Autori: Arch. Anita Mancini e dall’Ing. Antonio Olmetti – Il crollo del comparto edile, nel Lazio, ha probabilmente i numeri più impressionanti di qualsiasi altro settore interessato dalla crisi: Unioncamere ci informa che, nel Lazio, in cinque anni sono 70mila i lavoratori che hanno perso il lavoro, 5mila le aziende edili che hanno chiuso, e 400 mln di euro la “massa salari” persa. La crisi, per questo settore, è più dura che per molti altri. Forse varrebbe la pena di riflettere sul fatto che è come se fossero stati chiusi 35 stabilimenti FIAT, o 50 VideoColor.
Al presidente della Regione Nicola Zingaretti è stato chiesta da tempo l’istituzione dell’annunciato “Tavolo permanente di crisi del settore delle costruzioni”, ma di questi lavoratori a Zingaretti sembra proprio che non interessi ed ovviamente non c’è nessun sindaco delle nostre parti a pretendere che si faccia qualcosa, in Regione, a questo proposito.
La risposta che un sindaco può dare al problema è nel favorire una specifica formazione (o meglio aggiornamento formativo) dei lavoratori del settore e nella scelta e nella programmazione degli interventi pubblici, modulandoli in piccole e medie opere che diano la possibilità alle imprese del territorio di partecipare alle gare.
Se è vero che la più grande opera pubblica è la salvaguardia del territorio dobbiamo fare in modo che le nostre imprese edili acquisiscano il knowhow che consenta loro di partecipare ai lavori di questo tipo: ingegneria naturalistica ma anche ristrutturazioni ed efficientamento energetico ad esempio. Tali azioni vanno nella direzione della sostenibilità, cioè di uno sviluppo durevole: basta pensare che il settore delle ristrutturazioni rappresenta l’80% dei lavori edili che verranno eseguiti nei prossimi vent’anni.
Bisogna puntare ad un diffuso programma di opere medio-piccole; programma, questo, che può trasferire rapidamente sul territorio gli effetti positivi derivanti dall’attività prodotta. Queste opere, infatti, sostengono con più consistenza, rispetto a quelle grandi, le attività e l’occupazione dell’economia locale, assicurando una cantierizzazione rapida e veloci ricadute occupazionali. Manutenzioni ordinarie e straordinarie, efficientamento energetico, ristrutturazioni: sono queste le opere che garantiscono una ricaduta immediata sul disastrato settore edile. Le scuole, la rete viaria, la prevenzione del rischio sismico e del rischio idrogeologico sono prioritarie ed attraverso una oculata programmazione dei lavori pubblici possono avere una ricaduta economica sulle famiglie del comparto edile senza consumare altro suolo ed anzi, al contrario, provvedendo alla tutela del territorio ed alla sicurezza del patrimonio immobiliare pubblico.
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