greenact 350 260

greenact 350 260di Antonio Limonciello – Empty Green. Venerdì 8 maggio ho partecipato a un incontro PD sul Green Act. La prima cosa che ho pensato è che non mi trovavo in un incontro di tutto il Circolo ma di una sola componente. Poi ho chiesto informazioni e mi hanno detto che dell’iniziativa il direttivo non ne sapeva niente. La seconda cosa che saltava agli occhi era che il coinvolgimento dei cittadini non iscritti al PD si approssimava allo zero. La terza è che dai relatori non è uscita una, dico una sola proposta per Frosinone che andasse oltre il già detto e mai fatto. Mi aspettavo un’analisi puntuale dello stato dell’ambiente e ho sentito solo informazioni che viaggiano per i media.
Mi è stato detto che questo era solo l’inizio. Bene, ma molto strano, di tutti gli ambientalisti di Frosinone non era presente nessuno. Conoscendone credo che non diano alcun credito a un PD che si occupa d’ambiente.
E d’altra parte come si può essere credibili se non si parte da un’analisi critica dei quindici anni di nostro governo della città, quindici anni durante i quali tutti i parametri ambientali sono peggiorati!
Riducendo il problema ai due anni di Ottaviani, che pure va contrastato nei suoi progetti, si mette in opera una mistificazione dalla quale non parte nulla di buono, si accredita una sola idea: se andiamo noi al governo della città le cose cambiano!
Si? E in che senso se non è stata illustrata una sola idea sulla città?
A parole il “cacciatore” responsabile nazionale ambiente dice che ci vuole una rivoluzione culturale ( intanto lui va a spargere di piombo i terreni), nei fatti il solito blablabla.
Si cambia solo se tutti i cittadini cambiano stile di vita, solo se i cittadini stessi diventano custodi attivi del territorio che abitano, e un Green Act dovrebbe essere un progetto partecipato, …. ma nell’incontro non c’è stata una sola proposta di azione pubblica del PD!
Mi viene da dire, Green che?
Empty Green?

Alcune considerazioni dell’autore

Ancora. Ho sempre voluto dare un contributo al PD sulla costruzione di una visione della città, dunque sul suo assetto urbanistico e sugli interventi per una buona qualità ambientale. E non perché esperto di qualcosa ma per aver partecipato e così accumulato un insieme storico di creazioni di proposte civiche dal basso. Ma per la natura dei poteri nei partiti, anche quelli di sinistra, non è stato mai possibile. Per mia scelta, fin dalla nascita del PDS, chè del PCI non fui mai iscritto, non ho mai voluto propormi per far parte di gruppi dirigenti, ho sempre preteso di poter contare come semplice iscritto. E nell’ultima fase, pur avendo votato Civati, ho subito chiarito che non avrei fatto parte di alcuna componente. Ebbene, nel partito, il non far parte di alcuna tribù, vuol dire non poter svolgere un ruolo. Questo è il primo tragico, dico tragico, problema per chi si definisce “democratico”: il non poter contare in quanto persona, PERSONA QUALUNQUE come la definisce il filosofo Giorgio Agamben ne “La Comunità che Viene”. Nel PD, come del resto nelle altre formazioni politiche, si conta solo se si aggiunge un’attribuzione alla persona, Tizio ingegnere, Caio Professore, Sempronio di De Angelis, Piromallo di Scalia, ecc.. Io pretendo di poter contare come Antonio Limonciello e basta. Questo è il primo senso profondo che dovrebbe contraddistinguere un Partito Democratico.
Il secondo è il dare valore al merito anziché all’appartenenza, l’appartenenza è pre rivoluzione francese, il merito è post rivoluzione industriale. Ora davanti alla liquidità in cui siamo immersi, davanti all’incognito dello spazio globale, ci siamo rifugiati nel no-spazio offerto dalle reti, ma siamo smarriti, intimoriti, cerchiamo di fare tribù. Voglio dire che in questo spazio/tempo del “non siamo più – non siamo ancora” l’appartenenza a una tribù ci fa sentire protetti, e una componente nel PD è una tribù. Ma questo prefigura il ritorno alla pre rivoluzione francese e non un nuovo mondo. Non sto dicendo che sarà così, ma il rischio c’è. Non è Renzi il dittatore, ma siamo noi tremebondi a dargli deleghe su deleghe. A me fa tristezza lo stato del PD, e ormai so che il partito è da per tutto così, ed è così anche la sinistra fuori e dentro il partito. E’ il vedere il “dittatore Renzi” senza vedere noi che mi fa pena. Se noi occupassimo gli spazi di democrazia esistenti e aggiungessimo nuovi spazi non ci sarebbero pericoli. E invece noi mettiamo in piedi cordate verticali non comunicanti, abbiamo costruito un partito di scale da scalare, … per inginocchiarci davanti a chi sta in cima. Renzi, poverino, è una nostra creatura, a lui diamo le stimmate di quanto di noi non piace, ma che pure siamo e pratichiamo nelle segrete stanze. Meno male che Renzi c’è, come Silvio, certo, che gli italiani, anche di quelli di sinistra, possono essere molto peggiori di loro.

La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

 

Di Autore/i esterno/i

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.