di Giuseppe Sarracino – L’uscita di Pippo Civati dal PD accelera la riflessione, non sono per coloro i quali si rifanno alla sua area ma anche ai tanti iscritti ed elettori, circa la natura politica e ideale del Partito Democratico.
La vittoria di Renzi alle primarie ha imposto una profonda mutazione rispetto al Manifesto dei Valori del PD approvato il 16 febbraio del 2008. In poco tempo si è passati dalla vocazione maggioritaria come grande forza nazionale, “in grado di dare adeguate risposte ai grandi problemi del presente e del futuro” a un non meglio precisato Partito della Nazione; dall’esigenza di costruire un bipolarismo nuovo, fondato su chiare alleanze e non più su coalizioni eterogenee a un bipartitismo sancito dall’approvazione dell’Italicum.
Da un partito che pone come condizione prioritaria per il Paese, una svolta politica e morale a un partito che troppo spesso si presenta timido su tali argomenti (sottosegretari, formazione di liste elettorali).
Temi che sono carne e sangue di quel manifesto, che rappresenta la “Carta Costituzionale del PD” e che con troppo facilità sono stati ignorati in nome di un 40% di voti presi alle Europee. Anche se poi si dimentica con troppa facilità quella valanga di voti, oltre 700 mila, persi in Emilia Romagna.
Le stesse primarie, strumento di grande partecipazione democratica, che hanno consentito la vittoria di Renzi, sono state fortemente depotenziate o utilizzate spesso secondo le proprie convenienze.
Questo cambiamento profondo non può non porre una riflessione collegiale a tutti i livelli sulla natura dell’attuale partito democratico, se si vuole evitare che dopo Cofferati, Civati, continui l’uscita dal partito d’importanti, significativi e consistenti iscritti ed elettori.
A Frosinone la comparsa di Renzi quale segretario del partito ha improvvisamente convertito il gruppo dirigente locale verso la “purezza del renzismo”, abbiamo assistito a frenetiche gare pubbliche per aggiudicarsi il primato di chi era più, renziano, spesso più dello stesso Renzi. Ma nessun processo di rinnovamento concreto è stato avviato, al contrario abbiamo assistito a fatti gravi, come il rinvio continuo senza alcuna vera motivazione del congresso provinciale, l’elezione a presidente della Provincia di un sindaco del PD candidato in una lista contrapposta al partito e appoggiato dal centro destra, continue nomine in Enti importanti per lo sviluppo del territorio, decise dai soliti gruppi.
Il modo di gestire il Circolo del PD di Frosinone ha superato lo stesso ” manuale Cencelli” che a suo modo era rispettoso di tutte le correnti del partito, mentre in casa locale vige il non rispetto per quel 18% dei propri iscritti che avevano dato la loro piena fiducia alla lista ” Frosinone Possibilie”. Al congresso del circolo, dissi che ci saremmo aspettati una novità politica soprattutto nei metodi, come l’autorevolezza e l’indipendenza delle scelte politiche da qualsiasi ingerenza esterna al circolo, affermando allo stesso tempo il nostro contributo d’idee, competenze e proposte al segretario e al partito. Purtroppo assistiamo all’arroganza di una maggioranza che s’identifica in modo matematico con il 100% pur non rappresentandolo!
Sebbene tutto ciò, sono ancora convinto che nel partito esistono energie tali da poter avviare un vero “cambio di verso” nel e al Partito Democratico, con questo spirito mi appresto a partecipare all’incontro che la componente ” Frosinone possibile” terrà nei prossimi giorni.
Giuseppe Sarracino, Componente Direttivo Circolo PD Frosinone
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