frosinone serieA 350 260

frosinone serieA 350 260di Ivano Alteri – Dopo ottantasette anni di storia, per la prima volta il Frosinone Calcio raggiunge la serie A; ed è anche la prima volta nella storia del calcio che una squadra laziale, non romana, raggiunga la prima serie; e che il Lazio abbia tre squadre competitive a questo livello. La Ciociaria, dunque, assurge agli onori delle cronache regionali e nazionali con un’impresa storica e un esempio di eccellenza agonistica che le ristorano il morale e zittiscono, almeno per un po’, i suoi non rari detrattori (spesso interessati, ma non sempre ingiustificati). Non stupisce, perciò, che anche per chi non segua assiduamente il calcio, come nel nostro caso, questa meritata promozione sia ragione di entusiasmo e gioia.
Non entusiasma affatto, invece, vedere anche in quest’occasione la solita corsa a salire sul carro dei vincitori; e una ghenga di politicastri locali affrettarsi a farsi ritrarre giuliva con le immancabili due dita a V. Non ci aspettavamo di meglio; però l’avremmo sperato. L’ingresso in serie A, infatti, è un’occasione più unica che rara, di cui bisognerebbe approfittare per risollevare le sorti di un territorio che annaspa fra mille e mille difficoltà, che conta oltre centomila disoccupati su quattrocento ottantamila abitanti, che vede le nostre vecchiette rovistare tra i rifiuti in cerca di cibo come cani randagi, e i suoi giovani condannati all’unica prospettiva di cercarsi un qualche futuro altrove. Non vorremmo guastare la festa a nessuno, ma dopo il legittimo entusiasmo avremmo tutti bisogno di un’assunzione collettiva di responsabilità, soprattutto da parte di coloro che avrebbero la funzione di rappresentarci e guidare politicamente questa terra. Soprattutto ora, nel momento in cui ci ritroviamo squadernati sotto la lente d’ingrandimento dell’intero Paese.
È evidente, quindi, che avere una squadra di calcio vincente non basta, da sé, a risolvere i gravi problemi che ci attanagliano. C’è bisogno di molto altro, per risalire la china; di molti altri che sappiano mettere in campo le azioni più opportune. In particolare, riteniamo che il ruolo di principale protagonista della risalita dovrebbe spettare alla città di Frosinone, pur sempre capoluogo di questa provincia. Da qui dovrebbe partire l’inversione di rotta della politica, perché cessi d’essere causa di frammentazione e torni invece ad aggregare, senza per questo smarrire le ragioni dell’appartenenza politica. Al contrario, sembra invece che si voglia perseverare nella direzione della contrapposizione degli interessi, senza tentare minimamente di integrarli (o senza saperlo fare, che è peggio).
È il caso dello stadio Casaleno, da anni usato per le strombazzate pre-elettorali di tronfi e scoloriti candidati, ma ancora al di là da venire. Assediato dalla speculazione piuttosto che da tifosi e appassionati di calcio, esso è stato oggetto, ora come nel passato, di attenzioni indecenti e inconcludenti, che lo hanno ridotto ad un rudere prima ancora che fosse ultimato, sperperando colpevolmente milioni di euro. Ma ora che il Frosinone ha conseguito la sua storica promozione, che gli eventi hanno di nuovo e inesorabilmente anticipato le scelte della politica, che la realizzazione dello stadio ha assunto il carattere dell’urgenza, sembra che si possa fare anche peggio. La giunta Ottaviani, infatti, continua a perseguire la sua malsana idea di realizzarlo a scapito di altre opere, già finanziate in proprio e alcune già avviate, contrapponendolo ad esse come fossero nemici, e facendo così inimicare i diversi gruppi di cittadini, tutti portatori di diversi e legittimi interessi. Consideriamo che questa sia una condotta irresponsabile, per degli amministratori che si rispettino; tanto che neanche i soggetti più direttamente interessati, come la stessa società del Frosinone Calcio, riescono a condividerne il modus operandi.
Non condividiamo perciò l’euforia di chi già esulta per l’arrivo delle prime ruspe al Casaleno. La costruzione di “uno stadio purchessia” non è la soluzione, ma il problema. Così procedendo si continuerà a disgregare la città; anziché aggregarla, indurla a “fare squadra” e perseguire efficacemente l’obiettivo; come il Frosinone dovrebbe insegnare a Frosinone.

Frosinone 19 maggio 2015

Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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