Ci tengono a definirsi tirocinanti perché vengono retribuiti con soli 230 euro lordi al mese e ora dal 30 aprile scorso neppure quelli hanno. Sulla stampa, quella che si occupa di loro, non tutta, vengono definiti precari della giustizia, sono 37 e da 5 anni vengono utilizzati dal Tribunale e dalla Procura di Cassino.
Nel video che segue, in maniera asciutta e precisa, si descrivono puntualmente, soprattutto come espressione di altrettante famiglie che sono terribilmente in difficoltà perché prive del loro sostegno economico. Stiamo parlando di una delle manifestazioni più emblematiche di svalorizzazione del lavoro come si è affermata in questa società, anche nella pubblica amministrazione. Infatti si tratta di persone adulte che avevano tutte un lavoro “stabile” e l’hanno perso. In prevalenza le fabbriche dove lavoravano hanno chiuso i battenti. Queste donne e questi uomini si sono resi disponibili ad apprendere un lavoro diverso da quello che facevano, lo Stato li ha ritenuti e giudicati idonei e li ricompensa con 230 euro lordi al mese e di punto in bianco toglie loro anche quelli. Si tratta di impiegate e impiegati apprezzati con note di merito anche da giudici e procuratori con i quali lavorano quotidianamente nelle cancellerie del tribunale.
Colpisce sentire la loro testimonianza resa con saggezza, senza rabbia, ma con la determinata volontà di riprendere a lavorare insieme ai tanti caduti in disgrazia come loro. Un altro caposaldo di questa realtà territoriale che vuole rialzare la testa ed esigere il proprio diritto alla vita. Partiti ed eletti non siano sordi alle loro parole!
Non resta che ascoltarli (sono intervenuti nell’ordine: Maria Concetta Scaraggi, Sergio Di Gerio, Giovanna Petrillo, Ugo Cincis)
Una dichiarazione in video della Coordinatrice dell’Unione Precari Giustizia, Maria Concetta Scaraggi
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