza che i territori parteciperanno alla definizione dei bandi che li riguardano, cosa importante – pur se con un nome incomprensibile “Call fo Project” – altro non hanno in mano i disoccupati e i precari per l’immediato. Perché è chiaro che si tratta di progetti che andranno realizzati con i loro tempi come sarà per il recupero del sito ex-Videocolor.

L’assemblea era composta da una platea attenta di insoddisfatti e preoccupati che hanno saputo ascoltare e cogliere lo sforzo negli interventi dei rappresentanti eletti nelle Istituzioni, da Daniela Bianchi (PD), a Luca Frusone (M5S), a Nazzareno Pilozzi (PD) e allo stesso Francesco Scalia (PD) che altre volte è stato oggetto di tante contestazioni. Per la prima volta una volontà di impegno unitario, al di là delle bandiere, è stata espressa e ricambiata da una manifesta cordialità al termine della lunga giornata. Ma, come nascondersi che c’è un ostacolo ancora insuperato?
Tutta la giornata si è svolta in una condizione di evidente asimmetria: io, potere, ti ascolto, ma ho preso le mia decisioni e dall’altra parte, la rappresentanza di un popolo di 115000 disoccupati che non ha potere negoziale per ottenere risposte alle sue impellenti esigenze esistenziali se non in termini di tempi che non danno certezze. Per la serie: Ti prenoto la Tac fra 10 mesi e, però intanto, tu paziente puoi anche morire. Non scherziamo!

Onore a chi ci ha messo la faccia, ma che ne facciamo di chi non ce la messa? Grande la professionalità del dottor Paolo Orneli nell’esporre i provvedimenti adottati e bella l’umanità con cui ha compreso l’insoddisfazione e la rabbia. E’ il capo della Segretaria dell’Assessore allo Sviluppo e quindi non solo un funzionario in senso tecnico, ma la sua faccia in questo momento non basta. Non siamo più al punto delle presentazioni corrette ed esaurienti. L’emergenza vuole incontri dove ci sia una reale negoziazione e risultati concreti esigibili.
Mancano gli interlocutori. Perché non c’era l’Assessore Fabiani? Perché non si riesce a coinvolgere il presidente Zingaretti in modo che assuma impegni seri e vincolanti per tutta la sua maggioranza. E’ lui che volle evitare l’incontro del 4 maggio? Perché si continua a ripetere come un mantra che bisogna cambiare tutto e che il lavoro non lo creano le leggi ma gli imprenditori? Questo è un messaggio politico-ideologico subliminale che dovrebbe servire a disarmare ogni opposizione, ma genera invece subito l’interrogativo: si può mettere a punto uno Stato funzionale solo alle esigenze di una sua parte minoritaria di cittadini facendo subire agli altri le scelte di quella minoranza?

Ci sono tre quesiti che possono ottenere un risposta più rapida: 1) Quali tempi realistici occorrono per l’applicazione del contratto di ricollocazione e le varie procedure per la riattivazione al lavoro (le cose dette da Orneli e Bianchi ad Anagni) e per far ripartire Marangoni?; 2) Si può concertare con tutti i comuni di fare una mappatura dei disoccupati presenti sui loro territori per addivenire ad una forte riduzione fino all’annullamento, – nei casi più bisognosi – di tributi locali e analogamente con le grandi società che erogano servizi per quanto riguarda le bollette?; 3) Si può utilizzare la legge 4/2009 che prevedeva fino al 2011 135 milioni di interventi da impegnare verso disoccupate e disoccupati, inoccupati e precariamente occupati tra i 30 anni, compiuti, ed i 44 anni iscritti presso i centri per l’impiego, residenti da 24 mesi nella regione Lazio, aventi reddito annuo inferiore ad 8000 euro prendendo in considerazione di sottoporla rapidamente ad un tagliando che allunghi l’età dei beneficiari almeno fino a 55 anni?
Rammento, intanto a me che scrivo, che l’aspetto più qualificante dell’impegno in politica consiste nel saper rappresentare e quando serve, imporre, le sacrosante rivendicazioni di chi si rappresenta, il proprio territorio, le forze sociali di cui si vuol essere espressione. Non ci si può limitare solo a fare il percorso inverso di comunicazione e persuasione perché che i provvedimenti assunti in alto vengano accettati in basso, punto e basta.

 

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