di Ignazio Mazzoli – Oggi, giovedì 14 maggio, Luigi Carlini ex-Vdc, Augusto Cori ex-Vdc, Domenico Del Brocco Marangoni, Giulio Piroli ex-Vdc, Gino Rossi ex-Vdc, Maria Concetta Scaraggi ex-Tecna e precaria nel Tribunale di Cassino, Luca Spagnoli ex-Mersen, Ivano Testa ex-Ilva. Tiziano Ziroli ex-Conad, che hanno dato vita al “Comitato promotore della Vertenza Frusinate contro la disoccupazione e la precarietà” hanno presentato e fatto protocollare una richiesta d’incontro con il Presidente della Provincia, Avvocato Antonio Pompeo, che sin dall’assemblea svolta nelle sede del consiglio provinciale l’11 febbraio scorso aveva dichiarato la sua disponibilità ad affrontare i problemi che i disoccupati volevano affrontare con lui. L’avrà dimenticato?
In quell’occasione il Presidente Pompeo aveva di fronte prevalentemente lavoratori dell’ex-Videocon Oggi non è più così. C’è stata una svolta. Infatti nella lettera si può leggere: «Oggi pensiamo che questo appuntamento non sia più rinviabile, infatti vorremmo concordare insieme a lei come realizzare un tavolo, diciamo istituzionale, con sindacati partiti ed eletti nelle istituzioni regionali e nazionali e i sindaci dei comuni più toccati dalla crisi industriale e non solo, per trovare comportamenti e iniziative condivisi sul modo di fronteggiare questa emergenza occupazionale.»
La novità nasce il Primo Maggio a Isola del Liri quando, per la prima volta, è stato possibile ascoltare, dal palco di Cgil, Cisl e Uil una voce di quell’estesa fascia di popolo che in questa provincia non ha più lavoro. Gino Rossi, ex-Videocon, nei minuti concessi ha parlato in nome di tutti i disoccupati frusinati e di tutte le crisi aperte, ponendo 3 questioni fondamentali. Prima di tutto il rifiuto del silenzio, rivendicando il diritto a far conoscere questa drammatica situazione in cui si trovano 115000 ciociari con le loro famiglie; seconda questione la esplicita richiesta a tutti quelli che sono in sofferenza a non chiudersi, ma impegnarsi a partecipare in prima persona, insieme a tutti gli altri nelle loro stesse condizioni, ad ogni iniziativa utile e necessaria per cambiare questa situazione che deprime le famiglie e l’economia generale; terza questione l’inevitabilità di rivolgersi, in un paese democratico, alle Istituzioni perché svolgano il dovere di affrontare questa piaga e sanarla, operando nei tempi più rapidi per riaprire prospettive di nuova occupazione e risolvere i tanti casi di crisi trascurate. Rossi si è chiesto “perché altrove si trovano soluzioni e qui da noi tutte le situazioni di crisi finiscono in chiusure di aziende?”.
La disperazione è grande spesso si tramuta in rassegnazione, in altri casi in rabbia. No, non deve diventare rassegnazione, ma ritrovare i canali democratici per esprimersi senza diventare una platea d’indifesi facile preda di incontrollabili promesse in cambio di voti.
Oggi una richiesta sovrasta le altre. Conoscere la verità. Cancellate le ipotesi di nuovi insediamenti da mille e una notte (vedi Amazon) restano le faticose idee che in questi anni si sono messe in piedi: Accordo di Programma, imprenditori stranieri che attendono risposte che non arrivano, iniziative specifiche che anche la regione Lazio può intraprendere come fa altrove non dimenticando sempre e solo questa provincia e questo territorio. Due giorni fa leggevamo questa notizia su Il Fatto quotidiano. “Garanzia giovani, 83mila i ragazzi ‘aiutati’ E agenzie guadagnano su 500mila iscritti” (in Italia*). In Ciociaria c’è un detto tanto carino, ma soprattutto significativo “Chi se magna la ciammella e chi canta viva S. Rocco”. Ecco noi siamo quelli che cantano o meglio ascoltano tanti cantori.
Un problema abbiamo raccolto, per ora, e da qui vogliamo porlo a tutti nei partiti e nelle Istituzioni. A proposito di Accordo di Programma non si fa un passo avanti, ma si sente ripetere che ci sono solo due aziende, farmaceutiche (già perché solo loro possono investire le somme elevate rischieste dalla normativa che non si vuole modificare), che accoglierebbero, non si sa bene, fra 150 e 180 lavoratori. Un numero assai ridotto solo se si pensa agli ex-Videocon che, come tutti sanno, superano di molto il migliaio, ma, davvero, è una mollichina rispetto alla platea generale dei disoccupati. Certo nessuno di coloro che è in difficoltà pensa e neppure immagina e nemmeno sogna che lì, in quelle due aziende si debbano trovare soluzioni, ma di una cosa è certa: vogliono sapere chi e come farà le selezioni per occupare quelle decine di posti.
La mortificazione di essere dimenticati non può accompagnarsi all’oltraggio di sapere che qualcuno nel chiuso di alcune stanze decide “chi si e chi no” senza neppure che si conosca uno straccio di criteri. Ancora scottano le modalità di assunzione nell’ultima fase dell’esistenza della Videocon. Oggi non si possono esacerbare ulteriormente gli animi. Ecco la ragione della richiesta di un tavolo istituzionale: Verità e Chiarezza. Definire subito richieste, ipotesi di lavoro e metodi. Chiarezza di metodi. Nessuno vuole che si ripetano cancellazioni di impegni trasparenti come è avvenuto il 4 maggio scorso.
*Il grosso dei 1,5 miliardi stanziati finisce alle agenzie interinali (fino a 3mila euro a contratto) e alle aziende private (fino a 6mila). I ragazzi contattati sono solo 80mila, ma i compensi vengono distribuiti anche per quelli che si registrano e quelli presi a carico prima ancora che gli venga proposta un’opportunità di impiego. E questi sarebbero investimenti per l’occupazione?
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